Tentiamo il punto e azzardiamo, visto che nessuno lo fa, alcune previsioni. Andiamo con ordine.
Il movimento/partito di Grillo ha mostrato con le Quirinarie buona parte dei suoi limiti. La tanto decantata democrazia diretta ha lasciato il passo ad altre più pragmatiche esigenze. E’ evidente come l’uso della rete abbia in realtà portato a un processo decisionale assolutamente arbitrario. Resta però il fatto che il messaggio grillino arriva comunque forte e chiaro al suo elettorato: il web e l’energia pulita sono temi che fanno presa. Messaggi semplici e diretti che raccolgono larghi consensi soprattutto tra i giovani sotto i trent’anni, in buona parte insensibili a ragionamenti più articolati.
Dunque, con buona pace di Berlusconi e dei suoi sondaggi, tornare alle elezioni entro luglio premierebbe comunque Grillo, i cui elettori non sembrano in grado di comprendere ed afferrrare i limiti del movimento.
Il Pd dopo la non vittoria di Bersani ha perso il suo collante e mostra chiaramente le sue divisioni. Bersani non cede, spinto dai suoi che temono di perdere tutto, e cerca di imbarcare i giovani turchi, anche loro spaventati dalla prospettiva di passare dalla prima fila alla quarta o quinta. I popolari hanno chiaramente fatto i loro distinguo e la stessa cosa ha fatto Renzi, che comunque ha dimostrato di essere un leader buono per il presente e per il prossimo futuro. I montiani hanno un chiaro problema di prospettive mentre il Pdl, vivo grazie all’immortalità di Berlusconi, ha a sua volta mandato segnali: accordo o elezioni che, ripetiamo, porterebbero con grande probabilità a un successo di Grillo. Giocano un ruolo anche Lega e Fratelli d’Italia ma di contorno. Questa situazione ha solo una soluzione: un punto di equilibrio che accontenti tutte le forze politiche tradizionali, lasciando a Grillo il ruolo di spettatore critico. Per non tornare alle elezioni, scenario che comincia a essere sgradito alla gran parte dei parlamentari, occorre che l’accoppiata Presidenza della Repubblica e Governo accontenti tutti, perché è sufficiente che una sola componente si sfili (popolari, renziani, montiani etc) per far precipitare tutto. E’ chiaro che tutto questo ragionamento non ha niente a che vedere con le sorti del Paese ma solo il possibile sviluppo del quadro politico nel brevissimo termine. Allora ci sbilanciamo nella definizione del punto di equilibrio più probabile, che è ciò che riteniamo possa più facilmente avverarsi. Il primo tassello riguarda la presidenza. D’Alema può funzionare e vediamo perché risolve le ansie di Bersani e Berlusconi ma, questo è inaspettato, anche di Renzi, che sarebbe incaricato di formare il governo. Sempre seguendo il manuale Cencelli più che mai utile , si dovrà poi riequilibrare e dare soddisfazione al resto dei partiti tradizionali in tutte le loro componenti. Fantapolitica? Non proprio…