Ambiente: ora le APEA non volano più

Triste fine dell’idea delle aree produttive ecologicamente attrezzate

APEA: una sigla, una delle tante che ci assediano e che rinviano a talvolta misteriose combinazioni di necessità, ruoli, luoghi e forse vanità. Ma cosa è, o meglio, cosa è stata? 

Nella stentata politica ambientale italiana, sempre incostante, inefficace e territorialmente disomogenea, un giorno di venticinque anni fa fiorì però un’iniziativa che fece ben sperare. Fu una sorta di  ‘illuminazione verde’ contenuta nel cosiddetto Decreto Bassanini (D.L. 112 del marzo 1998, art. 26) che diede forma di legge alle Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate.  Le APEA, appunto. 

Poche righe, intendiamoci, ed anche parecchio tardive nel recepire le istanze di un ambientalismo di base già da tempo adulto e competente. Ma senz’altro interessanti per il futuro di una necessaria ‘infrastrutturazione verde’ dell’assetto industriale del Paese. 

Bassanini e la sua équipe diedero cioè un primo supporto normativo all’evidenza secondo cui le imprese ‘verdi’, per esserlo davvero e in modo duraturo, hanno bisogno di contesti anche fisici favorenti: aree di insediamento ben organizzate e provviste di ogni tipo di servizi utili al processo industriale ambientalmente sostenibile. Quindi aree, già esistenti – riorganizzate – o nuove, che possano aiutare ‘dall’esterno’ il raggiungimento degli obiettivi ‘verdi’ dell’impresa in esse insediata. Facendo in modo, nello stesso tempo, che questi successi  premino l’intero processo ‘verde’ – anche civile e territoriale – che in definitiva genera il singolo prodotto industriale. 

Ma per lo strano procedere del nostro Paese, oggi non festeggiamo il quarto di secolo di quell’articolo di legge e delle realizzazioni conseguenti; al contrario, constatiamo l’interruzione del pur timido e tardivo processo che da quello era nato. Interruzione che si registra, sia chiaro, non da oggi e non solo in Toscana, e risulta davvero inspiegabile in tempi in cui la rispettosa integrazione fra le attività umane e l’ambiente che le permette, non può più attendere. 

E dire che dopo quel marzo 1998, alcune regioni italiane fecero quasi a gara nel legiferare in merito alle APEA, forse per mantenere il distintivo di ‘prime della classe’ e forse vedendo in questo strumento anche una nuova via per affrontare quei bubboni ambientali che sono le aree industriali tradizionali. Al 2014 le Regioni erano addirittura nove: Abruzzo, Calabria, Emilia-Romagna, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Sardegna. E un motivo ci sarà stato.  Erano particolarmente favorenti le condizioni di contesto di quell’epoca, e non le attuali? Parrebbe strano. Sta di fatto che nel 2017 la spinta propulsiva istituzionale si arrestò del tutto in Toscana, mentre nel 2020 risulta ben attiva in Lazio (vedi link a piè di testo).

Ci si chiede allora a cosa si debba la caduta di interesse, locale e non solo, verso le facilitazioni infrastrutturali e di sistema alle imprese ‘verdi’, cosa che peraltro è in piena controtendenza riguardo a quanto si ritiene oggi scontato e necessario in tema di sviluppo sostenibile. 

Sarà colpa dell’ultradecennale disaffezione italiana verso ogni saggia pianificazione del territorio, che dalla politica è transitata alla pubblica amministrazione e quindi ai cittadini, i quali da tempo la considerano una fastidiosa compressione dei loro diritti (la mano libera piace sempre a tutti) ? 

Sarà colpa dell’insipienza di politici e amministratori che considerano questo ambito non elettoralmente pagante e/o troppo economicamente e organizzativamente oneroso, in tempi di crisi economica e notevole fluidità politica? 

Sarà colpa delle imprese, forse troppo scettiche o diffidenti verso le facilitazioni messe in atto nei loro riguardi dalla Pubblica Amministrazioni, spesso considerate inefficaci o sconvenienti perché farraginose, lente, incostanti e/o troppo ‘invadenti’ riguardo alle prassi organizzative interne ed esterne dell’impresa?

Sarà colpa, infine, di una incompleta o immatura consapevolezza del vero e corretto operare nei confronti dell’ambiente e della società, per cui è molto più facile e conveniente stimolare tanti singoli ‘marchi verdi’ che tracciano una sorta di tortuosa e lenta, se non ipocrita, ‘via privata/individuale all’ambientalismo’, che creare veri e interi ‘territori verdi’ in cui l’iniziativa pubblica regola saggiamente l’uso del territorio e delle altre risorse comuni ? 

A seguito di queste note, certo troppo brevi rispetto alla mole degli studi, proposte e norme sulle APEA prodotti fin qui, ci aspettiamo che gli addetti ai lavori del ramo si destino, per darci qualche lume che sia utile e comprensibile anche per chi è interessato solamente alla salvaguardia dell’ambiente e di un lavoro responsabile e sostenibile.

Bibliografia e Webliografia essenziali

Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112

“Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 21 aprile 1998 – Supplemento Ordinario n. 77 (Rettifica G.U. n. 116 del 21 maggio 1997)

Art. 26. Aree industriali e aree ecologicamente attrezzate

1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplinano, con proprie leggi, le aree industriali e le aree ecologicamente attrezzate, dotate delle infrastrutture e dei sistemi necessari a garantire la tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente. Le medesime leggi disciplinano altresi’ le forme di gestione unitaria delle infrastrutture e dei servizi delle aree ecologicamente attrezzate da parte di soggetti pubblici o privati, anche costituiti ai sensi di quanto previsto dall’articolo 12 della legge 23 dicembre 1992, n. 498, e dall’articolo 22 della legge 8 giugno 1990, n. 142, nonche’ le modalita’ di acquisizione dei terreni compresi nelle aree industriali, ove necessario anche mediante espropriazione. Gli impianti produttivi localizzati nelle aree ecologicamente attrezzate sono esonerati dall’acquisizione delle autorizzazioni concernenti la utilizzazione dei servizi ivi presenti.

2. Le regioni e le province autonome individuano le aree di cui al comma 1 scegliendole prioritariamente tra le aree, zone o nuclei gia’ esistenti, anche se totalmente o parzialmente dismessi. Al procedimento di individuazione partecipano gli enti locali interessati.”

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