È noto che le città di mare sono accoglienti, dai loro porti prendono vita storie di umanità tanto varia quanto interessante: e due città marinare per eccellenza, Viareggio e Napoli, si sono incontrate per dar vita a un evento di speciale creatività, che fotografa quello che c’è dietro la maschera.
Viareggio–Napoli andata/ritorno è il titolo della mostra fotografica che dal 22 gennaio al 22 febbraio consolida il legame fra le due città, tanto diverse ma entrambe note e amate. A volere la mostra, che si presenta come dialogo fra i due immaginari uniti dalla stessa poesia popolare e da una capacità condivisa nell’emozionare, far riflettere e sorridere, sono la Fondazione del Carnevale di Viareggio e la Fondazione Foqus, che la mostra ospiterà nei propri spazi dell’ex Istituto Montecalvario, ai Quartieri Spagnoli di Napoli.
La mostra si presenta interessante, essendo il racconto fotografico sull’edizione 2025 del Carnevale ripercorso attraverso gli scatti d’autore di Christian Sinibaldi e Lorenzo Montanelli, con immagini classiche e impareggiabili in bianco e nero – scelte per documentare l’intimità del lavoro creativo che si svolge durante i mesi che precedono la festa negli hangar della Cittadella – fino all’esplosione cromatica di movimenti, sorrisi, allegria che scandiscono il tempo della festa durante la sfilata dei carri allegorici.

Ma se ci soffermiamo a osservare oltre il solo aspetto visivo della mostra, quello che resta più immediato, c’è un’altra prospettiva da considerare, meno appariscente ma non per questo meno intensa, anzi. È quella che riguarda l’aspetto emozionale: a raccontare i particolari che illustrano le intenzioni da cui si è generato il progetto, insieme alle modalità con cui la mostra ha preso forma, come fosse cartapesta sagomata per raccontare il cuore creativo del Carnevale, è la Presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio, Marialina Marcucci.
La mostra parte dalla Cittadella, cuore pulsante in cui prende forma la magia del Corso Mascherato: presentarne il lavoro a Napoli, vuole essere un modo per valorizzare le tante competenze degli artigiani che questa magia creano?
Assolutamente sì. Portare idealmente la Cittadella del Carnevale a Napoli significa dare visibilità a un patrimonio di competenze, saperi e sensibilità che spesso restano dietro le quinte. Gli artigiani del Carnevale di Viareggio sono custodi di una tradizione viva, che si rinnova ogni anno grazie a un lavoro collettivo fatto di manualità, ingegno e passione. Presentare questo processo creativo in una città come Napoli, che ha una fortissima cultura popolare e artigianale, è un modo per riconoscere valore a un fare che è cultura, identità e racconto del nostro tempo.
Partner dell’evento è Foqus-Fondazione Quartieri Spagnoli: quali affinità vi uniscono, sia idealmente sia in questa esperienza.
Con Foqus condividiamo una visione molto profonda: l’idea che la cultura non sia qualcosa di astratto, ma un motore concreto di crescita sociale, educativa e urbana. Foqus opera in un quartiere complesso, valorizzando le energie locali e trasformandole in opportunità, ed è esattamente ciò che il Carnevale fa a Viareggio da oltre un secolo. In questa esperienza ci unisce il desiderio di dialogo tra comunità, di contaminazione positiva e di un’arte che sappia parlare alle persone, partendo dai territori.
Non è cosa nuova per il Corso di Viareggio omaggiare Napoli, un esempio per tutti il carro Il trionfo di Pulcinella realizzato da Fulvio Puccetti nel 1923: da cosa è ispirata l’attenzione speciale alla città partenopea?
Napoli è da sempre una fonte inesauribile di ispirazione per il Carnevale di Viareggio perché incarna, in modo potentissimo, il rapporto tra ironia e profondità, tra maschera e verità. Il carro di Fulvio Puccetti del 1923 è un esempio straordinario di come Napoli sia percepita non solo come città, ma come simbolo universale. È una città che sa ridere di sé, ma anche denunciare, emozionare, raccontare l’umano in tutte le sue contraddizioni: esattamente ciò che il Carnevale fa attraverso i suoi carri
Quale poesia, appunto per emozionalità, lega Pulcinella e Burlamacco?
Pulcinella e Burlamacco sono due maschere che condividono una poesia fatta di irriverenza e sincerità. Entrambi parlano al popolo, nascono dalla strada e dalla vita quotidiana, e usano il sorriso come strumento di verità. Dietro la loro apparente leggerezza c’è sempre uno sguardo critico, affettuoso e profondamente umano sul mondo. È questa capacità di essere insieme giocosi e profondi che li rende fratelli, pur appartenendo a tradizioni diverse.
Il futuro prevede altre progettualità da condividere fra Fondazione del Carnevale e Foqus?
Ci auguriamo che questa mostra sia solo l’inizio di un percorso condiviso. Le affinità emerse sono molte e sincere, e crediamo che ci siano ancora tanti linguaggi da esplorare insieme: dalla formazione alla produzione culturale, fino a nuovi progetti espositivi e sociali. Quando due istituzioni si riconoscono negli stessi valori, il futuro non può che aprirsi a nuove possibilità.
Domenica 1° febbraio, quindi fra pochissimi giorni, si terrà il primo Corso Mascherato: qual è secondo lei, il significato pieno di questa manifestazione, tanto sentita dai viareggini di tutte le età
Il Carnevale è un rito collettivo, un momento in cui Viareggio si riconosce e si racconta. È una manifestazione che attraversa le generazioni, capace di unire bambini, famiglie, anziani, turisti, tutti sotto lo stesso cielo di colori e musica. Il suo significato più profondo sta proprio qui: nel sentirsi parte di una comunità che, attraverso l’arte e la festa, trova il modo di esprimere gioie, inquietudini, speranze. È un patrimonio emotivo e culturale che appartiene a tutti noi.
In foto Marialina Marcucci, Presidente della Fondazione Carnevale di Viareggio