L’importanza dell’educazione nelle scuole per la prevenzione della violenza resta una delle principali sfide della nostra società. La sua funzione infatti appare centrale per formare una cultura di rispetto e comprensione, anche perché attraverso di essa non solo si insegnano agli studenti valori come il rispetto e l’empatia, ma anche perché aiuta a riconoscere i segnali della violenza e ad agire di conseguenza. Quindi le scuole, laddove promuovono programmi di prevenzione, contribuiscono ad attivare una delle prime linee di difesa per una società più consapevole e libera dalla violenza.
Questo perché,oggi, le scuole non sono soltanto luoghi nei quali i giovani studiano e imparano,ma anche ambienti in cui essi convivono, sperimentano relazioni e gestiscono conflitti. E da una prima indagine pubblicata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sulle iniziative promosse dalle scuole secondarie di secondo grado per il contrasto alla violenza contro le donne e per l’educazione alle relazioni i pareri emersi sono stati più che positivi. Un progetto che ha coinvolto istituti di tutto il Paese,e che ha mostrato quanto significativo sia stato l’impegno della scuola italiana su un tema di grande valore civile e sociale. A cominciare dall’adesione 2.322 scuole statali, pari all’86,7% del totale delle scuole secondarie di secondo grado, che hanno partecipato all’indagine, confermando una forte e costante attenzione della scuola verso i temi della parità, del rispetto e della prevenzione della violenza sulle donne.
Quasi il 97% ha avviato durante l’anno scolastico attività all’interno delle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, per sensibilizzare al rispetto delle donne, o durante le ore di lezione (87,4%), oppure come iniziative extracurricolari (12,6%),laboratori, seminari, gruppi di discussione, performance artistiche e campagne di sensibilizzazione. A conforto
una serie di importanti indicatori che hanno mostrato che gli studenti che partecipano ai programmi di educazione sulla prevenzione della violenza acquisiscono una maggiore consapevolezza del problema e di conseguenza sono meno inclini a comportamenti violenti. Dunque la scuola come presidio educativo e culturale entrambi pilastri per l’educazione al rispetto e alle relazioni nel contrasto alla violenza sulle donne
Chiediamo alla parlamentare Stefania Ascari, componente della Commissione Giustizia e Antifemminicidi, prima firmataria della Legge Codice Rosso su violenza di genere, il suo parere in proposito.
“I dati diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito confermano ciò che da tempo sosteniamo, l’educazione affettiva funziona. Quando le scuole affrontano apertamente i temi del rispetto, del linguaggio, delle relazioni e della parità, i risultati sono concreti, più consapevolezza, meno violenza.
Il fatto che nel 68,5% degli istituti si registri una maggiore attenzione ai comportamenti relazionali e una riduzione di episodi di bullismo e violenza di genere dimostra che la prevenzione passa attraverso la conoscenza. Parlare, educare, coinvolgere, queste sono le vere armi contro la violenza.
È fondamentale che la scuola diventi il luogo in cui si fornisca un alfabeto gentile delle emozioni, la capacità di riconoscerle, di nominarle, di gestirle e di trasformarle in empatia e rispetto. Senza questa consapevolezza emotiva, ogni relazione rischia di diventare terreno di incomprensione o di sopraffazione.
Questi dati smentiscono chi considera l’educazione affettiva un tema secondario o, peggio, ideologico. Non si tratta di imporre visioni o modelli, ma di costruire una cultura del rispetto che salvi vite, che impedisca che la violenza si radichi nei comportamenti quotidiani.
Per questo non bisogna frenare, ma rafforzare questi percorsi. Ogni scuola deve poter contare su risorse, formazione e sostegno per continuare a promuovere un’educazione che metta al centro la persona, la libertà e la dignità. Perché la vera sicurezza nasce da lì, da una generazione che sa amare senza possedere, rispettare senza temere, convivere senza violare”.