Grazie Job Act: da oggi saremo tutti lavoratori “spiati”

Michele Bonforte
Michele Bonforte

Attenzione ad “accettare” cellulari, tablet o smartwatch dalla propria azienda, si rischia di essere controllati a distanza nella propria sfera personale, senza alcun filtro. Ed è pure legale. La denuncia arriva da Michele Bonforte, coordinatore provinciale di “Sinistra ecologia e libertà” che spiega: “Oscurata dalla vicenda dei profughi, i media hanno dato poca visibilità ai decreti attuativi del Jobs Act riguardanti il controllo a distanza dei lavoratori. I peggiori timori per la scomparsa della privacy da parte di fette sempre più consistenti dei lavoratori, sono stati confermati. E’ passata la concezione che definirei del “lavoratore di vetro”, trasparente ed ignaro del controllo pervasivo sulla sua vita e sulla sua presenza online”.

“Da oggi – spiega Bonforte – qualunque strumento di comunicazione che l’azienda fornisce potrà essere impiegato per monitorare il lavoratore. Non solo i computer (scagli la prima pietra chi ogni tanto non consulta la propria posta elettronica o profilo social) ma anche smartfone e tablet, dispositivi che per loro natura sono tracciabili geograficamente. Ogni datore di lavoro dovrà solo sincerarsi di aver informato il lavoratore che lo strumento è tracciabile, e da quel momento avrà accesso legittimo ai dati prodotti da quei dispositivi. La “trasparenza” forzata dei lavoratori viene fatta mentre invece si discute di restringere l’uso delle intercettazioni nelle indagini per i tipici reati dei colletti bianchi. Da un lato i lavoratori sono nudi davanti allo sguardo del proprio datore di lavoro, dall’altro si cerca di bendare quei magistrati che si permettono di svelare traffici e comunicazioni criminali”.
“Il vaso di Pandora del jobs act non smette di stupire. Ma forse oggi può mantenere la promessa di creare nuovo lavoro. Quello di chi sarà pagato per gestire i sistemi di controllo e monitoraggio dei lavoratori” chiosa Bonforte.

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