Il Maggio di Fuortes con Jeanne Dark e biglietti già esauriti

“Macché solo sponsor, i problemi si risolvono attirando più pubblico”

Saranno tre donne le più diverse, Turandot, Tosca  e Jeanne Dark, la versione contemporanea e  tragicomica di Giovanna d’Arco, a rilanciare il Maggio musicale fiorentino.  Su un  palcoscenico che, a partire da quello super tecnologico e reale del teatro , tornerà a essere, come assicura il suo nuovo sovrintendente, Carlo Fuortes, “quel simbolo di straordinaria ricchezza musicale e culturale di cui non solo la città ma tutti gli italiani dovrebbero andare fieri. Un teatro di assoluto valore nazionale anzi internazionale, diverso da tutti gli altri teatri lirici italiani nati da una gloriosa tradizione sette-ottocentesca. Il  Maggio è  relativamente assai più giovane, nasce nel 1928 e nel’33 inventa una forma di Festival a quei tempi totalmente innovativo, che accosta la musica contemporanea alla grande tradizione, forma allora sbalorditiva e poi copiata a livello mondiale tanto che oggi, dopo cento anni, la usano tutti i Festival europei e oltre” .   

L’ex ad della Rai, e ex sovrintendente dell’Opera di Roma oltre che ex direttore del Parco della musica e, tra le altre cariche,  anche ex commissario al Petruzzelli di Bari e all’Arena di Verona, il quale avverte di “essere venuto a Firenze per restare”, dichiara il valore e l’appartenenza a tutti del teatro del Maggio giovedì 11 luglio,  nella conferenza stampa sull’86* Festival del Maggio fiorentino che andrà in scena da questo 13 aprile al 13 giugno, inaugurandosi sabato 13 alla presenza del ministro della cultura Giuseppe Sangiuliano con un concerto diretto da Daniele Gatti. Un Festival, dimagrito dall’emergenza economica appena superata e da affrontare ancora con prudenza, in cui però significativamente si torna al ruolo peculiare del Maggio di proposta contemporanea, tramite la rappresentazione in assoluta anteprima mondiale, il 14 maggio, della Jeanne Dark di Fabio Vacchi, commissionata e poi cancellata per pandemia nel 2020. Mentre  Fuortes ha già dichiarato, appena nominato, di voler conservare l’originale e tradizionale struttura del teatro, messa a soqquadro ultimamente dall’ex sovrintendente Alexander  Pereira, con una normale stagione durante tutto l’anno da cui si discosta e ci si distingue con il Festival di primavera-inizio estate per cui il sovrintendente punta anche a possibili finanziamenti ad hoc da parte del ministero. 

Fuortes parla dell’imminente apertura del Festival e del generale rilancio del Maggio in teatro, in una cerimonia di resurrezione  più che una semplice conferenza stampa sul Festival, visto che la Fondazione del Maggio ha rischiato un anno fa il fallimento, dopo avere passato vari anni complessi e essere stata infine affondata dalla grandeur senza evidenti e utili ritorni di Pereira. È  stata poi recuperata in dodici  mesi di assiduo e ottimo lavoro, come tutti gli riconoscono, dal commissario straordinario Onofrio, detto Ninni, Cutaia che, con il sostegno straordinario di 8 milioni  versati dai soci pubblici fondatori, ha sanato i debiti,  messo a posto le casse e disegnato una programmazione 2024 di guerra e rigore, tuttavia di un certo valore, compreso, appunto, questo 86* Festival. Dopodiché Fuortes,  pur continuando per ora a tenere un profilo basso per non disarticolare di nuovo l’appena affrontato riassesto economico, ha deciso di arricchirla nella stagione generale da settembre in poi di altre tre opere di repertorio. Per adesso non annunciate,  ma che saranno Butterfly, Traviata e Il  barbiere di Siviglia

In modo da “ripartire, tramite una programmazione quinquennale a valore internazionale con un 2025 di svolta assai implementato di aperture di sipario e un 2026 a regime ”.  Ambedue le stagioni verranno annunciate entro luglio.

