Prima i bambini. Una frase che vorrebbe significare che i bambini debbano essere i primi a ricevere cure, affetto, attenzione. Di fatto, in questo mondo dove sfuggono i confini tra la pace e la guerra, dove troppo spesso tutto diventa un atto di offesa dell’integrità delle persone – il che non vuole dire solo la vita ma anche la dignità, la libertà, l’uguaglianza, l’umanità – i bambini hanno conservato il loro primato. Ma alla rovescia: sono ancora i primi, ma i primi a fare le spese di tutto. Gaza insegna perché è l’esempio più eclatante, ma sai quante altre Gaza nel mondo.
Ora siamo a Ceuta, circa 60 mila persone migranti, di cui arriva notizia che almeno 57 siano morte, arrivate all’improvviso in massa a nuoto o a piedi dal Marocco in quella che è un’enclave spagnola in terra africana – ovvero l’eredità dei danni del colonialismo di un tempo per cui adesso ci si affanna a parlare invasione dell’Europa quando si tratta invece di africani in terra d’Africa, perché in quel continente è Ceuta. E a tutto si pensa, dalle punizioni marocchine alla Spagna che fa affari con l’Algeria, alle manovre di Netanyahu, a quelle di Trump per punire Sanchez, l’unico leader europeo che non abbia mai piegato la testa. Mentre Trump non perde l’occasione per delirare che così accadrebbe in Usa se vincessero i dem. E gli USA accusano la Spagna di essersela voluta visto che il Dipartimento di Stato accusa gli “sforzi deliberati del governo spagnolo volti a consentire e facilitare l’immigrazione illegale di massa in Europa”.
Il fatto è bizzarro e per ora inspiegato. Di sicuro c’è però che dei minori che possono essere tragicamente coinvolti nella vicenda non parla nessuno. Le destre approfittano della repentina e affollata invasione per alimentare il “dagli al migrante”, l’antieuropeismo ne approfitta che chiedere la cancellazione di Schengen e, insieme al trattato che annulla le frontiere nell’Unione, anche dell’Europa stessa. I bambini e gli adolescenti restano lì. Venuti da soli chissà da dove e da quale disagio, arrivati con qualche familiare poi morto o disperso, o, se presente, impossibilitato a fornire loro il necessario. Ragazzini sbattuti nel grande caos.
Di sicuro c’ è che in questo allarmante calderone ancora una volta i primi a essere dimenticati e a soffrirne sono loro, i minori, sottolinea Save the Children che è l’unica a dissotterrare la loro invisibilità e a lanciare l’appello perché “ i tanti minori arrivati anche loro a Ceuta necessitano di protezione immediata”. Al di là di ogni possibile interpretazione dei perché e per come, delle speculazioni o interpretazioni politiche dalle ragioni degli uni o degli altri, l’Organizzazione che da oltre cento anni lotta per salvare le bambine e i bambini in pericolo in tutto il mondo e garantire loro un futuro, chiede alle autorità spagnole di garantire loro in questo momento un’accoglienza sicura e di fare in modo che nessun bambino o adolescente resti privo del sostegno di cui ha bisogno.
Save the Children avverte che tra “le migliaia di persone migranti che hanno raggiunto Ceuta dal Marocco via terra e via mare vi sono molti minori e si teme che un numero significativo sia costituito da bambini e adolescenti non accompagnati o separati dalle proprie famiglie”. Di fronte a questa urgenza, il resto deve arretrare: “Quando aumenta il numero di minori in arrivo, la priorità deve essere la loro protezione, al di sopra di ogni considerazione politica. Nessun bambino dovrebbe trascorrere anche una sola notte senza un luogo sicuro dove dormire, senza assistenza specializzata o senza una valutazione adeguata delle proprie esigenze di protezione”, dichiara Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazioni di Save the Children Spagna.
“Il recente aumento degli arrivi sta esercitando una forte pressione sul sistema di protezione dell’infanzia di Ceuta, la cui capacità di accoglienza è già limitata. Ceuta non può essere lasciata sola ad affrontare questa situazione. Il governo spagnolo e le autorità regionali devono agire insieme attraverso una risposta coordinata. Inoltre, alla luce delle notizie relative a un possibile accordo tra Spagna e Marocco sui rimpatri dei migranti, ricordiamo che qualsiasi decisione che riguardi un minore non accompagnato deve rispettare pienamente la legislazione spagnola. Ogni minorenne ha diritto a una valutazione individuale e qualsiasi decisione in merito deve tutelare il suo superiore interesse, tenendo conto delle sue circostanze personali e del pieno rispetto dei suoi diritti. Un bambino non smette di essere un bambino solo perché ha attraversato una frontiera”, dice ancora Zuppiroli.
Sui minori di Ceuta Save the Children chiede una risposta immediata e coordinata da parte della Spagna, il governo della Città Autonoma di Ceuta e delle altre comunità autonome spagnole “affinché vengano rafforzate e ampliate la capacità di accoglienza e le misure di protezione per i minori”. Ricordando che uno dei grossi problemi nati con questo confuso esodo di massa è adesso anche quello di identificarli correttamente. Save the Children sollecita le autorità a garantire l’identificazione corretta di tutti i minori migranti, facendo particolare attenzione a individuare tempestivamente quelli che si trovano in situazioni di particolare vulnerabilità: per esempio, bambini e adolescenti separati dai propri familiari, vittime di tratta e sfruttamento, minori che potrebbero aver bisogno di protezione internazionale o di un supporto specifico: “In modo che ognuno di loro possa ricevere l’assistenza e le tutele adeguate ai propri bisogni”.
Non solo i bambini. Le Organizzazioni internazionali si mobilitano. Non solo Save the Children. L’Unhcr – l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati – esorta che i “Paesi rispettino i diritti dei rifugiati”. E chiede a tutti quelli coinvolti nella crisi di Ceuta di “rispettare i diritti umani internazionali e il diritto internazionale sui rifugiati, compreso il principio di non respingimento”. L’Agenzia dichiara di “stare seguendo da vicino gli sviluppi a Ceuta e Melilla e prende atto delle sfide poste dagli arrivi recenti”. Per quanto la riguarda, si dichiara “a disposizione per fornire sostegno alle autorità”. Convinta, l’Unhcr, che per “gestire in modo efficace le frontiere” non ci sia bisogno di calpestare quelli che il diritto internazionale ha stabilito come principi inderogabili, ma che lo si possa benissimo fare in modo “pienamente compatibile con il diritto internazionale in materia di rifugiati e di diritti umani”.