
Le tasse sulla prima (prima) casa devono essere eliminate per tutti? Di primo acchito direi di no. I benestanti, i ricchi, possono continuare a pagarle senza problemi. I proprietari di ville, villonze, castelli pure. Epperò. La casa (prima) non è un bene da reddito, ma un bene strumentale, che serve ad ospitare e “coltivare” la famiglia, è la precondizione per affermare gli altri diritti di cittadinanza. È così per tutti, ricchi e poveri (salvo il fatto, ahimè, che non tutti ce l’hanno). È giusto che i ricchi paghino più tasse in modo progressivo, come dice la Costituzione, ma allora si utilizzino le aliquote applicate ai redditi le quali potranno ancorarsi – come segnalatori di ricchezza – anche alle proprietà di beni mobili e immobili di lusso. Ma la prima casa è giusto che venga considerata per quello che è, un bene necessario per la vita. (Riconosco che questa concezione dei diritti è piuttosto “latina”, in altre parti del mondo, dove si è affermata una certa mobilità, la casa si preferisce affittarla che comprarla, ma il principio vale ugualmente: non si tassano i luoghi di normale abitazione, qualunque sia il titolo e il modo).