Antonio Costa: “Dobbiamo costruire una vera difesa europea”

Il presidente del Consiglio Ue si confronta con i giovani ricercatori

Il presidente del consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa, il primo presidente socialista della Ue e uno dei rari socialisti ai vertici dell’Unione, festeggia l’8 maggio, 80esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, venendo in Italia, a Firenze, per partecipare all’iniziativa “Pace e sicurezza in Europa in un contesto di turbolenze globali” organizzata dall’European University Institute (Eui), l’Istituto universitario europeo della Badia fiesolana universalmente riconosciuto come uno dei più prestigiosi programmi culturali in Europa e nel mondo. Non solo ma, uscendo dalla Badia , Costa fa un salto anche nello stabilimento fiorentino della Leonardo, 70 siti, di cui 38 produttivi, e 31 mila dipendenti in Italia, la maggiore azienda italiana per la difesa (il 78* del suo fatturato), l’industria aerospaziale e la sicurezza, la seconda impresa per la difesa in Europa e la quattordicesima nel mondo.  

 La sintesi della sua presenza in due luoghi principi, in Italia come in Europa,  della cultura e la formazione da un lato, e dell’industria della difesa dall’altro, è già emblematica di un tour che afferma l’idea di riarmo dell’Unione europea. La pace punto e basta va bene. Ovvero andava bene finché credevamo di non doverla più difendere o perfino parlarne in questi 80 anni in cui sembrava un bene dato per certo, ma ora il mondo è cambiato e la pace dobbiamo difenderla. Questo, in soldoni, il credo di Costa: “La pace non è una condizione passiva. È un progetto attivo. Un progetto che deve essere rinnovato in ogni generazione. L’Unione europea è stata costruita sulle rovine della guerra, non solo per impedirne un’altra, ma per costruire qualcosa di meglio. Questo è il momento in cui l’Europa deve ricordare perché è stata creata e dimostrarsi ancora una volta all’altezza della situazione”.

Ora la parola guerra è tornata con prepotenza anche nei nostri viziati vocabolari che tuttavia ignoravano che nel resto del mondo la guerra comunque c’era. E c’è tornata alla grande: con la terribile parola di terza guerra mondiale. E dire, riflette il presidente del consiglio regionale toscano, Antonio Mazzeo, che porta il saluto della Toscana all’appuntamento Eui, “che credevo che la mia generazione la parola guerra non l’avrebbe pronunciata mai”. La  guerra è alle porte dell’Europa in Ucraina, a  Gaza con una tragedia infinita anche se i governi non ne parlano e nessuno ferma la strage, si fa forte la minaccia di guerra nucleare India – Pakistan e poi l’Iran, lo Yemen, in tutto 56 conflitti nel mondo, un record dall’ultima guerra mondiale. 

Costa è in Italia a dichiarare che “dobbiamo costruire una vera difesa europea”. Ribadendo il sostegno dell’Europa all’Ucraina, puntualizza che deve essere “un sostegno per una pace giusta, completa e duratura”. In sintonia con Ursula von der Leyen: “Serve una pace giusta e duratura”.  Particolarmente significativo, secondo il presidente del consiglio europeo, pronunciare queste parole  a Firenze  dove “il sindaco Giorgio La Pira credeva che le città, in quanto microcosmi dell’umanità,  avessero il potenziale per colmare le divisioni e promuovere la pace” . Ma,  precisa Costa,  “soprattutto nel mondo di oggi, la pace senza difesa è un’illusione. Nel mondo di oggi, dobbiamo essere in grado di difenderci e di scoraggiare adeguatamente future aggressioni in Europa. Nel mondo di oggi, l’autonomia strategica non è un rifiuto delle alleanze, ma un rafforzamento della responsabilità. Dal 2022, la spesa per la difesa dell’Ue è aumentata di oltre il 30%. È un dato significativo. Ma dobbiamo andare oltre, e andare insieme. La scorsa settimana, dodici Stati membri hanno fatto un passo avanti esprimendo il loro interesse ad attivare la clausola di scarto nazionale nell’ambito del Patto di stabilità e crescita, al fine di avere più spazio di bilancio per investire nella difesa. Questo migliorerà gli acquisti congiunti, le capacità europee e la concentrazione sui sistemi critici: difesa aerea, guerra elettronica, munizioni.

