“Più rinnovabili, più pace”. E’ lo slogan di Legambiente nazionale. Un’esortazione, mai così attuale, a riprendere e rinforzare lo sviluppo delle fonti energetiche alternative a quelle fossili. Mai come oggi, dice Legambiente, la guerra – le guerre ci dovrebbero far riflettere sul valore della transizione energetica. Cominciando da questioni di stravolgimento della vita quotidiana, come ha dimostrato il blocco dello stretto di Hormuz con il rischio di far salire il costo di gas e petrolio alle stelle e facendo balenare fantasmi di penuria di carburanti, aeroporti fermi per mancanza dei medesimi, austerity. Ma si tratta anche di una questione morale: visto quanto la gara per appropriarsi delle fonti fossili possa essere motivo di conflitti, morte, distruzione.
E’ partita a fine marzo da Firenze, la campagna nazionale di Legambiente che si articola secondo il format dei Forum Energetici da tenersi nelle varie città d’Italia. E già il Forum Energetico fiorentino è stato un appuntamento significativo che ha messo sul piatto del dibattito pubblico la questione della relazione strategica tra modello energetico, promozione della pace e sviluppo delle rinnovabili nel nostro paese. Un paese che, se vuole, ha molte possibilità di aumentare l’uso delle fonti alternative e rendersi indipendente, trovandosene svariate direttamente in casa, si è anche detto durante il Forum cui, tra gli altri, sono intervenuti il presidente della Toscana, Eugenio Giani, e la vicesindaca di Firenze, Paola Galgani, oltre a Andrea Piattelli del coordinamento Free, Davide Astiaso Garcia, segretario generale ANEV, Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, Giampaolo Vecchieschi, responsabile Permitting Geotermia Enel Green Power Italia e Gaia Pedrolli del direttivo di Ecolobby.
“Sviluppare le rinnovabili significa dare sicurezza energetica, climatica e sociale al paese. Uscire da gas e petrolio è la strada giusta per proteggere gli ecosistemi e i diritti delle persone”. È l’appello che lancia Legambiente , come spiega Fausto Ferruzza, membro della segreteria nazionale : “Dobbiamo mettere al centro del nostro impegno la pace contro la guerra. Siamo convinti che le fonti fossili non solo inquinino terribilmente ma siano troppo spesso la scintilla che accende le guerre: nella disuguaglianza tra i paesi che ce le hanno, vedi l’Iran, e quelli che se ne vorrebbero appropriare. E comunque, anche non si arrivi al conflitto, con la minaccia, per chi su questo fronte non è autonomo, di restare al secco o di vedere andare i prezzi dei carburanti alle stelle e le proprie economie al macero. Riteniamo che questa debba essere la battaglia su cui confrontarsi e mandare un chiaro messaggio alla politica, di cui si debba discutere in tutti i Forum Energetici d’Italia”.
Come si è già iniziato a fare nel Forum di fine marzo che lancia l’appello perché si mettano al primo posto “risparmio, efficienza, sicurezza in ogni senso, da quella ambientale e dunque per la salute umana alla certezza dei rifornimenti senza dover dipendere da altri. Tutti obiettivi che obbligano a promuovere con determinazione la pace puntando a sviluppare nel proprio paese le aree idonee alle fonti energetiche rinnovabili”. Un impegno, si ricorda, cui tanto più ci obbligano le guerre che rinforzano inquinamento ambientale e rischio umano, aggiungendosi al climate change già in corso e adesso arrivato a uno stato pericolosamente avanzato.
Come spiega Giulio Betti, climatologo del Consorzio LaMMA-CNR: “Le attività militari globali generano annualmente circa il 5,5% di gas serra (ovvero climalteranti). Le guerre scaricano sulla terra e nelle acque una quantità di sostanze inquinanti tale da richiedere anni e anni per essere smaltite. Così uccidono sia l’ambiente che, con esso, l’umanità. Quest’ultima la uccidono due volte: direttamente e nel tempo, seminando sostanze letali nel mondo di sopravvive”.
L’inquinamento in generale – fa un esempio impressionante Betti – ha causato finora 1,6 milioni di morti l’anno in Cina, una cifra paurosa che però sta calando perché il paese ha deciso di combattere drasticamente le sostanze che inquinano l’ambiente o alterano il clima. Così la Cina intende mettersi alla testa dell’impegno per le rinnovabili nonostante che, non avendo né petrolio né gas, sia il paese che più inquina per l’uso del carbone che però la popolazione, dopo aver constatato tanti morti, tollera sempre meno, fenomeno che anche in Cina chi governa non potrà ignorare”.
