Sarà difficile la vita dei bambini nel futuro e saremo tutti responsabili di quale mondo lasceremo alle prossime generazioni. Un futuro di cui l’infanzia è la chiave più preziosa e di cui bisognerebbe avere la massima cura. E invece. Invece i bambini staranno peggio nella seconda metà degli anni Duemila in confronto alla pur tormentata prima metà, oscurata da problemi ambientali, sociali, politici, fino alla guerra, anzi alle guerre, tutte condizioni di cui i bambini soffrono in particolare. In compenso, però, non avranno un futuro migliore, bensì peggiore. Tanto che, invece di progredire, gran parte delle conquiste fatte finora sul piano dei diritti dell’infanzia rischieranno addirittura di andare perse nel decennio tra il 2050 e il 2059.
L’allarme arriva dal rapporto Unicef (il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) 2024, “Il futuro dell’infanzia in un mondo in trasformazione”, veicolato online anche dal blog Ambientninsolo. Secondo Unicef, in un mondo in rapidissima trasformazione, ci si sta occupando di tutto fuorché dei diritti dell’infanzia. Nel decennio 2050-2059, di cui non dovremmo sentirci così privi di responsabilità, visto che gli anni passano di corsa e si portano dietro le conseguenze di cosa si è fatto prima, il numero dei bambini che dovranno difendersi dalle ondate di calore estremo sarà di ben otto volte superiore a quello di oggi, il numero dei piccoli coinvolti in episodi estremi di inondazioni sarà di tre volte tanto e quelli minacciati da incendi boschivi estremi raddoppieranno. La retorica del futuro migliore si chiude qui. Tra un sempre maggiore deterioramento dell’ambiente e inarrestabilita’del climate change, da una parte. E, dall’altra, le tecnologie di frontiera che rischiano di arrivare nelle mani di piccoli inesperti in maniera diseguale e comunque incontrollata, con il rischio che, da un vantaggio, si tramutino in un pericolo. Ecco cosa teme l’Unicef.
Per di più, al polo opposto di queste preoccupazioni, arriva Trump, da sempre negazionista nei confronti del climate change e nemico dell’accordo di Parigi su cui attualmente si basa l’impegno dei paesi a ridurre le emissioni di gas serra climalteranti. Deciso, al contrario, a favorire a testa bassa un aumento della produzione statunitense di petrolio e gas naturale che, appunto, di quei gas sono i principali responsabili.«Drill baby, drill», ovvero «Trivella baby, trivella , è stato uno dei suoi slogan elettorali e adesso ha già annunciato di riaprire le trivellazioni off-shore per dare impulso alle estrazioni di dette sostanze a svantaggio delle energie alternative, lasciando prevedere tonnellate di emissioni in più negli Stati Uniti. Anche dato e non concesso che gli attuali governi di buona parte del mondo non vogliano seguire le politiche ambientali di Trump, come è noto il climate change non risiede dove è nato ma si diffonde nel globo, dunque bastano gli Usa a destabilizzare ancora di più il clima per tutti
In un mondo che già adesso si lamenta pericolosamente invecchiato, il rapporto Unicef prevede che bambini nel solito decennio,oltre il 2050 saranno meno perfino in Africa, il continente considerato il più popolato di ragazzini, scendendo dall’attuale 50% al 40% della popolazione. Sia Africa subsahariana che Asia meridionale saranno ancora nel 2050 le zone più popolate di bambini, comunque ce ne saranno meno e anche quei paesi inizieranno a invecchiare dato che la diminuzione della percentuale di bambini è prevista in ogni in regione del mondo. Arriveranno al di sotto del 17% in Asia orientale e in Europa occidentale, invece degli attuali 29% e 20% della popolazione. Un mondo di vecchi.
Le uniche buone notizie dell’Unicef sono che l’aspettativa di vita alla nascita aumenterà come anche l’accesso dei bambini all’istruzione che già è cresciuto negli ultimi cento anni. Si prevede anche che, scavalcando il 2050, perlomeno l’istruzione primaria coinvolgerà quasi la totalità dei bambini del mondo (il 96%) mentre adesso siamo due punti sotto. Poca gloria, però, se ondate di caldo e di eventi estremi li travolgeranno.
