Casa, Grandi (Sunia): “Dopo i working poors, arriveranno i retired poors”

Firenze – Una coppia di 80enni sotto sfratto, nonostante una vita da benestanti in grado di pagare un affitto da 2500 euro al mese. Un’altra signora di 88, costretta da una pensione bassa a entrare in morosità. Un signore di 84 anni che rimane l’unico affittuario di un palazzo del centro e viene sfrattato per un utilizzo diverso dell’immobile. Non è la solita, tragica, registrazione degli anziani poveri o impoveriti, ma qualcosa di più. Sono ormai sempre più frequenti i casi di anziani che, dopo 15, 20 o anche di più anni passati in una casa, devono fare i conti con pensioni dimezzate dal carovita, in primis le bollette e si vedono costretti a uscire dal proprio alloggio, magari con la forza pubblica. Quando va bene, ci sono dei figli in grado di occuparsi dei propri anziani genitori. Se però, e di questi tempi è molto facile, i figli sono a loro volta in difficoltà, magari in cassintegrazione, con lavori precari o addirittura senza, la situazione si fa drammatica. E non sono, come spiega Laura Grandi, segretaria regionale del Sunia, che i primi segnali di qualcosa che si sta preparando e che la politica ancora non tiene in considerazione, distratta da problemi che sembrano più contingenti. Una situazione che, tra dieci anni, diventerà una vera emergenza sociale.

“Visti i “conti” presentati dall’Inps, le istituzioni dovranno prepararsi ad affrontare una grande ondata di nuovi “poveri” quando una grossa fetta di lavoratori odierni andranno in pensione – spiega Grandi – “la bomba ad orologeria” dei nuovi pensionati a basso o bassissimo reddito dovrà essere affrontata ora per evitare che divenga una nuova miccia sociale posta alle basi di una società sempre più “liquida” e respingente”.

D’altro canto, il meccanismo è noto ed è stato messo sotto i riflettori dall’Ocse. L’Italia nei prossimi anni potrebbe incrementare il numero di pensionati, arrivando al 2050 con un aumento del 40% rispetto a chi lavora. Per di più, se prosegue la diminuzione di lavoro fisso, gli occupati potrebbero arrivare solo a 2,3 milioni, con la conseguente diminuzione di introiti nelle casse delle pensioni. Aggiungendo la bassa natalità da un lato e l’allungamento delle aspettative di vita dall’altro, le persone in età di lavoro potrebbero ridursi di circa 7,4 milioni provocando la diminuzione dei contributi pensionistici. L’aumento degli anziani non autosufficienti, previsto per circa 5,7 milioni, potrebbe incrinare fortemente la tenuta di un Servizio Sanitario Nazionale già messo a dura prova dalla pandemia, e che ha mostrato molte delle sue criticità.

“Tornando al problema degli sfratti degli anziani – continua Grandi – si dovrebbe considerare seriamente la possibilità che dopo i working poors, potremmo trovarci davanti alla figura del retired poors”. Retired poors che già da ora cominciano a fare capolino e che confermano uno dei dati che l’Ocse ha messo sotto i riflettori, ovvero che le disuguaglianze nell’istruzione, nella salute, nell’occupazione e nei redditi iniziano a svilupparsi a partire fin dalle età più giovani, con un effetto cumulativo che comporta anche l’altro grande lato della forbice, ovvero che i redditi bassi tendono ad avere una speranza di vita più bassa rispetto a quelli più alti, con l’aggiunta che la disuguaglianza di genere si cristallizza con la vecchiaia, e con la conseguenza che ad oggi le pensioni corrisposte agli over 65 vedono una differenza del 27% in meno per le donne. Sintesi: la povertà in vecchiaia rimane molto più elevata fra le donne rispetto agli uomini.

“Tutto questo comporta ciò che stiamo già vedendo in questi anni – conclude Grandi – ovvero l’accelerazione verso una situazione di povertà dovuta all’insufficiente consistenza degli assegni pensionistici che inficia, proprio nel momento di fragilità più forte della vita, il diritto alla casa. Ben vengano le iniziative delle amministrazioni locali per mettere in piedi appartamenti dedicati agli anziani. Tuttavia, mi sento di suggerire di tener conto del fatto che questi anziani non solo aumenteranno di numero, ma saranno sempre più poveri”.

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