Storia del termine “genocidio”, fu un giurista ebreo a crearlo

Definisce uno sterminio attuato  nei confronti di uno specifico gruppo umano

Un crimine senza nome : così nel suo discorso alla radio il 24 agosto 1941 Winston Churchill aveva definito le barbarie naziste  convinto che nessuna parola fosse in grado di esprimere appieno tutto l’orrore che stava funestando l’Europa.  A dargli un nome doveva essere poco dopo il giurista ebreo polacco Raphael Lemkin :  ispirato dalle   sue parole doveva infatti  colmare questa lacuna e coniare un termine che avrebbe consentito di gettare una nuova luce su massacri perpetrati nel corso dei secoli.

Nel suo libro « Axis Rule in Occupied Europa » pubblicato nel 1944, cioé quando ancora la guerra era ancora in atto, crea dunque la parola genocidio, un termine che unisce la parola greca genos (stirpe) con il suffisso latino cidere (da caedere uccidere) con cui l’ex procuratore polacco cerca di definire in modo giuridico la specificità di alcuni  stermini come quelli di si stava interessando da anni, quello degli armeni compiuto dai turchi alla fine della prima guerra mondiale e quello degli ucraini compiuto dai sovietici nel 1932-3 (Holodomar). Nel 1939, per sfuggire ai nazisti che hanno invaso la Germania e che stermineranno tutta la sua famiglia,  si rifugia prima in Svezia e poi  due anni dopo, a bordo della transiberiana arriva in Alaska con valigie di documenti raccolti per denunciare gli orrori che si stanno perpetrando sotto la dominazione nazista. Una volta installato nella Carolina del Nord dove gli viene offerto un modesto incarico di assistente in una unversità, decide di raccontare con il suo libro i crimini nazisti in Europa e in particolare quelli connessi, con la Shoah si cui stavano cominciando a circolare documenti e testimonianze.  Anzi, dalla sua documentazione si evince che sin dal 1941 in Usa e Regno Unito si era al corrente degli stermini perpetrati in Polonia, nei paesi baltici  e in Urrss.

E’ alla luce delle riflessioni scaturite dai doumenti raccolti e dall’esame dei due casi aveva deciso di rilevarne con il termine genocidio  la loro specificità che doveva poi tradursi in un concetto giuridico chiaro.  Genocidio, era per Lemkin, uno sterminio attuato  nei confronti di uno specifico gruppo umano. « Lemkin non è solo un pensatore , un teorico di valore ma anche un uomo che si batterà presso i governi delle Nazioni Unite, con la stampa, per farsi ascoltare e rompere la cospirazione del silenzio sulla scomparsa di tanti ebrei in Europa » ha ricordato sul « France Culture » lo storico Vincent Duclert nel sottolneare alla radio francese il ruolo determinante avuto dal giurista polacco nel fare entrare il genocidio nel « codice » giuridico internazionale.

L’impegno di Lemkin porta i suoi frutti: dapprima viene inaugurato al processo di Norimberga contro i cruminali di guerra tedeschi e poi  con l’adozione nel 1948 della Convenzione  per la prevenzione  e l repressione del crimine di genocidio da parte delle Nazioni Unite.  La definizione di genocidio adottata, un po’ diversa da quella di Lemkin, definisce il genocidio un atto  commesso con l’intenzione di  distruggere, in parte o completamente,  un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Nel 1998 poi viene creata la Corte penale internazionale , il cui compito è di giudicare le persone che si sono rese colpevoli di genocidio, di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra.

Dal crimine senza nome  si é approdati dunque a una  dottrina giuridica che nn dovrebbe lasciar spazio a molti dubbi o contestazioni. E invece, come si assiste anche i questi ultimi tempi, è oggetto di dibattiti, dinieghi forse anche per il fatto che la nozione centrale al crimine di genocidio è  quella del dolo, dell’intenzione di eliminare un dato gruppo, una nozione che non è sempre inequivolmente facile da provare.  Come spiega Duclert , « la negazione e il negazionismo fanno parte integrante del fenomeno genocidario » ma che grazie alle ricerche degli storici e i passi avanti compiuti dal diritto internazionale, sono stati riconosciuti come genocidi  stermini prima considerati come massacri o crimini contro l’umanità, come ad esempio quello compiuto dai Khmer rossi in Cambogia.

Mori  d’infarto su una panchina di un parco di New york , solo e senza una lira. Fu sepolto , dopo un funerale cui parteciparono solo 7 persone, al cimitero ebraico di Mount Hebron nell’agosto del 1959. Sulla sua tomba una sobria lapide lo ricorda come »padre della convenzione sul genocidio’’. Morì solo ma non è stato mai dimenticato anche perché purtroppo la sua battaglia per farci prendere coscienza degli orrori cui può arrivare l’umanità rimane di grande attualità e la parola genocidio ne illustra, meglio degli altri, tutto l’obbrobio  che può essere in noi.

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