Corradini, Ferrari e la Pd: purga democratica

La vicenda di Franco Corradini finisce nel più inglorioso dei modi, per tutti: la cacciata dell’assessore dal tempio della politica, dall’eden della pubblica amministrazione. Dopo una campagna elettorale border-line durante la quale Corradini aveva sparato un po’ disperatamente sulla cooperazione (da cui proviene) e su Delrio (della cui giunta è stato assessore) rinnegando il proprio passato in nome di un incerto sol dell’avvenire, ahilui rivelatasi una supernova, il reggente Ugo Ferrari gli ha strappato di dosso le deleghe alla Coesione sociale, così come sinistramente richiesto da qualche collega di giunta ed espressamente da qualche giornalista il cui quadro psicologico andrebbe approfondito nelle università scientifiche. Con la rievocazione-riedizione di quelle dolci purghe di cui la storia reggiana non si è ancora liberata del tutto.

Ugo Ferrari con una nota vagamente sgangherata ha precisato di non credere al mercimonio a due euro del Catomes Tot, almeno per come dice di conoscere Corradini; ma il presunto assenteismo a palazzo del nostro trombato l’avrebbe costretto ad optare per la dolorosa epurazione. Dunque Ferrari ha cacciato non tanto il “Corradini che conosce” bensì il “Corradini che non conosceva”. Un amico cooperatore ha giurato al sottoscritto che la nota del reggente non sarebbe “tanto sgangherata” (come da noi sottolineato) ma politicamente ineccepibile. Può darsi; certo è che oggi servirebbe un colpo d’ali dal politicamente (più o meno) corretto al politicamente innovativo.

defenestrazione
La defenestrazione di Praga (Karel Svoboda). L’evento del 1618 che diede il via alla Guerra dei Trent’anni.

E così dopo l’affaire D’Andrea, arriva il Corradini bis-trattato. Dalle modeste colonne di questo giornale lo andiam menando ed invocando da tempo. Affinché il Pd dia consequenziale sostanza all’aggettivo democratico tanto retoricamente esibito, dovrebbe benedire le dissidenze, applaudire le critiche, guardare siccome fecero i padri nel deserto alla caduta della manna, ai dibattiti interni anche più rudi. Perché è solo dall’agone dialettico che potranno emergere le persone culturalmente e moralmente più preparate ed adatte. Che le defenestrazioni rientreranno inevitabilmente dalla finestra sotto forma di paduli elettorali. Che differenza c’è infatti tra l’essere proscritti dal duo Grillo-Casaleggio e l’essere messi al bando dall’apparato?

 

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