Incontro con l’Islam: la forza pacifica del dialogo fra le religioni

Prato – Nella sala Sms di Rifredi  (via Vittorio Emanuele II, 303 a Firenze, domenica 14 giugno dalle ore 15), la sezione Giovani Musulmani di  Firenze, dell’Associazione Umanitaria Islamic Relief, organizza con Nesrine El Arasse e Sara Benedetti, un pomeriggio dedicato alla raccolta fondi per la Siria, (buffet marocchino offerto dai volontari di IR al costo di 8 euro) una nazione in guerra da quattro anni, con dibattito e approfondimento sull’Islam tutto da scoprire.

L’ occasione è quella del prossimo Ramadan ribattezzato “il mese della luce” e ne parleranno eminenti personalità arabe: Sheikh Abdelhamid Saidawi, Imam della Federazione del Lazio, e Naima Amaadour, nominata dal re del Marocco Mohammed IV, membro del Consiglio Europeo degli Ulema, il comitato scientifico della cultura con sede a Bruxelles ed eletta, a cinque anni dal suo arrivo in Italia, presidente della Consulta degli Stranieri di Pontedera, con Simone Faggi, vicesindaco di Prato, assessore alle Politiche per la cittadinanza, e responsabile Immigrazione.

Si parlerà del digiuno, l’astinenza dal bere e dal mangiare, accompagnato dalle preghiere, la cui osservanza accomuna le tre grandi religioni monoteiste: ebraica, cattolica e musulmana, e a questo proposito il Corano ricorda che “è un rituale scritto per i musulmani, perché è stato scritto anche per gli altri popoli” i cristiani e gli ebrei. Nel mese del digiuno che ricorre nel nono mese del calendario islamico, i musulmani del mondo, dall’alba al tramonto, non solo con una grande forza di volontà rinunciano al cibo, all’acqua, al fumo e ai rapporti sessuali, ma anche a tutto ciò che può distrarli dalla preghiera: il loro è un atto individuale che si conclude con un atto sociale e collettivo, quando la sera si riuniscono e mangiano tutti insieme.

Il valore e il senso del digiuno è, secondo le religioni, quello di umiliare l’anima, quella cioè più legata al corpo che soffre per le privazioni perché quando non possiamo né bere e né mangiare il nostro fisico patisce, anche se la tradizione coranica islamica afferma che, ci sono vari gradi di digiuno, che vanno da quello più semplice che prevede l’astinenza dal bere e mangiare, al non parlare male, evitando quei comportamenti che umiliano il prossimo, alle tentazioni spirituali del falso orgoglio, e della superbia,per arrivare all’ultimo stadio del digiuno ovvero alla pura contemplazione di Dio, che appartiene agli asceti.

Affrontare dunque il digiuno e praticarlo significa, inoltre, per i musulmani rafforzare in loro stessi il valore della pace, della preghiera e da questa consapevolezza scaturisce quella forza interiore capace di superare gli ostacoli che impediscono il cammino di fede, speranza e di fratellanza. I musulmani ricordano che nel Corano si parla, a proposito del digiuno, di Maria (l’unica donna presente nel sacro libro citata ed esaltata con il proprio nome ben trentaquattro volte)  nel diciannovesimo capitolo “quando Maria porta nel grembo il figlio di Dio, e Lei si astiene dal parlare alle genti , per obbedire alla volontà del Signore, fonte di vero amore.”

Nel pieno rispetto del dialogo interreligioso sui social network è partita poi, qualche mese fa una campagna di solidarietà che ha visto impegnati tantissimi musulmani di tutto il mondo, per iniziativa di un musulmano americano Bassel Richie, che ha invitato la sua gente a pregare e digiunare per la quaresima, il periodo di astinenza più importante per i cristiani, in segno di rispetto dopo i tragici fatti di Parigi.

Dunque parlare domenica 14 giugno del Ramadan come “il mese della Luce” vuol dire affrontare un percorso di intima conoscenza nell’intento di far
comprendere l’importanza della coesistenza pacifica delle culture religiose e delle abitudini diverse, attraverso parole di pace e di speranza perché come
dice Sara Benedetti “è anche dalla buona volontà di tutti e dai rappresentanti delle istituzioni che possono nascere migliori situazioni sociali per coloro che stranieri arrivano in Italia e desiderano risiedervi e per gli italiani che vivono nel loro paese che da più parti definiscono dell’accoglienza e dell’ospitalità.”

L’evento è voluto dai volontari di IR Firenze, che fa capo all’organizzazione umanitaria internazionale indipendente a-politica e non governativa fondata in Inghilterra nel 1984 dal dr. Hany El Banna e dai suoi colleghi universitari per far fronte a una tragedia umanitaria in Africa, e attualmente è sostenuta da centinaia di migliaia di donatori nel mondo e da enti come l’Agenzia delle Nazioni Unite e la Commissione Europea;membro consultivo del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite, firmatario del Codice di Condotta per la Croce Rossa Internazionale e per la Mezzaluna Rossa oltre che del’ONG Disaster Relief; membro del British Overseas NGOS Development, parte del MAKE-POVERTY-HISTORY che raccoglie le più grosse Ong e associazioni umanitarie del pianeta: Unicef, Greenpeace, Save the children, tanto per citarne le più famose.

La sede è a Birmingham con sportelli in oltre 30 paesi del mondo, che collaborano per raccogliere i fondi necessari alle emergenze o per promuovere progetti di sviluppo nei paesi colpiti da calamità naturali o da conflitti;nel gennaio di quest’anno ha promosso insieme all’Humanitarian Forum un incontro con le più importanti organizzazioni umanitarie con l’obiettivo di prepararsi al WHS “world humanitarian summit” del 2016.

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