Energia: Baker Hughes aiuta gli inglesi a catturare l’anidride carbonica

Nuovo piano di investimenti in buona parte dei suoi stabilimenti italiani

Mentre il dibattito si concentra sul pericolo sempre più allarmante in Italia della deindustrializzazione a vantaggio di un terziario povero, mentre si punta più su una crescita “estensiva” di basso valore e a bassa retribuzione invece che ad alto valore aggiunto e più alta retribuzione  (vedi il recente Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana, che in realtà parla di Italia e anche di Europa, presentato a Firenze presso l’Istituto Universitario Europeo), esistono in Italia anche esempi di industria che investono e assumono puntando sulla ricerca, lo sviluppo, la tecnologia, la transizione energetica.

  Baker Hughes – Nuovo Pignone annunzia un nuovo piano di investimenti in buona parte dei suoi stabilimenti sparsi per l’Italia, da 300 milioni e 300 nuovi posti di lavoro altamente specializzati, principalmente negli ambiti della produzione, della ricerca e dello sviluppo. L’azienda che si occupa di tecnologia al servizio dell’energia dichiara che “l’espansione del business contribuirà a soddisfare la crescente domanda di soluzioni tecnologiche per la produzione di energia sicura, accessibile e sostenibile per i progetti globali in cui l’azienda è coinvolta”. Annunzia anche che “gli investimenti si concentreranno sui siti produttivi dedicati alle soluzioni per il mercato del gas naturale e delle nuove energie, tra cui l’idrogeno”.

 La multinazionale texana Baker Hughes (business in 120 paesi e 58.000 dipendenti)  ha il suo quartier generale per la turbomachinery, ossia le macchine per l’energia, in Italia, tramite i suoi 8 stabilimenti BakerHughes – Nuovo Pignone sparsi dal nord al sud del paese, che sommano 6.600 dipendenti tra Firenze, dove è il cuore della ricerca, la progettazione, la realizzazione di macchine all’avanguardia, e Avenza, Bari, Casavatore, Massa, Talamona, Vibo, Cepagatti. Dice di se stessa: “Siamo un’azienda al servizio dell’energia e dell’industria che progetta, produce e fornisce soluzioni tecnologiche all’avanguardia, rendendo l’approvvigionamento energetico più sicuro, più pulito e più efficiente per le persone e per il pianeta”. In soldoni, un’ industria tecnologicamente avanzata che punta sulla transizione.

 Il nuovo investimento prevede, per gli impianti produttivi di Firenze, Massa e Avenza, un aumento di capacità produttiva delle turbine NovaLT, l’acquisto di nuovi macchinari e nuovi banchi prova dove testare le macchine e l’integrazione di robotica e intelligenza artificiale ai processi produttivi, oltre ad attività di ricerca per il continuo sviluppo tecnologico delle turbine  e dei compressori. Gli investimenti sugli impianti di Bari e Talamona intendono aumentare le linee produttive e integrare tecnologie innovative per aumentare efficienza e sostenibilità delle attività industriali,  oltre a specifiche attività di ricerca e sviluppo. A Vibo Valentia continuano gli investimenti avviati. 

Lavoratori e sindacati, ancorché apprezzino il programma, vogliono però assicurazioni puntuali e concretezza. Dichiara Daniele Calosi, coordinatore nazionale Baker Hughes per la Fiom-Cgil: “Come Fiom-Cgil, tuttavia, chiediamo di rafforzare ulteriormente gli impegni per garantire uno sviluppo industriale più solido. Occorre aumentare la quantità economica degli investimenti annunciati e sottoscrivere un accordo, come già avvenuto in passato, che stabilisca in modo chiaro quantità, qualità, allocazione e tempi di verifica dell’investimento. Quanto al lavoro, accogliamo con favore i 300 nuovi posti di lavoro previsti, ma invitiamo l’azienda a mantenere un confronto costante con il sindacato anche sulle sfide poste dal nuovo scenario geopolitico, che desta una certa preoccupazione”.

