Per il ciclo Leggere la Bibbia – curato nel calendario eventi di Pistoia Capitale del Libro 2026 da Biblia-Associazione laica di cultura biblica in collaborazione con Fondazione Francis Bacon – a essere protagonista sarà questa volta La pulsione del sacro, conferenza tenuta da Felice Cimatti.
Felice Cimatti – filosofo, docente di Filosofia del Linguaggio all’Università della Calabria – non è nuovo al pubblico pistoiese, che ha già avuto modo di apprezzarlo durante il festival de I Dialoghi, e rimane in “memoria” con Le case dell’uomo. Abitare il mondo (ne è co-autore con altri studiosi), pubblicazione inserita nella collana Utet diretta da Giulia Cogoli e promossa da Fondazione Caripit: il Prof. Cimatti torna con un incontro che, pur trattando un tema vicino alla lettura biblica, ne offre una chiave interpretativa particolarmente interessante, seguendo un approccio originale e creativo.
Professore, lei è già stato a Pistoia, che ricordo ha della città, e quali sono le aspettative per questo suo ritorno.
Pistoia fu per me una piacevole scoperta, per diversi aspetti: intanto ho trovato una città che mi è piaciuta nel modo in cui si presenta per le architetture, ma anche per il gusto, a Pistoia si mangia bene. Ne ho un bel ricordo anche per il pubblico, che in occasione de I Dialoghi percepii come partecipativo, coinvolto, una comunità attenta e interessata che, con questa nuova esperienza, intendo non deludere: spero di riuscire a trovare le parole giuste per farmi capire su un tema tanto articolato, e sul quale risponderò a tutte le domande che dal pubblico verranno.
Veniamo appunto al suo tema: La pulsione del sacro, è argomento che prevede considerazioni concrete circa l’emozionalità della persona.
Iniziamo col considerare che la pulsione del sacro, così come la propongo, va oltre una dimensione religiosa: tutti quanti proviamo pulsioni che talvolta prendono forma di esperienza religiosa, ma dobbiamo anche considerare che può esserci un “religioso” senza il sacro, pur non essendo vera la prospettiva inversa, cioè di avere un sacro senza pulsione.
È un aspetto molto delicato, e per comprenderlo pienamente dobbiamo coinvolgere la semiotica, quindi una filosofia del linguaggio in cui la pulsione diventa un dispositivo costruito in maniera tale da produrre una scissione nell’animo umano – in quanto animale che parla – quando si trova allontanato dalla vita conosciuta e prodotta attraverso il linguaggio.
È umano l’animale che prova la pulsione del sacro, di quella che, in psicanalisi, muta da istinto e che distingue l’umano dal più rigido “istinto animale”, la cui unica finalità è la sopravvivenza. La pulsione in quanto emozionalità umana trascende, invece, alla sola realtà del sopravvivere: se non vivessimo la pulsione che permette di andare oltre il semplice istinto di conservazione, saremmo privi di quella capacità di analisi che ci permette di diversificare la nostra vita. Non a caso Adamo ed Eva sono cacciati dal paradiso terrestre, mentre gli animali sono rimasti tutti lì: sono in paradiso, ma senza saperlo.
Lei ha approfondito questo tema nel libro Il possibile e il reale. Il sacro dopo la morte di Dio (Codice editore, 2009), che rompe parecchi schemi intorno alla “sacralità”, quanto meno secondo i criteri semantici abitualmente in uso.
Dobbiamo farlo se vogliamo sbarazzarci di quello che potremmo chiamare il “male della religione”, cioè quando la religione diventa un dispositivo di esclusione degli altri (ne sappiamo qualcosa, in Europa, pensando alle guerre di religione, oppure alla Crociate), ma non possiamo farlo secondo il concetto del sacro tradizionalmente inteso, cioè come se il sacro coincidesse con il religioso.
Senza il “sacro” non è possibile vivere, è una dimensione di vita che riguarda tutti, perché una vita totalmente secolarizzata sarebbe innaturale.
L’esperienza del “sacro” non appartiene però alla sola sfera religiosa, essendo l’idea del sacro iscritta – come abbiamo detto – nella costituzione dell’“animale umano”, e nelle esperienze che ogni giorno l’umano vive.
Piuttosto, oggi dobbiamo chiederci in quali dimensioni la sacralità si pone, e attraverso quali spinte si manifesta il “trasporto” – leggi pulsione – verso l’idea di sacro. Pensiamo alla politica, dove questa dimensione è stata sottratta alla gente, con il risultato che non va più a votare. Pensiamo al calcio, alle multiformi espressioni che da questo sport prolificano, e delle quali non si può ormai fare a meno, una passione per il calcio – il cosiddetto “tifo” – che per molte persone ha preso il posto dell’esperienza tradizionale della religione.
In questo contesto anche la lettura della Bibbia, che è stata centrale per millenni nel nostro mondo, forse oggi lo è di meno, almeno per larga parte delle persone. Bisogna quindi cercare di capire dov’è che gli esseri umani trovano il sacro, oggi; spesso in esperienze e luoghi dove non ci aspetteremmo proprio di trovarlo. Il “sacro” dopo la “morte di Dio”, secondo la celebre formula di Nietzsche.
L’appuntamento è sempre all’Auditorium Terzani della Biblioteca San Giorgio, alle ore 16,30 di mercoledì 17 giugno.
In foto Felice Cimatti