Saggi: il viaggio di Elena Augusta e il nuovo ruolo delle donne nella storia

Da serva a moglie di un ufficiale in carriera, quindi  imperatrice e santa
Il Viaggio di Elena, particolare della copertina del libro

Il recente saggio di Tessa Canella (docente di Storia del Cristianesimo all’Università “La Sapienza” di Roma) Il viaggio di Elena. Donne, potere e devozione nell’età di Costantino (Carocci, 2026). è una significativa biografia che parte  dalla ricostruzione dei dati storici certi sulla figura di Elena Augusta madre di Costantino  ma, come recita il sottotitolo, ha una dimensione più ampia perché  analizza il significato delle imprese a lei attribuite  ma anche il nuovo ruolo delle donne nella storia della cultura occidentale  e i modelli di gestione del potere, di devozione e di santità.

Un viaggio, dunque, quello che troviamo nel libro della Prof. Canella, alla scoperta dei molteplici nessi con la società del tempo che lo studio della figura dell’Augusta   permette di conoscere.

La vita di Elena, nata forse  in Bitinia, nel golfo di Nicomedia  oppure nei Balcani e definita dai biografi dell’epoca donna di “umilissime origini”, ebbe svolte imprevedibili che sembrerebbero tratte da un romanzo: una sorta di favola di Cenerentola, se non fossero una pagina importante della storia di Roma imperiale.

 “Vicende  –  si legge nel libro –  che la videro transitare da un’umile condizione di serva, di locandiera o di prostituta, in una piccola cittadina alla periferia dell’impero, al cuore della vita di corte, con i suoi intrighi e giochi di potere”.

Un viaggio attraverso le varie identità di Elena: addetta alle stalle di una stazione di posta (forse perché la sua bellezza rendeva sconsigliabile il lavoro di cameriera?) incontra il giovane ufficiale Costanzo Cloro e ne diviene la compagna (oppure moglie secondo altre fonti). Anni allietati dalla nascita del figlio Costantino (274) fino al triste momento del ripudio quando, nel 293, per motivi politici, Diocleziano volle far sposare Costanzo Cloro con la figlia del co-imperatore Massimiano a cui Costanzo era destinato a succedere.

Furono tredici anni che lei visse con rassegnazione, restando nell’ombra mentre il figlio Costantino ormai ventenne viveva a corte. La situazione non cambiò allorché Costanzo Cloro divenne imperatore.  Ma, quando alla, sua morte (306), salì sul trono il figlio Costantino, egli la fece venire a Corte e la elevò al rango supremo di Augusta . 

Da quel momento Elena divenne una protagonista della politica imperiale e delle trasformazioni che caratterizzarono quegli anni decisivi.

Il suo profilo – osserva Tessa Canella – non si lascia imprigionare dalle definizioni univoche, dai perimetri certi; e, in questa ottica, ha un ruolo centrale il viaggio in Palestina con il ritrovamento della Croce di Cristo che fece divenire una modesta provincia orientale il nuovo polo nevralgico della geografia imperiale e religiosa, la Terrasanta, appunto.

Una vita in continua trasformazione, quella di Elena, che rende proprio la metafora del viaggio quella più adatta “a descriverne la condizione di perenne mutamento, tanto più calzante nell’epoca in cui iniziarono i primi pellegrinaggi cristiani”.

Ma soprattutto, – rileva ancora l’autrice – la storiografia s’ interroga ancora sull’evento principale a cui è legata la sua memoria, ovvero il ritrovamento dei frammenti di quella che era considerata la vera croce di Cristo.

Ci si chiede nel libro se si trattò di un rinvenimento reale, in Terrasanta, o se fu considerato tale solo in seguito. E si aggiunge un ulteriore interrogativo: se fosse da considerarsi un’attribuzione posteriore, come i più ritengono, perché proprio a lei fu assegnata l’inventio, con tutte le conseguenze che essa ha implicato a livello teologico-politico?

La forte personalità dell’Augusta è rivelata anche dal fatto che fu la prima imperatrice a intraprendere, da sola, un iter principis, ossia un viaggio ufficiale e la sua presenza in Palestina fu fondamentale per i cristiani. L’imperatrice andò alla ricerca della grotta della Natività a Betlemme, del Monte degli Ulivi, del Santo Sepolcro, sepolto sotto i cumuli di terra del Golgota  e provvide alla costruzione di imponenti basiliche. 

Senza dubbio si trattò di un evento deciso in stretta collaborazione con suo figlio perché questo grandioso viaggio rispondeva anche all’esigenza di stabilizzare il potere imperiale in Oriente attraverso un grandioso viaggio che identificasse e reperisse i Luoghi Santi della  cristianità. Segni  del favore celeste, destinati a sostenere l’autorità di Costantino, in un momento “in cui si andavano trasformando i quadri di riferimento, la mentalità e il panorama concreto e spirituale degli uomini del tempo, che tante conseguenze avrà sulle vicende storiche successive, fino ai nostri giorni”.

