Castelnovo ne’ Monti, dove la cultura muove il futuro

L’assessore Erica Spadaccini: “Fare rete significa avere forza”
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Castelnovo ne’ Monti, ovvero un grosso comune appenninico nel territorio di Reggio Emilia, 700 metri di altezza e una presenza, la Pietra di Bismantova, che se da un lato è identità e storia , dall’altro ha sempre rischiato di far scomparire tutto il resto. E di “resto”, il paese di Castelnovo ne’ Monti è pieno, trabocca. In particolare, per la vivacità culturale e gli eventi di alto livello che lo contraddistinguono, ma anche per la raffinatezza e funzionalità del circuito bibliotecario, a breve destinato a rinnovi anche fisici, tanto per citare un fiore all’occhiello. In questo luogo cultura e turismo si intrecciano e portano a valorizzazioni reciproche. E’ un intreccio che secondo la giovane assessora alla cultura Erica Spadaccini (in precedenza cinque anni da consigliera comunale, entusiasmo da vendere e soprattutto senso della visione) deve essere ben compreso, dal momento che chi si avvicina a Castelnovo per ragioni culturali rimane anche affascinato dall’ambiente, dal paesaggio, dalla storia.

Erica Spadaccini, assessore alla cultura del Comune di Castelnovo ne’ Monti

Cosa fa un’assessore alla cultura di un Comune delle aree interne?

“Intanto, si tratta di un grande comune, 10mila abitanti, che ne fanno un naturale capofila per i servizi del nostro territorio. Il nostro è un ruolo particolare, siamo un comune appenninico a 700 metri di altitudine, il che equivale a dire che non siamo in alta montagna ma neppure in pianura, con una strada principale che porta quassù, la Statale 63. La nostra cifra, considerato quanto detto, è sapersi ingegnare. In un luogo del genere si potrebbe pensare che la cultura non sia una delle deleghe che ci si può permettere di considerare fra quelle di alto livello. Ecco, noi invece facciamo il contrario, anche perché sostanzialmente consideriamo la cultura un fatto sociale e di promozione del territorio. Per fare un esempio, tra le deleghe che ho ci sono anche pari opportunità e politiche di genere ed è ovvio che le si affronti con un taglio culturale, importantissimo per la collettività. La rassegna “Siamo tempesta”, con dibattiti, spettacoli, libri che riguardano i temi della parità di genere e delle pari opportunità, è un po’ la concretizzazione di quanto detto, in particolare in un territorio come il nostro in cui tematiche di questo tipo non sono esattamente all’ordine del giorno”.

Una politica culturale che mantiene un doppio sguardo, rivolto alla comunità ma anche all’esterno dell’ambito provinciale, con eventi di livello nazionale. Su cosa contate esattamente per ottenere questo circolo virtuoso?

“Storia e bellezza del territorio senz’altro aiutano, ma c’è qualcos’altro. Torniamo al fatto che Castelnovo ne’ Monti è di fatto il comune più grande dell’Unione Montana dell’Appennino Reggiano, gli altri sono quasi tutti verso il crinale, il che comporta, torno a ripetere, avere sul proprio territorio i servizi per i cittadini, le scuole superiori, l’ospedale ecc. Di fatto il paese dal lunedì al sabato accoglie più di ventimila persone. Si pensi a questo dato di partenza per comprendere che l’offerta culturale deve essere confezionata non solo per essere convincente fuori dalla provincia e dal territorio, ma anche per rivolgersi e coinvolgere gli altri Comuni dell’Unione, limitrofi e non, con ruoli attivi attraverso bandi, iniziative, che permettano di creare una rete virtuosa e solida che agganci e valorizzi tutti i soggetti. Fare rete è importante, per la provincia di Reggio Emilia e delle zone interne, perché da soli non si va da nessuna parte. Tornando alle nostre eccellenze, la biblioteca di Castelnovo inaugurerà in primavera la nuova sede (all’interno de “Le officine della creatività”), ristrutturata e riattrezzata come le grandi biblioteche delle città europee, con l’attuale rete di scambi e prestiti e soprattutto come piazza di saperi, conoscenze e incontri. La stessa sede ospiterà la sezione di Castelnovo del conservatorio statale Peri-Merulo che da tanti anni dispensa alta formazione musicale alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi. Un luogo che parlerà agli abitanti di tutto l’Appennino, perché se Castelnovo è il centro della formazione, ciò che conta è la rete dei rapporti che la sostiene. Una grande idea , ma sarebbe facile, troppo facile, pensarci troppo piccoli e isolati per fare qualsiasi cosa. Vogliamo invece sognare e realizzare in grande. Un’aspirazione che ha prodotto già risultati, come ad esempio la collaborazione che abbiamo iniziato l’anno scorso, fra il Teatro  Bismantova e il Teatro Valli di Reggio Emilia, collaborazione che porta a Castelnovo alcuni protagonisti della rassegna reggiana Finalmente Domenica qui al nostro Teatro, ovvero scrittori e scrittrici nazionali e internazionali a dialogare col nostro pubblico”.

Sembra impossibile, ma in questo territorio succedono tantissime cose. Qual è secondo lei la ricetta per intessere relazioni e ed essere credibili?

“Credo che fondamentalmente la nostra cifra si fondi sulle persone, sulla loro qualità e passione. Ma in tutto ciò, che si tratti di comuni piccoli o grandi, l’importante è riuscire a fare rete. Perciò, se uno pensa ai soldi, neppure ci si muove… Volontà e non personalismo, collettività e valorizzazione delle individualità, da considerarsi come i mattoni per costruire il collettivo”.

Ci sono eventi in cui tutto ciò è evidente?

“Sto pensando a iniziative come il “non-festival” L’uomo che cammina, che indaga il rapporto tra uomo, natura e dimensione del sacro, il ciclo di conferenze storiche, artistiche e ambientali La lanterna di Diogene, che si sta allargando sempre più alla partecipazione attiva delle associazioni culturali degli altri Comuni dell’Unione, ma anche la rassegna cinematografica Giano, la rassegna Siamo Tempesta di cui ho già parlato, ma soprattutto il grande sogno dell’Officina della Creatività, la piazza dei saperi cui ho già accennato. Si tratta di uno spazio polivalente creato all’interno di una struttura già esistente, in cui niente è stato lasciato al caso, e che ha impegnato tutto lo staff che mi segue, persone straordinarie con grande passione e professionalità. Del resto, il punto è sempre quello: da solo, nessuno fa niente”. 

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