Donald: il teatro d’impegno civile secondo Stefano Massini

Dopo Lehman Trilogy, lo scrittore completa la storia del capitalismo Usa

Ipse Dixie, dove ipse è l’ego smisurato di Donald J. Trump e Dixie è il tipo di band che Stefano Massini ha introdotto nel monologo teatrale sull’uomo super biondo e dal tocco d’oro, come il re Mida che però finì per odiare il metallo giallo e il dono avvelenato di Zeus che lo faceva morire di fame. “Donald” è “la storia molto più che leggendaria” dell’ascesa, caduta e resurrezione gloriosa di “un Golden Man” che in questo momento può decidere dei destini del mondo e lo fa con la disinvoltura dell’uomo d’affari che è stato operato dell’ultimo scrupolo all’età di dieci anni, e che ha fatto sua ragione di vita la ricchezza spropositata e il potere assoluto (e li ha raggiunti).

Un super magnate che ha saputo riprendersi dalle cadute puntando sempre più in alto: fisicamente con la Torre di tremila metri quadrati, alta 202 metri, con vista su Manhattan e socialmente con una montagna di denaro e con il potere politico. E quelli che restano sul campo? Gli sconfitti delle sue battaglie? Le “formiche” che lui osserva compiaciuto dall’alto? Ebbene, si dividono in due grandi categorie: quelli che gli affidano ciecamente il raggiungimento della felicità, che sono i più, e quelli che lo considerano un personaggio pericoloso per l’uso cinico degli strumenti della comunicazione. Per essere insomma uno dei falsi profeti della post verità. Al termine del primo mandato alla Casa Bianca il Washington Post aveva calcolato in più di 30mila i messaggi falsi o manipolatori che erano usciti dai media da lui controllati.  

Le bugie sono tali solo se non ottengono l’effetto desiderato, ma se servono per convincere o costringere l’interlocutore a cedere alle sue richieste contengono per così dire una loro particolare moralità che sta nel riconoscere la grandezza e l’invincibilità del Supremo finora “beneath the skies”, al di qua dei cieli, ma chissà se un giorno potrà esserlo “beyond”, al di là. A questa prospettiva Donald ha manifestamente dedicato la sua esistenza.  

Nella pièce teatrale che sta facendo il giro d’Italia, diventata con lo stesso titolo un libro di Einaudi,  che reca in copertina la capigliatura bionda oro di Trump stilizzata, Massini ci aiuta con grande efficacia letteraria e sperimentato istinto di uomo di teatro a conoscere e a capire come tutto ciò sia stato possibile.

Non c’è stato alcun bisogno di ricorrere ad alcun armamentario satirico e  caricaturale, né licenze poetiche né tanto meno interventi romanzati per raccontare la vita di Trump nato alle 12:37 del 14 giugno 1946 in una villetta a Wareham Place nel Queens, da madre scozzese (McLeod) e padre tedesco (Drumpf, americanizzato in Trump, “mi inventai che eravamo svedesi, se eri svedese non ti sputavano addosso”). Lo stesso protagonista dell’epopea immobiliare-finanziaria, infatti, ha raccontato la sua storia “come fosse un’agiografia” nelle puntate di The Apprentice.

Massini l’ha fusa in un testo teatrale nel quale ha fatto tesoro di una grande cultura teatrale con riferimenti alla migliore letteratura popolare americana, alla drammaturgia d’oltre Atlantico ma anche a Becket, Sartre e John Bernard Shaw.

Ci sono alcune soluzioni nella struttura del racconto molto efficaci, come quella di scandire al minuto i momenti salienti della sua vita, perché “è stato calcolato che l’esistenza di un essere umano la fine si gioca in un totale di dieci minuti”, che sono “la somma di quei piccolissimi attimi fondamentali  in cui accade qualcosa, in cui intuisci, qualcosa, in cui capisci qualcosa, in cui decidi qualcosa”. Donald” è il racconto della “storia di quei dieci minuti nella vita di un grande re leggendario”.

Quegli attimi nei quali il bimbo-uomo d’oro coglie i meccanismi superficiali e profondi del potere: “alle 16.21 esatte di un pomeriggio splendido di sole  Donald J. Trump conosce d’un tratto tutto insieme il perimetro di campo della parola potere”.  E comincia a sentire che al tavolo da gioco dove tutti siamo perdenti, “a un certo punto senti distintamente che tu solo non sei più un perdente e che la mano è tua”.

Colpi di fortuna e ritirate, bancarotte e trionfi, dal piazzista di trilocali alla Trump Tower, la storia del tycoon è come un otto volante, “un racconto non lineare pieno di incoerenze e di asimmetrie”, spiega l’autore, che si conclude all’inizio del nuovo millennio, quando il Golden Man in crisi vede la possibilità di scendere in campo (frase preferita da un miliardario italiano suo antesignano , che ne sia stato anche un modello?) e correre per la Casa Bianca che conquisterà nel 2017.

Nel presentare il suo ultimo lavoro Massini ha sottolineato “l’importanza di una drammaturgia che stia nel proprio tempo. Si potrebbe aggiungere, con parole antiche, che la sua opera è l’ultimo aggiornamento di un teatro di impegno civile che si propone di contribuire alla presa di coscienza delle storture e dei pericoli ai quali il mondo va incontro se vengono meno valori e regole che equilibrano e tengono insieme le comunità di uomini liberi.

Dopo Lehman Trilogy, che si fermava agli anni 60, con “Donald” il drammaturgo porta a compimento la sua visione del capitalismo americano, puntando il dito sulla finanziarizzazione incontrollata dei rapporti economici, sociali e umani, sviluppando unpotenziale che crea enormi disuguaglianze e la distruzione sistematica delle basi della pacifica e solidale convivenza civile. “Una finanza che rifiuta i perimetri e che, anzi, li percepisce come una forma di debolezza“.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Educazione antiviolenza, le scuole in prima linea per la prevenzione

Educazione antiviolenza, le scuole in prima linea per la prevenzione

Stefania Ascari: "Amare senza possedere, rispettare senza temere"

Succ.
Brandimarte, una storia d’argento e di famiglia

Brandimarte, una storia d’argento e di famiglia

Presentato il libro che ripercorre una memoria intrecciata fra arte, aneddoti e

You May Also Like
Total
0
Condividi