Giustizia, il giorno della sinistra che dice Sì al referendum

Barbera sottolinea il carattere liberale della riforma Nordio

Firenze – La parola d’ordine è; non si vota su Meloni. Snodo fondamentale per la sinistra del Sì alla riforma Nordio e alla separazione delle carriere che ieri, giorno dell’accellerata del governo sul referendum fissato per il 22-23 marzo, si è data appuntamento ala Palazzina Reale a Firenze per dar conto del fatto che la separazione delle carriere per i giudici non solo non è un passo verso l’autocrazia o la modifica in senso autoritario del sistema repubblicano, bensì un passaggio auspicabile, che, come sostiene Stefano Ceccanti, ex parlamentare in squadra Pd e attuale vicepresidente di Libertà Eguale Toscana (che ha organizzato l’incontro) “è stato sostenuto da noi per 25 anni”, in quanto “la riforma è a vantaggio dell’autonomia dei giudici dai pm”.

Insomma, un modo per rovesciare la narrazione del referendum che è fatta sempre dalla sinistra, il pezzo che sostiene il No. No in quanto la riforma Nordio si configurerebbe come tappa necessaria al cambio di sistema in senso autoritario, correlata ad altre “mosse” sulla scacchiera del governo, quali premierato e autonomia differenziata. Senza contare le nuove norme e i nuovi reati introdotti dal Decreto Sicurezza, tutto collegato da un filo nero che ha visto proprio negli ultimi giorni una conferma nel rilancio, da parte del governo, di una veloce e spiccia riforma del sistema elettorale.

Niente del genere, invece, per i componenti della sinistra per il Sì, che anzi colgono l’occasione per incitare la segretaria e tutto l’universo Dem ad approfittare dell’occasione per aprire spazi capaci di imbarcare radicali, garantisti, moderati, centristi confusi da una Destra aggressiva e sempre meno aperta a posizioni sia pur larvatamente differenziate dal diktat supremo. E’ ciò che richiama in parte anche Benedetto della Vedova, presente all’incontro con insigni costituzionalisti come Augusto Barbera, il quale sottolinea il punto della riforma, ovvero il suo “carattere liberale”, accidentalmente portato avanti da forze politiche “che richiamano legge e ordine”, ma che fa parte “del patrimonio della sinistra”.

Intanto, nella sala si avvistano esponenti del partito di Elly Schlein ed ex storici renziani, insieme a radicali e ad esponenti di Più Europa. Così, ecco l’assessora Pd Caterina Biti, ma anche l’ex assessore Massimo Mattei, la presenza di Stefania Saccardi, presidente del consiglio regionale toscano, e del consigliere regionale di Italia Viva Francesco Casini. Tutti insieme perché, come ha detto Barbera, il voto non è né a favore né contro Meloni, dal momento che “a giudicare il governo servono le elezioni”.

Al di là del tono politico che, tuttavia e nonostante, assume questo referendum (e che purtroppo hanno sempre avuto i referendum in Italia) la domanda che sorge spontanea è se questa avanzata in ordine sparso del centrosinistra gioverà al campo largo, viste le posizioni di Avs e Verdi e l’alzata di scudi di Schlein per il No, seguita prontamente sul territorio dal presidente Eugenio Giani e dalla sindaca di Firenze Sara Funaro.

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