Adriano Celentano, la carriera del ragazzo che fece impazzire l’Italia

Non solo un cantante iconico, ma regista, opinion leader e showman

Adriano Celentano, un mito della canzone italiana.88 anni e un settantennio di eccezionali successi. Cercando su youtube i commenti alle sue canzoni, la parola ricorrente è “emozione”.  Questo è il sentimento che suscita in persone di tutte le generazioni. Per molti si tratta della  colonna sonora della vita.  

Qui troverete un breve excursus limitato agli anni ’60, quelli della definitiva affermazione di Adriano. Sarebbe impossibile in questa sede parlare della sua immensa produzione evidenziata anche dagli oltre 200 milioni di dischi venduti. E anche per questo decennio sarà un elenco necessariamente incompleto.

Ma prima un accenno alla personalità e al rapporto umano. Ho incontrato Celentano una sola volta  circa 25 anni  fa quando Rai1 realizzò  una serie di spettacoli da Montecatini Terme  ed  ero lì a  rappresentare la Direzione della Sede Rai di Firenze.

Una sola volta ma significativa perché mi ha fatto conoscere il suo carisma. Ricordo le prove in cui era esigente, impeccabile ma sempre pronto a fare una battuta, a creare sintonia con operatori, tecnici, regista. Poi, dopo lo spettacolo, ci siamo visti in un affollato retropalco: cordiale e  scherzoso, con quella semplicità  tipica dei grandi in quanto, sebbene abituato ai  trionfi, non mi nascose la soddisfazione per il successo ottenuto quella sera.  Mi è rimasta impressa questa schiettezza così diversa dalla nonchalance di vari divi dello spettacolo.  

Ma arriviamo adesso alle canzoni. 70 anni di successi in quanto esordì nel 1956 con il gruppo deiRock Boys.Nel 1959 Il tuo bacio è come un rock lo portò alla ribalta nazionale, facendo sensazione in un panorama dominato dal genere melodico-tradizionale(con poche eccezioni, come Modugno). Il disco vendette 300mila copie in una settimana e  balzò  in testa alla  Hit parade.

Il 1960 fu segnato da una quindicina di branirock con testi variegati:  daRock matto a  Nikita Rock, da Furore a Movimento di rock  a  “Pitagora” con la curiosa enunciazione del teoremaa ritmo di rock .

Ma la definitiva consacrazione fu, l’anno dopo a Sanremo con 24mila baci. Scandalizzò i benpensanti perché iniziò volgendo le spalle al pubblico. Ma fu un immediato successo…la gente la cantava per strada.

Nel 1962 ci fu una nuova sorpresa Nata per me non era un rock  ma una canzone melodica  esaltata dal suo particolare timbro di voce.. Rimase in classifica per ben 14 settimane. 

Da quel momento, ogni volta che è uscito un disco di Celentano è stato un evento.  Vennero gli anni beat, dei “complessi”, venne la grande stagione dei cantautori. Celentano le ha attraversate facendo un autonomo percorso, sempre sulla cresta dell’onda. Ogni canzone un evento anche perché è sempre stato imprevedibile.

In quello stesso anno torna al rock con una “scatenata” Stai lontana da me, indiscussa vincitrice del Cantagiro(ma nel lato B troviamo la romantica Sei rimastasola).

E alcuni mesi dopo arriva Pregherò  che sarebbe riduttivo  considerare una “cover”  perché il testo (scritto da Don Backy)  – un appassionato invito alla speranza –  è del tutto nuovo rispetto a  Stand by me. E l’interpretazione,con il timbro inconfondibile  di Adriano rende questo brano straordinario.

Sempre nel 1962 Si è spento il sole , una melodia  con toni nostalgici. Sul lato B  la delicata La mezza luna cover di un cha chacha che sarà più volte re-incisa (anche nell’album Adrian del 2019).  Ma nel 1963 torna,  lo scanzonato Adriano con Il tangaccio e l’ironica Grazie,prego scusi. Poi, un nuovo repentino cambiamento conSabato triste un  bluescon una storia tetra,dai toni drammatici,

Nel 1964 esce Ciao ragazzi.  Nel lato B un’autoironica   Chi ce l’ha con me e Il problema più importante (trovare una ragazza di sera).Nel 1965 la malinconica E voi ballate (riempitemi il bicchiere/ mi sento giù di corda)  e sul retro Sono un simpatico.

Arriviamo, così, al 1966:segnato dall’iconica Il ragazzo della via Gluck,una sorta di ballata folk. A Sanremo non fu ammessa alla serata finale ma fu subito uno straordinario successo. Inaugura il filone definito ecologista ma con Celentano ogni definizione è riduttiva e qui troviamo elementi evocativi di un cambio d’epoca. Un brano che ha avuto un gran numero di cover in varie lingue (sono affezionato a quella di Françoise Hardy).