 Intanto la tecnologia sviluppata dall’azienda in Italia fa sì che Baker Hughes – Nuovo Pignone sostenga l’Inghilterra nel processo di decarbonizzazione. Ovvero nella lotta alla CO2, contribuendo così alla strada della transizione ecologica che purtroppo da noi sembra scivolare in secondo piano. L’azienda si è recentemente aggiudicata un contratto da parte di Saipem per la fornitura di tecnologia di compressione dell’anidride carbonica (CO2) destinata al progetto di cattura e stoccaggio (CCS) della medesima da parte di Eni nella Baia di Liverpool. Baker Hughes consegnerà a Saipem un totale di tre treni di compressione dell’anidride carbonica ad alta efficienza, basati su compressori centrifughi e motori elettrici, oltre ad un gearbox Lufkin Gears, capolavori di raffinate tecnologie ideate, progettate e realizzate dal Nuovo Pignone che già dalla fine degli anni ‘60 è all’avanguardia nella produzione di compressori di CO2 a media-alta pressione e ancora oggi è leader nelle applicazioni ad alta portata, tramite un  procedimento che parte dalla sintesi dell’urea e che è ideale per l’iniezione dell’anidride carbonica e quindi per la transizione energetica.

In Inghilterra l’intero pacchetto di compressione progettato in Italia sarà utilizzato   per la reiniezione della CO2 sviluppata nei processi industriali dell’energia in siti da dove non potrà uscire e nuocere: un progetto strategico che avrà un ruolo chiave nello sviluppo energetico sostenibile dell’industria britannica. Con il contributo dei suoi compressori, Baker Hughes –  Nuovo Pignone supporterà il processo di altissima tecnologia  battezzato CCUS (Carbon Capture, Utilization and Storage), ovvero la cattura dell’anidride, il suo diverso utilizzo oppure il suo stoccaggio in luoghi sicuri impedendole di navigare nell’atmosfera come uno dei principali gas climalteranti. Di questo ultimo processo usufruirà Saipem per convertire un impianto tradizionale di compressione e trattamento gas nel Galles del Nord in una moderna stazione elettrica di compressione di CO2 che verrà permanentemente stoccata in giacimenti esausti offshore situati sotto la baia di Liverpool. Il contratto Baker Hughes – Saipem costituirà l’infrastruttura centrale del progetto HyNet Cluster, uno dei più avanzati al mondo per il trasporto della CO2 dai vari impianti di cattura presenti nel Nord Ovest dell’Inghilterra e nel Galles del Nord verso uno stoccaggio sicuro e permanente come quello nei giacimenti esausti di gas naturale di Eni, localizzati, appunto, sotto il fondale marino della baia di Liverpool.

 «Siamo orgogliosi di supportare Saipem ed Eni con le nostre tecnologie di compressione avanzate e collaudate in un progetto strategico che favorirà lo sviluppo energetico sostenibile del Regno Unito attraverso la decarbonizzazione dell’industria – dichiara Alessandro Bresciani, Senior Vice President Climate Technology Solutions di Baker Hughes – Siamo impegnati a offrire soluzioni tecnologiche che rendano sostenibili i progetti di cattura della CO2, nella convinzione che la CCUS svolga un ruolo chiave nello sviluppo energetico sostenibile”.

 E in Italia?  In Italia, dove pure esistono le competenze di filiera per la realizzazione di progetti CCUS, dalla cattura di CO2 alla disponibilità di giacimenti esausti, siamo ancora indietro. A chi giustifica il ritardo obiettando che in realtà l’unica soluzione sono le fonti alternative e che il CCUS è solo fumo negli occhi  per prolungare l’uso di quelle tradizionali, risponde il presidente Nuovo Pignone – Turbomachinery & Process Solutions, Baker Hughes, Paolo Noccioni: “La transizione energetica è un percorso. Un percorso di lungo periodo che ha fatto molti progressi negli ultimi  5-10 anni ma che ha bisogno di un’ulteriore accelerazione per raggiungere gli obiettivi di impatto-zero. Mentre lavoriamo sulle nuove soluzioni energetiche per il futuro, nell’immediato servono soluzioni per aumentare sempre più l’efficienza, perché per almeno i prossimi 30 anni i combustibili fossili continueranno a giocare un ruolo importante per soddisfare la domanda globale di energia e l’intera filiera dell’energia deve muoversi in modo coerente” .

 In realtà il fatto è che in Italia abbiamo le tecnologie CCUS  ma c’è ancora un vuoto normativo che impedisce di usarle. Adesso sull’argomento è appena uscito un nuovo studio del ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) che definisce il CCUS come lo strumento chiave verso la neutralità climatica, parla di un sottosuolo italiano che sarebbe capace  stoccare tra 1 e 5 giga tonnellate di anidride carbonica e indica come prossimi i primi passi lo sviluppo di un quadro normativo. Finalmente, viene da pensare. Vediamo. Peraltro le direttive europee obbligano allo stoccaggio entro il 2030, cioè domani.

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