Dunque avanti con Readiness 2030, come è stato ribattezzato l’iniziale Rearm Europe, l’ambizioso piano di spesa militare europea da 800 miliardi di euro per aumentare, come suggerisce la parola readiness, la “prontezza” dell’Unione nel respingere le minacce esterne, per prima, la Russia. La pace, però, non è il riarmo protestano in più d’uno. Costa non lo ignora e ribatte: “La pace non è una condizione passiva . È un progetto attivo. Un progetto che deve essere rinnovato in ogni generazione. L’Unione europea è stata costruita sulle rovine della guerra, non solo per impedirne un’altra, ma per costruire qualcosa di meglio. Questo è il momento in cui l’Europa deve ricordare perché è stata creata e dimostrarsi ancora una volta all’altezza della situazione”. Abbiamo una responsabilità noi europei: “ Siamo una potenza commerciale, con la responsabilità di garantire la stabilità delle relazioni internazionali. Il mondo ha bisogno dell’Europa per la pace e la prosperità”.

Non ne sono per niente convinti il gruppo di ricercatori dell’Eui che, al grido di “Istruzione e non militarizzazione”, manifestano dopo il discorso di Costa e contro Readiness 2030 nel cortile e in varie sedi dell’Istituto.  Scandiscono: “Stop al riarmo”,  “Stop al genocidio di Gaza”. Contestano che “nella giornata della vittoria in Europa che celebra la fine della seconda guerra mondiale, la sconfitta del fascismo, del genocidio, la lotta per la pace e la giustizia, non siamo riuniti per parlare di pace, ma, al contrario, solo di promuovere Readiness 2030 ”. Un piano che costerà 800 miliardi, obiettano i ricercatori,  per la nuova iniziativa militare dell’Unione europea che si troveranno  “dai tagli alla spesa pubblica, ai fondi di coesione, alla sanità, all’istruzione, ai servizi sociali, alla ricerca, alla tutela del lavoro, alla costruzione della pace, alla cooperazione internazionale e alla giustizia climatica”.

 Il piano, sintetizzano i ricercatori, “costituirà un trasferimento di ricchezza dal pubblico ai produttori privati di armi. Dai poveri ai ricchi”. Al contrario di quanto afferma Costa: “Si tratta di costruire l’Europa della speranza”, ovvero di “difendere e rafforzare i nostri valori comuni: la democrazia, la pace, la libertà, la solidarietà. Significa affrontare le sfide della sicurezza non chiudendoci in noi stessi, ma lavorando insieme, rafforzando la coesione interna, e costruendo alleanze esterne solide, investendo nella protezione delle persone e dei territori”.  Non è questione di soldi: “Non dubitiamo della nostra potenza economica. Quello che dobbiamo fare è collegare la nostra capacità economica alle nostre ambizioni in materia di sicurezza. Un passo che farà  dell’Unione europea l’attore geopolitico più influente. Attiva nelle regioni vicine per costruire una pace sostenibile e  promotrice concreta del dialogo e della cooperazione. In Medio Oriente. Nel Caucaso. In Africa. Il mondo ha bisogno dell’Europa per la pace e la prosperità”. 

 Siamo nel pieno del dibattito odierno quando la parola guerra è inaspettatamente o distrattamente diventata quotidiana. Tra chi afferma che armarsi significa la forza di imporre la pace e pacifisti convinti che costruire le armi implichi poi usarle e diffondere la guerra. Costa, da parte sua, sostiene che “la pace senza difesa è un’illusione” e che si debba “investire in deterrenza”. Non a caso, dopo la Badia fiesolana, il presidente del Consiglio europeo corre la’ dove la “deterrenza” la si costruisce, alla Leonardo, accolto da Massimo Claudio Comparini, managing director della divisione Spazio che è il fiore all’occhiello dello stabilimento fiorentino. Non è un caso che, per passare dalla teoria alla pratica, il presidente del consiglio europeo vada li’. “Leonardo è una delle aziende più innovative in Europa  – riconosce – È importante avere dei ‘campioni’ europei  di questo tipo. Non significa solo essere più autonomi ma anche più integrati nella supply chain grazie ad una presenza in differenti paesi, in diverse regioni. Questa è l’unica maniera per essere realmente europei. Oltre allo spazio e al cyberspazio, Leonardo è anche un fornitore importante di elicotteri e velivoli, e abbiamo bisogno di aerei ed elicotteri per difenderci e per combattere quando qualcuno ci attacca” . 