La Cina sta andando avanti mentre Usa e Europa rallentano l’impegno per l’ambiente? Gli USA per diretta e provocatoria dichiarazione anti transizione di Trump, l’Europa perché più nessuno ne parla. Eppure “il Green Deal europeo è ancora in piedi e cogente con previsione di procedure d’infrazione se non verrà osservato – obietta Ferruzza – E’ vero che non se ne parla più ma le norme sono sempre in vigore e cogenti. Vanno ancora osservate, non è cambiato niente”.
Il Forum, sottolinea Legambiente lega insieme i valori di pace e rispetto dei diritti inalienabili dei popoli che l’associazione rivendica essere stati da sempre il tema centrale del proprio impegno. Ogni guerra distrugge, uccide, viola i diritti dei popoli e delle persone, avvelena l’ambiente. Dunque niente di più eterno, come in specifica sintonia con il momento affannato in cui stiamo vivendo, dello slogan “più rinnovabili, più pace”. I due obiettivi marciano insieme secondo l’associazione ambientalista che giudica perentoriamente necessario lasciar perdere le fonti fossili che sono anche evidenti fonti di tragici conflitti armati. Basta con il riarmo, esorta il Forum, e avanti con le rinnovabili insieme a cooperazione, diplomazia, diritto internazionale. Pace e ambiente si saldano. Legambiente chiede che si converta l’aumento della spesa in armamenti in un investimento strategico a livello ambientale e sociale: perché pace e rispetto per l’ambiente coincidono e impegnarsi per la transizione energetica significa anche volere la pace, e’ la tesi, visto che le rinnovabili garantiscono l’indipendenza e la sicurezza ecologica, climatica e sociale.
Uscire da gas e petrolio è urgente: “Aprire una nuova e generosa fase della transizione energetica è fondamentale per molti buoni motivi: morali, economici, geopolitici e strategici – dice Ferruzza – Occorre un maggior protagonismo partecipativo per i territori, sapendo che gli impianti dovranno necessariamente declinarsi in ogni territorio secondo le vocazioni e le idoneità specifiche di ognuno. In questo senso, questa conversione energetica dovrà avvalersi di un sincronismo perfetto tra progetto energetico e progetto di paesaggio”.
Non solo pace e ambiente, ma anche risparmio. Secondo Maurizio Zara, che si occupa dell’ufficio energia nella segreteria nazionale di Legambiente, le rinnovabili assicurano, oltre all’efficienza, anche un buon risparmio rispetto alle fonti fossili. “Tra il 2003 e il 2005 era ancora corretto considerare il gas naturale come la fonte fossile meno inquinante e più utile a superare il periodo necessario alla transizione verso le rinnovabili – dice Ferruzza – Perché allora il climate change era più indietro. Oggi non si può più attendere, occorre un’accelerazione di fronte all’innalzamento della crisi climatica e di quella geopolitica. Un’urgenza morale che ha anche un risvolto economico che spinge a lavorare per un mix intelligente di eolico, fotovoltaico, mini idroelettrico, geotermia (il cui 95% si trova in Toscana”. E’ corretto ma anche conveniente: “In questo momento gli Stati che, come la Spagna, dipendono meno dai fossili sono quelli che se la cavano meglio, essendo meno dipendenti dalla crisi di Hormuz”.
Comunque la corsa delle comunità energetiche rinnovabili è meno peregrina di quanto possa sembrare. Perché mentre, tranne eccezioni, i governi sono distratti, le singole comunità, o regioni, o province, o contee, sedotte sia dall’obiettivo morale ma anche dal risparmio, si attrezzano per superare gas e petrolio. Spiega Betti che in Italia le rinnovabili coprono già il 40%, circa la metà, del fabbisogno di energia elettrica mentre, udite udite, nell’America petroliera di Trump, il Texas, lo stato che possiede circa un quarto degli idrocarburi degli USA, zitto zitto si è fatto leader per la produzione di energia rinnovabile, in cima alla lista per l’eolico e in posizione alta per il solare, coprendo tra il 30 e il 40 del fabbisogno di elettricità.