Corsa all’oro delle Terre Rare: la vita dell’IA comincia nelle miniere

L’Europa è dipendente dalla Cina per circa l’80% di questi minerali strategici

È la Cina il Paese più ricco di Terre Rare, il minerale salito alla ribalta internazionale con l’avvento di Trump alla Casa Bianca. Pechino possiede un terzo delle riserve mondiali che superano 44 milioni di tonnellate cubiche. Un vero e proprio tesoro che si traduce in una produzione di oltre il 60% del fabbisogno globale. Ed è proprio questo primato che turba il sonno del presidente americano. Anche perché le Terre Rare, dette anche “minerali tecnologici”, sono fondamentali nelle più avanzate produzioni ad alta tecnologia finalizzate all’Intelligenza artificiale.

Siccome gli Stati Uniti sono ben lontani dalla Cina, pur essendo il secondo produttore al mondo, con poco più del 15%, si capisce perché Donald Trump, appena insediato, sia si sia messo subito a cercare questi minerali con la stessa bramosia dei suoi antenati quando attraversavano il Klondike negli anni della Corsa all’oro. Quei pionieri avidi di ricchezza erano disposti a tutto per accaparrarsi i giacimenti migliori. Trump si muove con lo stesso impeto. Prima, la dichiarazione di volersi accaparrare la Groenlandia, poi il ricatto all’Ucraina. Perché proprio questi due Paesi hanno nel sottosuolo enormi bacini non sfruttati di Terre Rare. Così estesi da poter rimettere in sostanziale equilibrio gli Stati Uniti di fronte all’attuale strapotere delle Cina. La competizione con gli Usa riguarda anche il primato del più grande bacino al mondo. Secondo alcune ricerche questa supremazia spetta ancora alla Cina, con le miniere di Bayan Obo nella Mongolia. Secondo altri, invece, il più grande deposito al mondo di Terre Rare è la Miniera di Mountain Pass, nel sud della California a 85 chilometri da Las Vegas.

Visti i campi strategici di applicazione, si comprende meglio perché, per cercare di riequilibrare lo strapotere della Cina, Trump sia così attivo con modalità così aggressive. Secondo il Servizio geologico americano (Usgs), la Groenlandia potrebbe perfino scalzare la leadership cinese nella produzione di Terre Rare, in un ristretto lasso di tempo. Per quanto riguarda l’Ucraina, invece, il World Economic Forum ha prodotto un report in cui si attesta l’esistenza di 20mila depositi minerari di 116 tipi. Per esempio, nel sottosuolo ucraino si troverebbero 500mila tonnellate di litio non sfruttato, materiale essenziale per la produzione di batterie ricaricabili utilizzate nei veicoli elettrici. La quantità stimata rappresenta un terzo delle riserve europee e il 3% di quelle mondiali. Non ci sono cifre ufficiali sui depositi di Terre Rare, ma secondo uno studio delle Nazioni Unite all’Ucraina si può attribuire il 5% delle riserve globali.

Così, di fronte all’Ucraina sottoposta da tre anni ad un’aggressione militare tenace e crudele come quella della Russia, il Paese leader dell’Occidente, gli Stati Uniti, ha contrabbandato senza scrupoli la continuità del sostegno a Kiev in cambio di un valore per circa 500 miliardi in Terre Rare estratte dai giacimenti dell’Ucraina. È il do ut des che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha sbattuto in faccia a Zelensky. Accordo che pareva fatto prima della sfuriata ormai celebre più consona ad una sala da biliardo che non allo Studio ovale della Casa Bianca. Ma il patto sui minerali è ancora possibile. In attesa della firma, gli Stati Uniti hanno interrotto gli aiuti militari a Kiev, tanto da connotare la vicenda più che come un accordo diplomatico, seppure difficile, come un vero e proprio ricatto.

Per comprendere meglio la competizione geopolitica in corso, è utile un identikit delle Terre Rare, definite anche con l’acronimo REE (Rare Earth Elements). Si tratta di 17 metalli presenti nella tavola periodica degli elementi chimici. Ne fanno parte lo scandio e l’ittrio, e i cosiddetti lantanidi, e cioè: lantanio, cerio, praseodimio, neodimio, promezio, samario, europio, gadolinio, terbio, disprosio, olmio, erbio, tulio, itterbio, lutezio. Nomi suggestivi, che potrebbero star bene in una saga fantasy. In realtà le Terre Rare hanno ben poco di immaginifico, ma posseggono proprietà conduttive uniche e per questo sono indispensabili nell’industria elettronica, in quella militare e aereonautica, in particolare per la produzione dei droni, e nell’industria tecnologica. Per costruire uno smartphone ci vogliono oltre 60 minerali. In particolare, le Terre Rare servono per la colorazione degli schermi e per l’operatività touch screen.

Neodimio, disprosio, europio e itterbio sono gli elementi utilizzati per lo sviluppo di dispositivi avanzati. In particolare, nel campo dell’intelligenza artificiale, neodimio e disprosio permettono la creazione di processori e sensori più efficienti, essenziali per l’elaborazione di grandi quantità di dati. Inoltre, migliorano i sistemi di archiviazione e la velocità della memoria, elementi chiave per l’evoluzione dell’IA. Nella computazione quantistica, itterbio e disprosio sono impiegati per realizzare qubit più stabili e resistenti alle interferenze, migliorando le prestazioni dei computer quantistici. Quello dell’informatica quantistica, finalizzata a ottenere computer intelligenti, è un nuovo terreno di competizione per le big tech: l’ultimo annuncio è di Microsoft, con il modello Majorana 1. L’itterbio gioca un ruolo nella trasmissione sicura dei dati quantistici, influenzando il futuro della sicurezza informatica.

