Basta nascere al Sant’Anna. Il Pd di Reggio Emilia ha votato contro il mantenimento del punto nascite all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti, votando contro una mozione presentata da Forza Italia (Pagliani, Bassi, Caccavo). Il voto, piuttosto sorprendente, viste la mobilitazione delle popolazione della montagna, dei sindacati e delle associazioni imprenditoriali, in particolare le cooperative (era stato il direttore di Confcoop Reggio, Teneggi, a denunciare pubblicamente il piano di smantellamento di Neonatologia) è arrivato ieri pomeriggio a conclusione della seduta di Sala del Tricolore. Senza contare che un’apertura era arrivata dal governo, in risposta a un’interrogazione parlamentare, per una giusta flessibilità nell’applicazione della norma del 2010, che fissa il tetto minimo di 500 parti per poter mantenere un punto nascite.
A favore della mozione hanno votato tutte le opposizioni compatte, con l’astensione delle consigliere Pd Aguzzoli e Rivetti. Tutto il resto del gruppo democrat ha votato contro, con la conseguenza della bocciatura della mozione. Il documento impegnava il consiglio comunale e la Giunta a “esprimere la propria contrarietà all’eventuale chiusura del Punto Nascita del Repartodi stetricia e Ginecologia dell’Ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti; condividendo e sostenendole le iniziative intraprese dall’Unione Montana del Comuni appennino reggiano, dalle associazioni e Comitati che sono portavoce della preocupazione dei cittadini” e sostenendo tali posizioni nelle sedi istituzionalmente competenti.
Invece non è andata come era legittimo prevedere, neppure con un documento di compromesso: per il Pd reggiano, il punto nascite di Castelnovo Monti non merita un voto favorevole.
Un voto che il capogruppo di Forza Italia Giuseppe Pagliani non esita a definire “incredibile” e “una “vergogna”: “Il Pd, fatte salve due astensioni, a estremizzato la situazione, sdraiandosi sul limite dei 500 parti all’anno, che condanna i punti nascite di Castelnovo Monti, Borgotaro e Pavullo: un duro colpo alle speranze di sviluppo della montagna perchè è chiaro che con la prospettiva di andare a far nascere i bambini a 60 o 70 chilometri da casa, le giovani coppie saranno scoraggiate dal trasferirsi in montagna e, anzi, saranno spinte a trasferirsi altrove”.