Contratto con Musk: voci e smentite, ma è una scelta strategica

Occorre una discussione razionale e priva di pregiudizi ideologici

Le indiscrezioni su un possibile accordo tra lo Stato italiano e l’impresa di Elon Musk per la copertura satellitare destinata alle telecomunicazioni interne, comprese quelle della Difesa, hanno sollevato un acceso dibattito. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il contratto in discussione avrebbe un valore complessivo di 1,5 miliardi di euro, ma al momento non sono disponibili ulteriori dettagli.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha confermato l’esistenza di una trattativa, sottolineando però che ci si trova ancora in una fase esplorativa e che nulla è stato deciso. È comprensibile che, qualora Musk avesse richiesto un incontro per presentare la sua proposta, il Presidente si sia sentita in dovere di ascoltarlo. D’altra parte, un tal comportamento sarebbe oltremodo giustificabile anche nel caso che un invito simile fosse stato posto direttamente da  Donald Trump. Telespazio, la controllata di Leonardo , ha un accordo commerciale di rivendita con Starlink, e potrebbe avere innescato anch’essa la proposizione.

Le opposizioni hanno reagito in modo piuttosto disordinato, con critiche che, almeno per ora, appaiono poco centrate. Va ricordato che il sistema di telecomunicazioni, soprattutto quello legato alla gestione delle informazioni critiche, rappresenta un asset strategico fondamentale per il nostro paese. Decidere di affidare la gestione di questo sistema a un’azienda statunitense, anziché promuovere un progetto europeo, è una scelta di portata strategica, che avrà ripercussioni non solo per l’Italia ma anche per l’intera Europa. La posta in gioco è altissima.

Optare per un partner americano significherebbe intraprendere un percorso che potrebbe compromettere l’autonomia tecnologica del nostro paese e ad ostacolare la realizzazione di un ipotetico progetto comunitario europeo. Tuttavia, la proposta di Musk  può rappresentare un’occasione unica, non tanto per i suoi aspetti tecnologici che pure sono rilevanti, ma perché offre la possibilità di affrontare una discussione razionale e priva di pregiudizi ideologici su temi che incideranno profondamente sul nostro futuro.

Questo dibattito rappresenta un’opportunità cruciale per stabilire quale ruolo vogliamo assumere nei prossimi decenni. Anche gli Stati Uniti, del resto, dovrebbero mostrarsi più coerenti: se, come sostenuto più volte da Trump, l’Europa deve essere in grado di difendersi autonomamente, allora non dovrebbe dipendere da un partner americano, ancorché privato, per infrastrutture tecnologiche così critiche.

Sarà interessante osservare nei prossimi mesi se gli Stati Uniti ci chiederanno di essere autonomi solo nel finanziare la nostra difesa, continuando però a mantenerci dipendenti dalla loro tecnologia, e se i nostri politici sapranno affrontare seriamente questa discussione. La speranza è che smettano di cercare consenso immediato tramite post ideologici e semplificazioni utili per la visibilità sui social network,  concentrandosi invece su scelte strategiche per il futuro del nostro paese e dell’Europa. Molti scenari sono in effetti possibili, incluso quello dove la UE stessa scelga di affiancare al proprio progetto la tecnologia Starlink. Ma prima occorre decidere chi si vuole essere e scegliere poi usando criteri chiari e trasparenti.

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  1. La cosa è certamente irta di pericoli ma Iris2 è una cosa futura che dovrebbe forse fare certe cose, Starlink è una realtà che già fa cose, e bene.
    Già adesso tutti i dati italiani (internet, smartphone, banche, ecc.) girano su reti nelle quali qualunque potere “forte” economico o politico se vuole può vederli, decrittando o anche senza.

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