Energia: stop di Berlino alla transizione all’idrogeno nei trasporti

Bloccati dal governo tedesco tutti gli incentivi per la ricerca sul settore

Per il ministro dell’economia tedesco si tratta del “più grande programma economico d’impulso per la Germania e per l’Europa”. Robert Habeck, il ministro del partito dei Verdi, spinge per realizzare la strategia nazionale per l’idrogeno, decisa dal governo della grande coalizione nel 2020, attualizzata nel 2023. L’idea di base è creare una Germania con impatto climatico zero entro il 2045 – uno dei punti fondamentali della politica ambientale tedesca.

La prima tappa è il 2030. La strategia prevede per quella data la generazione e il trasporto di idrogeno, ma anche l’uso, soprattutto nei trasporti. L’obiettivo di togliere dalle strade camion con scarichi tossici che danneggiano l’ambiente e mettere quelli “puliti” con serbatoi di idrogeno “verde” però non decolla. Entro il 2030 la riduzione delle emissioni di gas serra nei trasporti deve essere abbassato al 42 per cento rispetto al 1990, così si legge nella strategia attualizzata.   

A febbraio il ministero del trasporto a Berlino ha fermato improvvisamente tutti gli incentivi per la ricerca sul settore. Ci sarà una revisione interna di ogni progetto, così il portavoce del ministero guidato dal liberale Volker Wissing. La stampa tedesca ha saputo che dietro ci stanno dei sospetti di favoritismo e clientelismo all’interno del ministero.

La notizia è stata allarmante per il settore coinvolto. L’industria sta facendo ricerche da anni, esistono già i primi prototipi di camion che vanno sulla base di idrogeno, esiste pure una prima stazione di servizio adatta per l’idrogeno. Ma se ora il governo blocca i soldi per gli industriali – fino a che non saranno chiariti in modo definitivo i sospetti all’interno del ministero – tutto si ferma.  

“Tanti progetti sono a rischio a essere cancellati”, ha dichiarato Thomas Bareiß, portavoce per la politica dei trasporti della CDU, che sta all’opposizione. Si tratta di tanti soldi. „Adesso abbiamo la conferma nero su bianco: il ministero dei trasporti silenziosamente sta dicendo addio alla strategia nazionale per l’idrogeno”, così Bareiß. Bisogna però precisare che ben cinque ministeri sono coinvolti nella strategia, dall’economia fino alla tutela dell’ambiente.

Bareiß guarda anche alla concorrenza internazionale: „Mentre il Giappone, la Cina e gli USA rafforzano in modo massiccio l‘uso dell’idrogeno come energia nei trasporti, il governo tedesco esce da questa tecnologia del futuro.”

Per Alexander Maier, amministratore delegato del gruppo industriale MaierKorduletsch, la situazione è grave. Manca la previdibilità, ha detto al quotidiano economico Handelsblatt: „Se la certezza della pianificazione viene a mancare, non ci saranno più investimenti. Se non abbiamo più la sicurezza di avere soldi durante i progetti in corso ci vorrà tantissimo tempo per riguadagnate fiducia.”

Il governo conferma la strategia nazionale. Ma altri due problemi non aiutano a trovare una soluzione a breve termine: gli obblighi di risparmio per il bilancio, innnazitutto. La Germania, come altri paesi in UE, deve risparmiare e quindi ogni domanda di spesa viene valutata tra volte fino all’OK. Un esempio: la domanda di costruzione di impianti di elettrolisi.

Il secondo problema sta nella tecnologia stessa: l’idrogeno non è una risorsa che si trova in natura, ma deve essere prodotto. Per via di elettrolisi deve essere estratto da molecole d‘acqua, usando energie, quindi ci sono delle spese e delle problematiche nella produzione e nel trasporto. Solo se per la produzione viene usato energia rigenerativa diventa un prodotto veramente ecologico.

La Germania non può produrre abbastanza idrogeno “verde”. Non c’è abbastanza energia rinnovabile.  Ecco perchè un capitolo della nuova strategia nazionale prevede una nuova strategia di importazione di idrogeno.

E fino al giorno in cui ci sarà abbastanza energia rigenerativa, la Germania per un periodo di transizione ha bisogno di centrali elettriche a gas per chiudere al più presto possibile le centrali a carbone dannosi per il clima. Queste centrali elettriche a gas poi dovrebbero essere convertiti in centrali a idrogeno. E siccome le centrali a gas sono pensate soltanto per il periodo della transizione, per la loro costruzione devono essere sovvenzionate dallo Stato. Aiuti della Stato che devono essere autorizzati dalla Commissione Europea.   

A parte il momentaneo stop agli incentivi ci sono dunque tanti altri ostacoli, per cominciare dai costi.

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