Firenze – Preparare il sistema idrico ai cambiamenti climatici, rendere le infrastrutture più moderne e sicure e utilizzare innovazione e digitalizzazione per conoscere sempre meglio reti e territorio. È questa la sfida che attende il servizio idrico nei prossimi anni e sulla quale anche le aziende toscane sono chiamate ad accelerare. Una sfida che trova una cornice nazionale nel “Patto per la Resilienza idrica” promosso da Utilitalia, presentato in occasione del Festival dell’Acqua e sottoscritto da 64 aziende che complessivamente servono quasi 42 milioni di abitanti, il 71% della popolazione italiana. Tra le aziende firmatarie, anche le imprese toscane associate a Confservizi Cispel Toscana, quali Acque (presidente Simone Millozzi), Acquedotto del Fiora (presidente Roberto Renai), Asa (presidente Stefano Taddia), Nuove Acque (presidente Carlo Polci) e Publiacqua (presidente Nicola Perini, presidente anche di Confservizi Cispel Toscana). Presente alla firma anche Jessika Roswall, Commissaria Europea per l’Ambiente e la Resilienza Idrica.
Il documento mette al centro sei direttrici per il futuro del settore: gestione industriale, digitalizzazione, aggregazioni, integrazione del ciclo dell’acqua, diffusione di una nuova cultura della risorsa e valorizzazione del ruolo dei gestori come “sentinelle territoriali”. «Il Patto pone al centro una parola, resilienza, che per noi significa soprattutto capacità di prepararci oggi ai cambiamenti di domani – dichiara Roberto Renai, Coordinatore Acqua di Confservizi Cispel Toscana –. La crisi climatica ci sta mettendo di fronte a fenomeni sempre più estremi e alternati: periodi di siccità prolungata e scarsità della risorsa convivono con precipitazioni intense ed eventi alluvionali. Non possiamo limitarci a gestire le emergenze quando si presentano: dobbiamo costruire un sistema capace di prevenirle e affrontarle. In Toscana abbiamo aziende solide, competenze industriali e una governance che negli anni ha consentito di programmare e realizzare investimenti importanti. Adesso dobbiamo fare un ulteriore salto di qualità: accelerare sul rinnovo delle reti, sulla digitalizzazione e sul monitoraggio delle infrastrutture, aumentare la capacità di accumulo della risorsa e lavorare sempre più sul riuso e sull’economia circolare dell’acqua. Tutto questo richiede investimenti e una programmazione di lungo periodo».
Per Renai, centrale è anche il ruolo che i gestori possono svolgere nella conoscenza e nella tutela del territorio: «Mi convince molto la definizione contenuta nel Patto delle aziende idriche come “sentinelle territoriali”. Chi gestisce ogni giorno acquedotti, fognature e depuratori possiede una conoscenza capillare del territorio e dei suoi cambiamenti. Questo patrimonio di dati, professionalità e competenze deve diventare sempre più uno strumento a disposizione delle istituzioni e delle comunità. L’acqua – conclude Renai – non è una risorsa infinita e il cambiamento climatico ci impone di superare definitivamente l’idea che possa esserlo. La resilienza non si costruisce soltanto con nuove opere e nuove tecnologie, ma anche attraverso una diversa cultura della risorsa. Il Patto promosso da Utilitalia indica una direzione chiara: come sistema toscano dei servizi pubblici siamo pronti a fare la nostra parte».