A dare risalto alla cerimonia di rilancio del teatro, accanto a Fuortes anche il presidente della Toscana, Eugenio Giani, il sindaco della città e presidente della Fondazione del Maggio, Dario Nardella, i due direttori musicali, il principale, Daniele Gatti e il direttore emerito, l’ amato Zubin Mehta che, tra i tanti teatri frequentati, dichiara di avere nel cuore in particolare quello del Maggio e dove, aggiunge con un sorriso tra l’arguto e l’ affettuoso, “ho avuto dal 1962 a oggi 16 sovrintendenti”. Quelli vanno e vengono, lui resta. Quanto resterà anche Gatti non si sa, essendo che già per lui si prevede un futuro alla Scala quando Meyer sarà sostituito come sovrintendente da Fortunato Ortombina, adesso alla Fenice di Venezia. Interrogato, Gatti elude: “ Io ora ho un contratto a Firenze e parlo del Maggio”. Ma la Scala, si sa, non si rifiuta e dunque il Maggio avrà il problema di nominare un nuovo direttore principale all’altezza dell’attuale. Come ci si domanda già se Fuortes avrà un direttore artistico, e chi.

 Ma torniamo alle tre donne del festival. Due coprono il rito delle celebrazioni pucciniane dell’anno in cui ricorre il centenario dalla morte. La prima è Turandot nella ormai storica ma ancora scintillante e sfarzosa regia di Zhang Ymou che debutta il 21 aprile diretta da Mehta che con emozione dichiara: “Non dimenticherò mai le nove serate del 1998 a Pechino con  ogni volta 4 mila persone a applaudire nella Città proibita”. La seconda è una nuova versione di Tosca spogliata del sapore troppo facilmente popolare, “pur popolare rimanendo –  come dice l’attore e regista Massimo Popolizio  che ne fa la regia – ma più raffinata a partire dalla sostituzione con marmi delle decorazioni barocche”. Tosca andrà in scena dal 24 maggio in poi. Come   anticipa ancora Popolizio, “si ispira al Il conformista di Bertolucci e sottolinea tutto il potere, l’erotismo, il sesso, la violenza, la spiritualità, la morte, il sadismo di Scarpia, che ci sono nell’opera”.

Della Pulzella d’Orleans in chiave eroicomica parla Vacchi, autore, insieme al librettista Stefano Jacini , della nuova opera “per divertirsi e per pensare”,  come definisce la sua Jeanne Dark. “Un’opera tragicomica – spiega – che ha un finale assai diverso da come ci si aspetterebbe, ispirata a un poema eroicomico di Voltaire, ovvero a quell’illuminismo che segna la nascita della modernità”. Dopodiché i concerti tra cui spiccano, tra gli altri, quelli di Gatti, di Riccardo Muti con i Wiener Philharmoniker, di  Myung- Whun Chung e di Mehta che chiude il 13 giugno.

Trionfante Fuortes di tutti i biglietti già esauriti per il concerto inaugurale e per tutte le recite di Turandot. Essendo, quello del pubblico da tornare ad affascinare, soprattutto a livello internazionale,  il problema più importante delle recenti difficoltà economiche  del teatro ma che negli ultimi tempi, ovvero tramite il lavoro del commissario Cutaia , è , secondo il nuovo sovrintendente,  assai migliorato. Certo però siamo ancora molto lontani dalle potenzialità e le necessità di un enorme teatro come il Maggio quando, dichiara Fuortes, “per risolvere il problema economico la chiave non è, come si tende sempre a dire, quella di riuscire a aumentare  le sponsorizzazioni. Abbiamo fatto uno studio e un benchmark con gli altri teatri da cui risulta che il Maggio è il secondo o il terzo con più sponsorizzazioni dopo la Scala. Il vero nodo sta nell’aumentare la produzione e la vendita di biglietti ”. Sfatando così quel mito per cui era stato chiamato in città Pereira come cacciatore di sponsor, il quale alla fine ne ha anche trovati pochi, e invece ha tralasciato qualsiasi operazione simpatia a cominciare dall’innalzare consistentemente e  immediatamente il costo dei biglietti.  Riportati subito a valori più ragionevoli da Cutaia. Ma sul problema della crescita di pubblico c’è ancora da lavorare, lo sa bene Fuortes.

In foto Daniele Gatti

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