La moderna fantasmagoria di un “ballet à grand spectacle”

“Alice’s Adventure in The Wonderland” di Christopher Wheeldon alla Scala

È fantastica la storia di Alice nel paese delle meraviglie e se poi si avvera nel fantasmagorico balletto Alice’s Adventure in The Wonderland di Christopher Wheeldon, il gioco è fatto e non ce n’è per nessuno. Basti pensare che la prima nazionale al Teatro alla Scala, con il formidabile Corpo di Ballo, registra il sold out e le repliche fino al 30 maggio sono esaurite. Un meritato successo per una produzione che ha le caratteristiche di un ballet à grand spectacle, risveglia il «fanciullino» pascoliano in ognuno di noi e regala momenti di poesia visiva e di sapienza ballettistica.

Ideato nel 2011 per il Royal Ballet, e ripreso da importanti organici e ora da quello scaligero, Alice’s Adventure in The Wonderland è un balletto narrativo di tradizione ottocentesca e rispetta la divisione in tre atti, le azioni pantomimiche, i pas de deux, le variazioni singole e di gruppo, ma ha un concept moderno. Una modernità data dagli effetti speciali, dal citazionismo coreografico, dal linguaggio e dallo stile neoclassici, dal taglio registico e dalla musica dissonante.

La fonte d’ispirazione è l’omonimo racconto che Lewis Carroll pubblicò nel 1865 ma tiene presente anche Through the Looking-glass,la continuazione delle avventure di Alice scritta dall’autore nel 1871. Un duplice riferimento che trasforma le avventure di Alice in un sogno e consente alla ragazza, figlia del decano Henry Liddell, di ricongiungersi al giardiniere Jack. Il giovane allontanato dalla burbera Madre della ragazza e ritrovato alla fine quando, con un salto vertiginoso, si passa ai giorni nostri e i due innamorati sono di nuovo uniti e fotografati da Carroll nei panni di un turista di passaggio. Quello stesso Carroll che all’inizio, ospite di casa Liddell,  aveva regalato ad Alice e alle due sorelle il magico libro e le aveva immortale con una foto. Una scelta registica “a cornice” che assicura, con il rimando all’attività di fotografo dello scrittore inglese,  coerenza drammaturgica e lascia campo libero ai mirabolanti episodi, ravvivati dagli stessi interpreti, anche in ruoli diversi, che facilitano la comprensione dell’intreccio e attestano la genialità del pluripremiato Wheeldon.

Il balletto si apre in medias res con i preparativi per un party nel giardino di casa Liddell. L’indaffarata Madre – nel sogno la Regina di Cuori – accoglie Carroll e sollecita il giardiniere Jack a portare il cesto di rose bianche in cui lui ha nascosto quella rossa per la ragazzina. Alice e Jack – alter ego del Fante di Cuori – sono presi l’uno dell’altra e il ragazzo le offre la rosa rossa e lei gli dona un dolcetto. L’astiosa genitrice lo accusa di essere un ladro e lo caccia, tornando ad occuparsi degli ospiti che si danno alle danze. Carroll conforta Alice regalandole un ventaglio e l’esibizione della coda bianca anticipa il suo essere Bianconiglio. Un occhialuto personaggio immaginifico che sparisce in un nuvola di fumo e attira la fanciulla che lo segue fiduciosa.

Da lì Alice, attraverso il tunnel dell’inconscio, fa il suo ingresso nel mondo dei sogni guidata da Bianconiglio tra le caleidoscopiche scene di Bob Crowley, autore anche dei fantasiosi costumi, tra le video proiezioni di John Driscoll e Gemma Carrington, e le luci di Natasha Katz. Un mondo popolato da strani personaggi, arricchito di situazioni surreali come quella delle salcicce nella caotica cucina della Duchessa en travesti, a cui fanno eco quella illusionistica dello Stregatto, quella ‘stile Broadway’ del Cappellaio Matto che balla il tip tap e quella esotica dell’enorme fungo con tanto di odalische e Rajah.

Un susseguirsi di quadri a cui si aggiungono i pas de valse delle coppie, l’esilarante cricket match con le ragazze pellicano, i semi delle carte da gioco personificate da ballerini e ballerine che ballano in un castello di gigantesche carte, il processo al Fante di Cuori, fino all’epilogo in cui il castello crolla e la Regina di Cuori è sconfitta. Alice riattraversa il tunnel e ritorna al futuro ritrovando Jack e Carrol che li fotografa e si immerge nella lettura del libro magico.

Agnese di Clemente e Navril Turnbull, Alice e Jack-Fante di Cuori, sono perfetti nei passi a due. Claudio Coviello è formidabile come Bianconiglio e Lewis Carrol, Christian Fagetti con le claquette è un estroso Cappellaio Matto, Mattia Semperboni è un affascinate Raja, Gabriele Corrado è una spassosa Duchessa e tutto il Corpo di Ballo mostra un livello stratosferico. Nicoletta Manni poi come Regina di Cuori sfodera un’insospettata vis comica nella plateale parodia dell’Adagio della Rosa della Bella Addormenta nel Bosco che la fa finire a gambe all’aria in una farsa da Commedia dell’Arte, stemperata dall’arioso humor inglese.

Un licenza ballettistica a cui si somma  la ripresa di un grand numéro alla maniera di Fokine nel processo al Fante che richiama Danza Infernale dell’Uccello di Fuoco e sottolinea la dimensione allusiva di questa Alice’s adventures in wonderland. Una complessa mise en danse che, intrisa di dotte citazioni e di neoclassiche scene corali tipiche di Petipa e Balanchine, è sommersa dagli applausi e dalle ovazioni del pubblico.      

In foto: Agnese Di Clemente e Claudio Coviello (ph Brescia e Amisano © Teatro alla Scala)

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