Amore e libertà

Amore e libertàSe vi chiedessi quanto vi sentite liberi di essere voi stessi all’interno di una relazione, cosa mi rispondereste? E col sorriso sulle labbra, un po’ ironico, mi viene spontaneo anticiparvi e dirvi che a volte l’amore è proprio una fregatura da questo punto di vista. Essere se stessi, rimanere fedeli a ciò che siamo nel profondo senza intaccare la relazione e senza sovrastare l’altro… beh, un’impresa abbastanza complicata!

Un sorriso ironico, il mio,  che in realtà scompare quando nelle relazioni di amore ciò che ci lega all’altro diventa prigionia, diventa una catena molto stretta e piuttosto subdola.

Vi ho accennato che sono un’appassionata di tarocchi, dei loro significati profondi oltre il loro “mero” potere predittivo; spesso quando mi capita di usarli con qualche amica per studiare un po’ ciò che sta accadendo nella propria vita, quando le relazioni arrivano a “demonizzarci”, a portarci all’eccesso sperimentando dipendenza ed emozioni prevalentemente negative, la figura che al meglio rappresenta questo stato di cose è quella del “Diavolo”, l’arcano n.15.

Se vi capita, “googlatelo”, giusto per visualizzare la carta e la simbologia che la descrive. Ai piedi del capro – che rappresenta il diavolo per l’appunto – troverete i due amanti per antonomasia, Adamo ed Eva, con corna e coda e legati al collo da catene.

E’ facile quindi capire che si tratta di una carta che indica stati di dipendenza, “servitù”, ricattabilità, ma anche abuso di potere. Spesso questi legacci ci costringono ad entrare in un personaggio, modellare se stessi su un ruolo, una sagoma che si incastra perfettamente con l’idea che l’altro ha di noi, diventando l’ombra di ciò che siamo realmente, perdendo la luce che ci caratterizza perché diversi da chiunque altro, in alcuni casi è un meccanismo che viene portato all’estremo.

Ma spesso è un meccanismo che scegliamo, a volte anche inconsapevolmente. E quando hai scelta puoi sempre essere libero di dire “No, ora voglio tornare ad essere me stesso”.

Quando non lo scegliamo, quando spesso è la nostra stessa cultura o religione, o addirittura la nostra famiglia, a sceglierlo per noi, allora la questione è molto diversa, dai risvolti oserei dire drammatici.

Lo sa molto bene – e come lei lo sanno tante altre donne – una ragazza 16enne di Bologna dimessa con una prognosi di 4 giorni per contusioni multiple provocate dalle percosse ricevute dal marito. Un marito 37enne, non scelto, non amato, sposato perché obbligata, perché il suo ruolo era quello della moglie di un matrimonio combinato e imposto. Un marito che la voleva segregata in casa.

A volte, per fortuna, alcune di loro riescono a imporre la propria libertà. Molte altre purtroppo no.

Ciò che ci insegnano casi estremi come questi, molto più duramente di quanto possano fare i saggi consigli dei tarocchi, è che si può scegliere di rinunciare alla propria libertà per amore, in modo sano, in modo equilibrato e condiviso. Ma obbligare qualcuno a rinunciarvi non è amore. E’ possesso, crudeltà e violenza.

E spesso basta guardare la porta accanto alla nostra per accorgersi che purtroppo situazioni di questo tipo, a partire dallo stalking fino ad arrivare ai casi più gravi di violenza, stanno diventando notizie quotidiane e terribilmente ordinarie.

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