Fu proprio questo viaggio – scrive Tessa Canella –  a determinare  per le comunità  cristiane un diverso spazio cultuale, che, da nascosto, privato (ovvero parti di abitazioni adibite a luoghi di riunione religiosa, o le tombe dei martiri), poté diventare pubblico e con grandiosi luoghi di culto. La Terrasanta e in particolare Gerusalemme divennero mete di viaggi, di pellegrinaggi da ogni parte dell’ecumene con conseguenze rilevanti non solo sul piano religioso.

In questo libro troviamo anche modelli e storia di genere nella particolare prospettiva riguardante le donne di potere Elena è descritta da Eusebio di Cesarea come emissaria della devozione ma anche della generosità imperiale.

Infatti, il saggio mostra che la figura dell’Augusta, contribuì e diffondere un modello di devozione femminile, diventando un ideale di riferimento per imperatrici e regine come Pulcheria, Irene e Teodora, definite “nuova Elena”, Con il tempo, Elena Augusta finì per assorbire modelli letterari provenienti da altri luoghi e da altre storie. Inoltre il suo spirito d’iniziativa contribuì a stabilire modelli di devozione cristiana femminile, di santità, ma anche di gestione del potere, che, con tutta probabilità, ella stessa era consapevole di incarnare. 

Insomma Elena –  rileva la Prof. Canella –  fu protagonista di  un vero e proprio  punto di svolta, un  turning point della storia occidentale, il suo profilo rivela in controluce quello di tanti altri esempi femminili, grazie ai quali l’innovazione divenne tradizione e forza propulsiva per l’azione di imperatrici, sante, pellegrine.

Accanto all’immagine pubblica, altre fonti restituiscono una rappresentazione meno idealizzata di Elena e delle altre donne di potere, ricordando il ruolo, a tratti spregiudicato, che queste avrebbero giocato, attribuendo loro intrighi e manipolazioni, come aveva fatto Atanasio, quando aveva paragonato Elena alla biblica Izebel, E a lei fu assimilata la nipote Costantina, nota con il nome di Santa Costanza, che Ammiano Marcellino, nelle sue Storie, descrive come “una mortale Megera”. 

Eppure, da quel periodo in poi le donne, a corte ebbero un maggiore ruolo politico.  Alcune si richiamarono esplicitamente al modello dell’Augusta, finendo per propagarne e trasfigurarne la memoria. Ed è una significativa parte di questo libro l’analisi di come tale modello  divenne paradigmatico per le imperatrici tardoantiche e bizantine * ma anche  per le regine medievali occidentali. 

Sarà, infatti, la regina dei Franchi, Radegonda di Turingia, a raccogliere il testimone di Elena nella promozione e diffusione della croce, un frammento della quale era stato da lei richiesto per la fondazione del suo monastero a Poitiers . E si descrive come  nel Medioevo, si assisté  a  una competizione per l’appropriazione della figura di Elena tra la Britannia, Treviri e Reims.   

In sostanza – conclude la Prof. Canella-  dal profilo prismatico che le fonti ci restituiscono, emerge l’immagine di una donna perfettamente consapevole del ruolo assegnatole dalla storia, la quale, pur rimanendo in dialogo con i modelli femminili più tradizionali e rassicuranti, seppe a suo modo essere rivoluzionaria.

Tessa Canella è professoressa associata di Storia del cristianesimo alla Sapienza di Roma. I suoi interessi di ricerca si concentrano sul cristianesimo antico e tardoantico, con particolare attenzione alla teologia politica, alla relazione tra storia e memoria, agli spazi sacri e agli studi di genere. Tra le sue recenti pubblicazioni: Il peso della tolleranza. Cristianesimo antico e alterità (Morcelliana, 2017) e Storia e leggenda del santuario di San Michele al monte Tancia. Con testo critico, traduzione e commento (Edipuglia, 2020).

*P.S.   Dopo aver letto questo libro ritengo interessante fare un paragone (ovviamente con molti distinguo)  con la vita di Teodora di Bisanzio, che una paio di secoli dopo, nell’Impero romano d’Oriente passò dalla condizione di ballerina e di prostituta a quella di moglie dell’Imperatore Giustiniano e di sovrana carismatica, e divenne donna di profonda religiosità tanto che è considerata santa nella Chiesa ortodossa.

Total
0
Condivisioni
Prec.
“L’Europa nel caos globale”, la formazione politica prende casa alla Fondazione Circolo Fratelli Rosselli

“L’Europa nel caos globale”, la formazione politica prende casa alla Fondazione Circolo Fratelli Rosselli

Il seminario, che prende il via lunedì prossimo, vede un ricco calendario di

Succ.
“Il Sindaco Pescatore” simbolo della buona amministrazione e della legalità

“Il Sindaco Pescatore” simbolo della buona amministrazione e della legalità

Il ricordo di Angelo Vassallo nell'intervista al figlio Antonio

You May Also Like
Total
0
Condividi