Il Campovolo orfano dei concertoni di giugno, in attesa di altri eventi di cui per ora non si ha notizia, si deve accontentare di kermesse minori ma dall’alto impatto simbolico. Le feste già dell’Unità, già del Pd, già FestaReggio ed oggi solo un jovanottiano “La Festa”, della serie vietato farsi troppo riconoscere.
Dal 24 agosto al 4 settembre vanno in scena le 12 giornate apparentemente dell’identità perduta e dell’etimo fuggente. Eppure giura alla Gazzetta il segretario Massimo Gazza, il nome secco, diretto, senza riferimento alcuno, vorrebbe essere una ripartenza.
Spazio ai “rapporti umani” in piena sintonia con la nostra epoca iper-antropica ed ecco la Gazza-riflessione su anthropos e polis: «dopo due anni di pandemia, con una guerra nel cuore dell’Europa è necessario ripartire, ritrovarsi e dare nuova linfa e vigore all’azione politica – rimarca Gazza –. Serve agli iscritti, agli attivisti, ai volontari, ma serve soprattutto alle persone della nostra provincia che si sentono smarrite e angosciate davanti agli orrori e alle difficoltà che viviamo. Intendiamo edificare una casa in cui condividere insieme a compagni e amici idee, passioni e la bellezza dello stare insieme».
Non mancheranno gli eccellenti ristoranti con un occhio di riguardo ai costi per le famiglie, gli spettacoli, le iniziative culturali, gli spazi commerciali, l’intrattenimento per i bambini. Cosa resta di quelle vecchie feste di partito dove, bene o male, si faceva politica? La rima e l’accento di Unità, oggi Umanità. Sarà…