La posizione dominante di Pechino su questi minerali tecnologici consente alla Cina di imporre blocchi o limitazioni all’esportazione di Terre Rare a tutto il mondo occidentale, condizionando il mercato e rendendo chiara a Stati Uniti e Unione Europea una situazione di latente dipendenza quanto mai pericolosa visto il quadro geopolitico mondiale. Così, mentre Trump si è messo a dare spallate in giro per il mondo per trovare nuovi depositi di approvvigionamento, la Commissione Europea, sin dal 16 marzo 2023 con l’emanazione del “Critical Raw Material Act”, ha cercato di correre ai ripari. La normativa punta a “garantire catene di approvvigionamento sicure e sostenibili per il futuro verde e digitale dell’Unione europea”, attualmente dipendente dalla Cina per circa l’80% di Terre Rare. Il testo definitivo adottato nel marzo 2024 individua due elenchi di materie (34 critiche e 17 strategiche) che sono fondamentali per le transizioni verde e digitale nonché per l’industria della difesa e dello spazio. Il regolamento sulle materie prime critiche stabilisce tre parametri di riferimento per la copertura del consumo annuo di materie prime dell’UE: il 10% da estrazione in territorio europeo; il 40% da trasformare nell’UE e il 25% da materiali riciclati; la dipendenza da ogni singolo Paese produttore non potrà superare il 65% per ogni materia prima critica.

È un Regolamento difficile da mettere in pratica vista la situazione geopolitica globale, ma alla normativa dell’Unione Europea va riconosciuto il merito di porsi almeno degli obiettivi in chiave di sostenibilità. Perché, se è vero che intorno alle Terre Rare si gioca la nuova Guerra Fredda, bisogna essere consapevoli che si tratta anche di una guerra sporca. La crescente domanda di Terre Rare ha infatti un forte impatto ambientale. La loro estrazione rilascia sostanze tossiche che inquinano ecosistemi e minacciano la salute umana.

La situazione è ben rappresentata da un saggio di Vincenzo Pisani, Coordinatore dei Progetti di Ricerca della Fondazione Leonardo, pubblicato sul sito della Fondazione il 4 dicembre 2023. Scrive tra l’altro Pisani, in merito all’estrazione e alla lavorazione delle Terre Rare: “Il processo per ottenerle e trattarle è molto costoso e articolato: non essendo metalli puri, non si trovano in alte concentrazioni nelle rocce e sono difficili da separare. Per estrarle si usano solventi organici, separazione magnetica o temperature intorno ai 1000 gradi. Metodi che, secondo una ricerca del Trinity College di Dublino, sono molto inefficienti e aggressivi per l’ambiente. Spesso, più del 50% delle terre rare si perde infatti nel processo di separazione. Secondo l’Associazione cinese delle Terre Rare – si legge ancora nel saggio di Pisani – per ogni tonnellata di metalli rari estratti, vengono scartati tra i 9.600 e i 12.000 metri cubi di rifiuti sotto forma di gas, a loro volta contenenti polveri concentrate, acido fluoridrico, anidride solforosa e acido solforico. Inoltre, si producono circa 75 metri cubi di acque reflue acide e una tonnellata di rifiuti radioattivi”

Kate Crawford, che ha scritto uno dei pochi libri che cercano di documentare le procedure materiali per giungere alla creazione dell’intelligenza artificiale, dal significativo titolo “Né intelligente, né artificiale – Il lato oscuro dell’AI” (Il Mulino 2021), così sintetizza la sua ricerca condotta in anni di esplorazioni in tutto il mondo: “Le catene di approvvigionamento dell’intelligenza artificiale iniziano nelle miniere, con lavoratori sottopagati che estraggono minerali rari, cobalto, litio e altri materiali dal suolo. Questi diventano quindi l’hardware su cui fanno affidamento i sistemi di intelligenza artificiale che sono profondamente materiali. Ma gli immaginari a essi legati sono eterei: visioni di codice immateriale, matematica astratta e algoritmi nel cloud. Al contrario, l’intelligenza artificiale è fatta di minerali, energia e grandi quantità di acqua. I data center generano un calore immenso che contribuisce al cambiamento climatico e la costruzione e il mantenimento dell’intelligenza artificiale dipendono dalla manodopera sottopagata nel Sud Globale. In questo senso, come in molti altri, non c’è nulla di artificiale nell’intelligenza artificiale”.

Total
0
Condivisioni
Prec.
Teatro, torna la Festa di San Miniato ed è subito grande spettacolo

Teatro, torna la Festa di San Miniato ed è subito grande spettacolo

Zingaretti recita "Autodifesa di Caino", testo mai rappresentato di Camilleri

Succ.
L’arte del collezionare: grandi opere al Mart di Rovereto

L’arte del collezionare: grandi opere al Mart di Rovereto

Due mostre basate su due collezioni e un focus su un’artista contemporaneo

You May Also Like
Total
0
Condividi