Nello stesso anno un ulteriore successo con Mondo in mi 7: una denuncia dei mali della nostra epoca con il ritmo ossessivo di un brano suonato appunto con un unico accordo.

Nel lato B Una festa sui prati: è un’allegra compagnia; poi, però, lo scenario cambia: inizia la lotta (un colpo a te, un colpo a me)…e comunque si conclude con un messaggio di speranza. Nel 1967 un altro brano con un titolo divenuto proverbiale La coppia più bella del mondo“.Adriano Celentano e Claudia Mori. Fu subito primo posto in classifica. Sul lato B  Torno sui miei passi: l’annuncio di voler essere controcorrente “mentre il mondo è tutto beat”

L’anno successivo la splendida Azzurro  destinata ad essere un brano cult  e  uno dei più rappresentativi della canzone  italiana nel mondo.L’autore della musica Paolo Conte  afferma di aver cercato  “una musica […] un po’ segreta, che vada a cercare in fondo a noi le risonanze della nostra identità”.

Concordo con Wikipedia che non è un rock, né un lento, né una ballata ma un ritmo ben abbinato a un testo che appare su misura per Celentano.

Sull’altro lato una storia di amore e gelosia con un apparente ossimoro: Una carezza in un pugno. Nell’album “Azzurro” troviamo poi Un bimbo sul leone, brano onirico con uno scenario edenico che però non risparmia una stoccata (sopra un leone c’è/un bimbo che invita anche me/a cavalcare tutti gli animali/ che san parlare come noi/ e ridendo han ragione di pensare/ che le bestie siamo noi).

Nel 1969 La storia di Serafino collegata al film destinato a divenire simbolo del ragazzo semplice e sincero che vive a contatto con la natura  lontano da intrighi  e raggiri.

 Nello stesso anno Storia d’amore  altra canzone iconica del XX secolo il ritmo è stato definito incalzante, a tratti sapientemente ossessivo. Ha un tempo di 4/4 :una ballata narrativa sottolineata da una chitarra costante e da vigorose “pennate” che accentuano i colpi di scena così come le improvvise interruzioni della musica.

Infine in questo anno così denso di successi un  altro  capolavoro, Lirica d’inverno:  quasi una fiaba come annuncia l’incipit. E infatti l’atmosfera mi ricorda Andersen. Si è parlato di temi attinenti alle difficoltà di comunicazione. Ma penso che sia poesia pura.

Il 1970 è segnato dal trionfo a Sanremo con Chi non lavora non fa l’amore. Vi furono polemiche di chi la vedeva in chiave antisindacale. Non mi sembra abbia un intento politico ma sia la narrazione di vicende quotidiane nell’epoca della contestazione.

Ci sono altri motivi che hanno fatto epoca come La mezza luna, Alì Ulé, per i quali rimando a una prossima versione più ampia di questo testo.  E potremmo continuare con gli anni ’70 segnati da nuovi successi comeViola, Sotto le lenzuola, Er più, Il forestiero, Un albero di trenta piani, ma lo spazio non lo consente e allora mi soffermo solo sulla fantastica Prisencolinensinainciusol (che entrò nella hit americana). Definita antesignana del rap ma in realtà qui c’è un ritmo incalzante, che trascina. Inoltre è in una lingua inventata (che simboleggia il tema dell’incomunicabilità).Da notare anche Una storia come questa, (un’amara ironia narrando una vicenda di criminalità) e la suggestiva Soli(1979).

Due citazioni del 1980 per la vigorosa Un po’artista un po’no, per l’affettuosa nostalgia de Il tempo se ne va  nella quale noi tutti genitori ci riconosciamo. Inoltre è memorabile  l’intensa, commovente, L’emozione non ha voce (1999)inserita nel suo32°album  che vendette100mila copie nella prima settimana. L’anno dopo il 33°album Esco di rado e parlo ancora meno raggiunse in una settimana le 350mila copie e il primo posto in classifica  Venderà  complessivamente oltre 1.500.000 copie e otterrà il disco di diamante.

E’ chiaro quanto sia essenziale nei successi di Adriano il contributo degli autori della musica, del testo, dell’arrangiamento, ma il suo ruolo di interprete (spesso peraltro è anche autore o coautore) è  straordinario.Anzitutto un inconfondibile timbro di voce che è stato variamente definito: profondo, caldo, graffiante, che esprime potenza nel rock ma che è coinvolgente in canzoni romantiche e nelle ballate.

Ad esso si aggiunge una peculiare capacità espressiva che dosa silenzi, sfumature sonore  che mixa parlato e cantato con un magistrale senso del ritmo. Ma è soprattutto la sua personalità a conferire una peculiare incisività e a suscitare emozioni in ogni brano.

Foto: da Wikipedia, di Collezione Biblioteca Comunale G.D. Romagnosi, Salsomaggiore Terme – https://photos.visitsalsomaggiore.it/dettaglio-foto/55210/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=83501510

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