SIN, bonifica e reindustrializzazione: come si gioca la partita ecogiustizia

Ferruzza (Legambiente): lavoro e ambiente possono stare insieme

La prima tappa della seconda edizione della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato” chiamata dalle associazioni ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera è ripartita con un flash mob che si è tenuto di fronte al Rivellino di Piombino. Una ripartenza, denunciano gli organizzatori, che riguarda un SIN, quello di Piombino, che sta aspettando da quasi 30 anni e sei accordi di Programma, di cui l’ultimo con Metinvest Adria per il rilancio del polo siderurgico,  una bonifica che ad ora riguarda solo il 6,6% dei terreni e il risanamento di appena lo 0,2% della falda.

Cosa sono i SIN? I siti di interesse nazionale (SIN) “sono delle zone altamente a rischio in cui la quantità e pericolosità degli inquinanti presenti hanno un impatto sull’ambiente circostante sia sotto il profilo ecologico che sanitario. Come puntualizzato da Ispra, le misurazioni possono portare alla scoperta di nuove aree contaminate o gli impatti possono estendersi con il tempo su un territorio più vasto” (da Open Polis).

In Italia ci sono 42 Siti contaminati d’Interesse Nazionale (SIN) che coprono complessivamente 148.594 ettari di superficie terrestre (0,49% del territorio italiano) e 77.136 ettari di aree marine. La problematica riguarda tutte le regioni italiane, eccetto il Molise, come si legge sul sito dell’Ispra, aggiornato al dicembre 2024. Il SIN più grande si trova a Casale Monferrato, consta di quasi 74mila ettari che abbracciano 48 comuni, di cui 45 in provincia di Alessandria, 2 in quella di Vercelli e 1 in quello di Asti.  Il problema di questa enorme area è in buona sostanza l’amianto, che proviene dallo stabilimento ex Eternit. Nelle aree vicine allo stabilimento, ricorda una ricerca di Open Polis, è stato rilevato amianto nei suoli e nei sedimenti. Il Sin è stato incluso nell’elenco con la legge 462/1998. Per quanto riguarda l’area a mare, è nell’area del  Sulcis – Iglesiente – Guspinese in Sardegna  che bisogna cercare. Si tratta di quasi 32mila ettari di area a mare cui si aggiungono quasi 20mila ettari a terra, 9.100 dei quali situati in aree minerarie. Nella zona, in cui si sono svolte attività minerarie, le  contaminazioni riguardano metalli pesanti nei suoli e nelle acque sotterranee, oltre ad aree caratterizzate da inquinamento da Ipa, luoruri, idrocarburi e contaminanti legati ai cicli produttivi del cloro soda e del dicloroetano (fonte OpenPolis).

“La campagna in oggetto, giunta al secondo anno, serve a mettere sotto i riflettori i siti simbolo dell’inquinamento in Italia . spiega il responsabile nazionale del settore Paesaggio di Legambiente e presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza – l’Italia è stata aggredita dall’ingiustizia ambientale e quindi anche da quella sociale, dal momento che si tratta di luoghi contaminati che hanno rilievi epidemiologici di una certa gravità, che meritano di essere riposizionati sotto i riflettori dell’opinione pubblica. Piombino è la prima tappa di questo secondo tour, non è un caso che abbiamo scelto di prendere Piombino come prima città di cui occuparci come Campania. Il tema è quello dell’attesa, 27 anni a dicembre, della bonifica delle aree industriali  su cui, nel tempo, si sono sedimentate e sovrapposte materie inquinanti di ogni tipo; sia nella falda idrica che nel suolo”.

Perché la verità è questa, a Piombino come in Lombardia come in Piemonte e ovunque, l’abbandono a se stesse delle zone inquinate non interrompe l’inquinamento.Non basta spostare le strutture o cessare le attività. Anzi. “Gli ecosistemi continuano a perpetuare questo inquinamento anche perché senza una bonifica, alcune sostanze nocive tossiche non fanno che peggiorare la qualità dell’acqua e del suolo – spiega Ferruzza – L’altro elemento su cui è importante riflettere, ad esempio proprio su Piombino, è che in questo momento c’è un’attesa spasmodica rispetto al progetto Metinvest Adria e quindi rispetto a un processo di reindustrializzazione che noi non avverseremo”.

Insomma l’antico convincimento che lavoro e ambientalismo non stanno insieme si dimostra falso e frutto di malafede. “Una delle cose che emerge dalle tappe di questa campagna è che si mettano in contrapposizione ambiente e lavoro – spiega Ferruzza – noi vogliamo che questo sito venga reindustrializzato, ma che questa reindustrializzazione sia simultanea alla bonifica e alla sanificazione dell’ecosistema, dal momento che non si può, come si è fatto per decenni a Taranto, a Piombino, a Porto Marghera, a Priolo, dire che lo scambio necessario sia pane da un lato e fumo tossico e inquinamento dall’altro.Non ci potremo mai più permettere che il prezzo del pane sia il cancro. Dobbiamo far sì che ambiente, sviluppo, buona e durevole occupazione siano contemporanei al diritto alla salute, alla salubrità dei luoghi di lavoro, all’ambiente. Diritti costituzionali”.

E che non sia utopia chiedere questo, lo dicono gli esempi del Nord Europa, dalla Germania, alla Scandinavia, agli Usa. “Piombino può diventare un modello fra gli altri della possibile reindustrializzazione green – dice Ferruzza – molti paesi nel mondo l’hanno già messa in atto e non è più ammissibile che nel nostro Paese si sia fanalini di coda in quanto a riconversioni industriali”. Insomma, il classico ricatto o lavoro e inquinamento o disoccupazione e ambiente, per porlo in termini grossolani ma efficaci, è falso, perché le tecnologie per un lavoro sostenibile, svolto in condizioni salubri e con un impatto molto limitato sull’ambiente, esistono e sono già applicate.  “Le tecnologie esistono – ribadisce Ferruzza – ciò che bisogna richiedere con forza è più determinazione politica, e che sia una determinazione politica bipartisan perché l’ambiente non è appannaggio di nessuno. Semmai, tutti i rappresentanti istituzionali, come tutte le comunità, devono unirsi e fare forza su questo punto, perché l’ambiente è un bene comune”.

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