A Marassi è apparsa la nuova, a Vienna è tornata la vecchia Fiorentina

Firenze – Domenica a Genova si è vista una nuova Fiorentina. Giovedì sera, a Vienna, si è visto purtroppo il solito Italiano. Mi spiego meglio. Alla fine dello scorso campionato esprimevo molte perplessità sul nostro allenatore. Non mi convinceva (uso un eufemismo) quella difesa sempre alta e impreparata sulle ripartenza avversarie, con i “terzini” costituzionalmente negati a fare in tempo le diagonali e i centrali troppo lenti e spesso fuori posizione; e non mi convinceva l’attacco, perché era evidente che la squadra alta e in pressing, votata all’aggiramento della difesa (con buona tecnica, ma mai con velocità di esecuzione e con spunti irresistibili) finiva per schiacciare le punte in un’area superaffollata in pratica neutralizzandole. Dunque, difesa da rivedere e attacco da ricostruire, nel gioco e negli interpreti.

A Genova, alla prima di quest’anno, si è vista una difesa diversa, sia pure con giocatori noti. I quattro sono rimasti costantemente bassi, hanno limitato le sortite in avanti (il solito Biraghi ne ha avuto licenza, puntualmente coperto da Ranieri e Mandragora), non hanno accorciato troppo la squadra e hanno favorito il gioco verticale dei centrocampisti che finalmente trovavano spazi e meno attaccanti avversari o compagni tra i piedi.  Bene. Bene anche l’idea di sostituire Amrabat, difensore aggiunto e “ruminatore” di gioco nella costruzione, con un tecnicissimo e più inventivo Arthur. A dispetto dei quattro gol rifilati al Genoa, era palese però che restava il problema dell’attacco. Finalmente Gonzalez, lontano dai guai fisici, ha mostrato tutto il suo valore in ogni fase del gioco. Ma Brekalo e Nzola? Come si fa a pensare che un centravanti alla Zapata, che ama venire incontro ai centrocampisti e che sa portar fuori i difensori, possa occupare l’area da finisseur e da goleador senza una seconda punta che si alterna nella posizione di centrale? Brekalo, e anche Sottil, sembrano tutto tranne questo.

Ed eccoci a Vienna.  La squadra si ripresenta identica, ahimè, con il solo Dodo al posto della rivelazione Kayote. Giusto così, si dice, per non “bruciare” lo stupefacente giovane. Ma Kayote a Genova ha preso quattro o cinque palloni di testa in area che Dodo, per la statura e per la sua vocazione ad andarsene per il campo a mostrare quanto è bravo, non prende mai. E infatti il Rapid, prima della leggerezza di Mandragora che ha provocato il rigore, ha avuto solo occasioni di testa (anche quella del rigore sarebbe stata tale, senza la trattenuta del nostro). Ma in generale la difesa si è confermata come più attenta e funzionale del solito. E così anche il centrocampo, che non ha bisogno di conferme. Tutti giocatori da nazionale, tutti bravi, compreso il subentrato Duncan, anche se il nervosismo di Jack Bonaventura mi ha fatto intravedere uno scontento per la sua posizione assurdamente da seconda punta nel 4-2-3-1 ideato da Italiano. E qui ci risiamo coi problemi dell’attacco. Nzola è stato praticamente nullo e mai dove serviva. Gonzalez ha fatto di tutto e di più, tagliando con il consueto tempismo, ma non è da lui che ci si aspettano 15 reti! Brekalo e Sottil hanno fatto le ali, ma senza vedere mai la porta. E dunque ci risiamo.

Da due anni vedo le caratteristiche dei giocatori viola (che ho sempre considerato migliori di quanto non appaia da come sono messi in campo) adatte ad un 3-5-2, sicuramente meno spettacolare, ma senz’altro più redditizio. La difesa se ne gioverebbe ulteriormente, anche se a questo punto avrebbe bisogno urgente di un paio di innesti. A centrocampo Bonaventura si affiancherebbe a Mandragora e Arthur avendo più spazio per gli inserimenti (nell’attuale posizione è sempre marcato). Come quinti, sarebbero ideali Gonzalez a destra e Biraghi o Parisi a sinistra. E finalmente ci sarebbero due punte alla Lautaro-Lukaku, o alla Chiesa-Vlahovic, o alla Dybala-Abraham…Facile l’obiezione: ma i nostri sono Brekalo e Nzola! E io replico a mia volta: ma almeno farli giocare come ragione vorrebbe!

La Viola si è ritrovata a inizio anno con Brekalo, Kokorin, Jovic, Sottil, Sabiri, Kouamè e Cabral. Giusto vendere Cabral perché era quello con più mercato e perché era il più sacrificato dal gioco di Italiano (e lo ha comprato il Benfica, non la Salernitana, con tutto il rispetto!) e giusto comprare il giovane promettente Beltran, il cocco di Italiano Nzola, e dare in prestito Sabiri che, da “numero dieci”, non c’entra nulla col gioco di Italiano. Ma Cabral ha fruttato 20 milioni, altrettanti e molti di più ne frutterebbero le cessioni di Jovic, Sottil e del quasi “scarpa d’oro” 2023 Kokorin. E allora perché il solo Nzola, giocatore da 10 reti al massimo in squadre come Carpi, Trapani e Spezia (nella sua nazionale angolana ne ha segnate ben due!)? Qui certo oltre al tecnico dovrebbe essere chiamata in causa la società. Il tecnico sbaglia a insistere sull’attuale schema di gioco della Fiorentina. La società sbaglia a non capire che giocatori come Quarta, come lo stesso Cabral o lo stesso Jovic, ora venduti o in vendita, avrebbero una ben diversa valorizzazione se impiegati in modo consono alle loro caratteristiche…

Questa Fiorentina è destinata a deludere e a svalorizzare il proprio patrimonio di giocatori. E pensare che avere una Fiorentina davvero forte non costerebbe molto: cambiare gioco, non vendere Quarta e comprare o Murillo o Sanesi; affiancare Nzola ad una seconda punta di valore (avrei addirittura provato Correa, ma secondo me può bastare Beltran, se ci si crede davvero e si fa giocare nel suo ruolo). Ma costerebbe ancora meno chiamando al capezzale un dottor Mazzarri…

Total
0
Condivisioni
Prec.
Schmidt replica a Nardella sulla vigilanza armata all’arte: “Disinformato”

Schmidt replica a Nardella sulla vigilanza armata all’arte: “Disinformato”

Firenze – Non è piaciuta al direttore degli Uffizi la riflessione che il

Succ.
Romagna Toscana, commemorato l’Eccidio della Fornace

Romagna Toscana, commemorato l’Eccidio della Fornace

Eccidio della fornace Meldola Daniele Valbonesi

You May Also Like
Total
0
Condividi