 L’Europa, precisa Costa alla Leonardo  , “non ha mai attaccato nessuno, ma si deve difendere. Le priorità sono aumentate, tra le prime sicurezza e competitività di cui Leonardo è un ottimo esempio, trattandosi di un’impresa che investe in innovazione e che produce tecnologia in maniera duale” . Ovvero applicata alla difesa come al civile: “Serve a aumentare la produttività in agricoltura, ma anche per difenderci da attacchi missilistici, o guidare precisamente un missile su un bersaglio evitando danni collaterali. Investire in difesa è anche investire nella nostra economia, in innovazione e in lavoro di qualità. Leonardo non è l’unico esempio in Europa ma certamente è uno dei migliori”. Si smetta con la polemica che accusa chi vuole il riarmo europeo di essere guerrafondaio e fiancheggiatore della grande industria di armi:“Le industrie della difesa, come dimostra il buon esempio di Leonardo, giocano un ruolo importante e vanno rinforzate. Quando investiamo nella nostra difesa, stiamo investendo nella deterrenza, per evitare nuove guerre. L’ Unione Europea è un progetto di pace. Non siamo una minaccia per nessuno. Ma non possiamo essere ingenui. Ci sono delle minacce: dobbiamo difenderci ed evitare il rischio di nuove guerre” .

 A chi critica l’Europa di Readiness 2030, Costa manda a dire “è normale che ci sia dibattito su questi temi, è la democrazia”.  Ma non si sposta e accusa apertamente la Russia: “Per decenni abbiamo creduto che dopo la seconda guerra mondiale non ci sarebbero mai più stati conflitti in Europa. Oggi dovrebbe essere il giorno della pace. Ma purtroppo, non possiamo celebrare la pace in un periodo di pace, perché la Russia ha portato nuovamente la guerra nel nostro continente con l’invasione dell’Ucraina” . C’è un unico modo per difendere la pace: “Investire in difesa”. 

 D’accordo, la presidente Eui, Patrizia Nanz, visto anche che ormai abbiamo capito che “l’alleanza atlantica potrà essere al massimo transitoria e che l’Europa deve imparare a proteggersi da sola”. Il periodo d’oro della pace, riflette, è finito, ora per difenderla è necessario riarmarsi in nome della deterrenza, dice, ammettendo che però tutto non è così semplice e che “gran parte dell’opinione pubblica è contraria al riarmo”. Italia in testa, continua, sottolineando il report della rivista online dedicata alla geopolitica e alle questioni europee, Le Grand Continent,  che rivela come “il  62 per cento degli italiani creda che siano più urgenti spese per il bene pubblico che per la difesa contro il 34 per cento dei cittadini degli altri paesi europei”.  

Interamente nel merito della funzione delle città nel creare e rinsaldare la pace, l’intervento di saluto all’iniziativa Eui di Sara Funaro, la sindaca di Firenze che ricorda essere  città della pace fin dai tempi del sindaco Giorgio La Pira, e, come dice lei,  costruttrice di ponti tra popoli e tra religioni. Funaro non cita il riarmo, ma lancia un appello per “continuare un impegno che dia un segnale di unità e dialogo anche in un momento complesso come questo, dove troppe sono le tragedie, a partire dalla Palestina su cui mi sono espressa in maniera molto netta in questi giorni”. Lei, sindaca ebrea, che ha appena dichiarato : “ Le notizie che arrivano dalla Palestina sono ogni giorno più terrificanti. L’annuncio scellerato di Netanyahu sull’imminente occupazione totale della Striscia di Gaza e sullo spostamento forzato dei civili è un disegno che viola i principi fondamentali del diritto e dell’umanità. La comunità internazionale e il governo italiano devono fare tutto ciò che è in loro potere per fermare questa escalation”. L’Europa che intende difendere la pace con ogni mezzo  per prima?

In foto Antonio Costa

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