Andrà peggio per le bambine che per i bambini, aumentando invece che diminuire, il gap di possibilità tra donne e uomini. Per di più, Unicef raccomanda di non bearsi più di tanto di ragazzini che si prevede saranno più istruiti, quando in pericolo sarà la loro stessa vita e, anche se ce la faranno, diminuirà il benessere dell’infanzia: come il report dell’Unicef prevede che accada in un mondo che cambia molto alla svelta senza fare attenzione ai diritti dei bambini e senza commisurare su di loro le rapide trasformazioni. Unicef prevede tre mega tendenze “anti bambini” che li metteranno a rischio se non tenute sotto controllo o bloccate del tutto, oppure avviate su una strada che incentivi e non cancelli i diritti dell’infanzia. I fantasmi che si aggireranno nel mondo bambino oltre il 2050, che non è poi così lontano, sono secondo Unicef: cambiamenti demografici, crisi climatiche e ambientali e tecnologie rivoluzionarie. Per tutti e tre i punti il comandamento è uno:correre immediatamente ai ripari.
“I bambini stanno vivendo una miriade di crisi, dagli shock climatici ai pericoli online, che sono destinate a intensificarsi negli anni a venire”, dichiara la direttrice generale dell’Unicef, Catherine Russell. Rifacendosi al rapporto 2024, spiega: “Le proiezioni contenute in questo rapporto dimostrano che le decisioni che i leader mondiali prendono oggi – o non prendono – definiscono il mondo che i bambini erediteranno. Creare un futuro migliore nel 2050 non richiede solo immaginazione, ma anche azione. Decenni di progressi, in particolare per le bambine, sono in pericolo”.
Il climate change è sotto gli occhi. Il 2023 è stato l’anno più caldo in assoluto e le valutazioni finali ci diranno che il 2024 lo ha superato. Secondo le proiezioni Unicef, se le cose continueranno così, nel decennio 2050-2059 le crisi climatiche e ambientali estreme aumenteranno di numero e i bambini colpiti anche, pur con conseguenze diverse a seconda dell’età, le condizioni di salute, il contesto socio economico e l’accesso alle risorse da parte delle loro famiglie. Si allargherà la differenza tra un bambino ricco e uno povero, tra quello che vive in paesi avanzati e l’altro che è nato in paesi arretrati. Ad esempio, un bambino che ha accesso a un riparo resiste meglio ai capricci negativi del clima. Se può usufruire di infrastrutture di raffreddamento, di assistenza sanitaria, di acqua potabile ma anche di istruzione avrà maggiori possibilità di sopravvivere alle punte di caldo estremo e a tutti gli shock climatici rispetto a un bambino che vive in condizioni peggiori. Dunque il problema è non solo ambientale ma anche sociale. La battaglia in nome dei bambini, suggerisce Unicef, deve essere su un doppio fronte: quello ambientale ma anche della redistribuzione delle ricchezze tra individui e tra le diverse regioni del mondo. E deve essere rapida.
Nel frattempo il rapporto 2024 pone anche il tema delle tecnologie di frontiera, facendo come primo esempio, quello dell’ AI, che , secondo Unicef, offre ai bambini sia promesse che rischi e che, ricorda, è già familiare ai piccoli, essendo incorporata in app, giocattoli, assistenti virtuali, giochi e software di apprendimento. Eppure il divario digitale per ora rimane netto: nel 2024, oltre il 95% delle persone nei paesi ad alto reddito risulta connesso a internet, rispetto a quasi il 26% nei paesi a basso reddito dove, secondo il rapporto, un’ampia percentuale di giovani ha difficoltà ad accedere alle competenze digitali con un facilmente prevedibile impatto sulla loro capacità di utilizzare in modo efficace e responsabile gli strumenti digitali nell’istruzione e nei futuri posti di lavoro. Le barriere, d’altra parte, sono legate a fattori socioeconomici, di genere, linguistici e di accessibilità.
Unicef non grida solo all’allarme, ma suggerisce i rimedi. Prevedendo che con maggiori investimenti nell’istruzione e nella sanità pubblica e una protezione ambientale più rigorosa, la condizione e il futuro dei bambini potrebbero molto migliorare, come potrebbero diminuire sia il divario tra i sessi che l’esposizione a rischi ambientali. In soldoni, per agire sui tre principali rischi segnalati, il rapporto 2024 suggerisce di investire su altrettanti tre fronti: per prima cosa, in istruzione, servizi e città sostenibili per i bambini, la seconda, affrontare la questione climatica tramite infrastrutture, tecnologia, servizi essenziali e sistemi di supporto sociale. La terza buona azione riguarda la tecnologia e richiede soprattutto la fornitura diffusa di connettività e la progettazione di tecnologie sicure per tutti i bambini.