Se gli antifascisti (gastronomicamente parlando) si arrendono all’Islam

Per la prima volta la pastasciutta è con ragù senza carne di maiale. Alla faccia della laicità dello Stato

Come nei peggiori incubi houllebecquiani, anche a Reggio Emilia il dado è stato tratto. Per la prima volta in una manifestazione ufficiale, per di più nella centralissima Piazza Prampolini (o Piazza del Duomo, ma è meglio non chiamarla così sennò qualche islamico potrebbe aversene a male), dunque sotto le finestre del sindaco Massari e non nel periferico viale Città di Cutro, è stato eliminato il ragù di carne di maiale in ossequio alla sensibilità degli adepti di una fede religiosa, l’Islam, che considera la carne di maiale impura. Con tanti saluti alla laicità dello Stato e alla Costituzione più bella del mondo.

Una famosa vignetta di Charlie Hebdo: “L’Europa invasa dell’estrema destra. “Quale?”, si domandano un neonazista e un islamico

In realtà la manifestazione, la pastasciutta antifascista, che per la Reggio di sinistra è un evento sacro, un po’ come la Sciuta della Madonna a Sciacca e il Palio di Siena a ferragosto, prevedeva sì la presenza degli affettati di maiale, ma solo a latere dell’evento clou, la pastasciutta antifascista, ovvero solo negli stand, dove chi voleva ha potuto ordinarli e comprarli. La pastasciutta antifascista senza ragù di maiale invece è stata distribuita gratuitamente a tutti. 

L’assessora Marwa Mahmoud, prima assessora musulmana della storia a Reggio Emilia, mangia la pastasciutta antifascista del Museo Cervi e se la ride. Al Cervi è sempre stata rispettata la ricetta originale della famiglia Cervi del 25 luglio 1943, cioè con burro e parmigiano-reggiano come unici condimenti. Quest’anno però gli organizzatori hanno fatto uno strappo all’ortodossia e non sono stati fedeli alla linea, né a quella del vecchio Pci né a quella del giro vita, e hanno introdotto una variante, aggiungendo pomodoro, comunque ammessa dal Corano. Pochissime, per via del meteo freschino, anche le donne in minigonna, perciò i pochi musulmani presenti al Cervi non hanno avuto particolari motivi di lamentarsi

La decisione dell’eliminazione del ragù di maiale è stata palesemente assurda, e, ahinoi, ha tradito una chiara finalità ideologica, quella dell’ossequio ai dogmi di una religione sulla base di un assai malinteso senso del multiculturalismo. Se ai musulmani dava fastidio il ragù di maiale, sarebbe stato sufficiente servire ai fedeli di Allah un piatto di pastasciutta senza l’aggiunta di ragù, ad esempio condendolo con burro e parmigiano-reggiano come fecero i Cervi nel luglio del 1943. Non era affatto necessario negare il ragù di maiale a tutti. Evidentemente da parte degli organizzatori si è proprio voluto trasmettere il messaggio che noi reggiani dobbiamo rinunciare a pezzi importanti della nostra cultura e del nostro modo di vivere perché danno fastidio agli adepti di una religione. Alla prossima pastasciutta antifascista in Piazza Prampolini sarà prevedibilmente abolito anche il reggianissimo Lambrusco, vietatissimo e impurissimo per i seguaci del Profeta Maometto. Il che per uno Stato laico, dove fino a prova contraria stiamo ancora vivendo, è gravissimo. Io non guardo cosa c’è nel piatto del mio vicino di tavolo, ma gradirei che il mio vicino di tavolo facesse altrettanto nei miei confronti. In Italia e in Europa posso mangiare ciò che mi pare, fatta doverosamente eccezione per la carne umana e per le specie faunistiche e ittiche in via di estinzione e/o protette dalla Legge. Ciò che mettiamo nei nostri piatti, i nostri gusti enogastronomici, sono affar nostro, questo statuiscono la nostra Costituzione, conquistata a prezzo di due Guerre Mondiali e anche grazie alla Resistenza, e la laicità dello Stato.

Alla scrittrice Ivanna Rossi (nella foto) si deve una delle mostre più importanti e originali nella storia di Reggio Emilia, “I porci comodi”, realizzata nel 1982 e dedicata al maiale, l’animale che da sempre è protagonista assoluto non solo delle nostre tavole ma anche della cultura dei Reggiani e degli Emiliani. Ripetere un evento del genere oggi a Reggio Emilia sarebbe impossibile, a causa delle forti resistenze politiche e religiose che incontrerebbe

Il PD schleiniano, in particolare a Reggio Emilia, fa sempre le cose a metà. Sta con l’Ucraina ma vuole bene alla Russia, patria del comunismo, è nella Nato ma preferirebbe non farne parte, vuole due popoli e due stati a Gerusalemme e Gaza, ma in piazza ci va solo con le bandiere palestinesi, fa il Jobs Act con Renzi e Delrio e poi copromuove un referendum (fallito) per abolirlo, sbandiera di essere democratico e a favore della partecipazione, ma, quando si elegge il sindaco del capoluogo, cancella le primarie e il nome del prescelto viene deciso nelle segrete stanze. Noi pertanto invitiamo il segretario del Pd Massimo Gazza, che da qualche mese è diventato più schleiniano della Schlein, ad essere coerente. Visto che ogni sera giustamente se ne va in giro per le Feste de l’Unità a ringraziare i/le volontari/e che lavorano gratuitamente agli stand e ai fornelli, caldeggiamo vivamente che dia disposizioni affinché la carne di maiale sia totalmente abolita dalle Feste de l’Unità, a cominciare dalla incipiente FestaReggio. E ad abolire anche la carne di manzo, il cui consumo è altamente offensivo per i tanti Indiani che lavorano nella Bassa in stalle e appezzamenti agricoli. Perché sennò, oltre che la stragrande maggioranza dei Reggiani, si discrimina anche una minoranza, quella degli Induisti, che, almeno per quanto riguarda noi laici, ha gli stessi diritti degli Islamici.

Un meme satirico della destra contro la segretaria del Pd Elly Schlein

Infine, deve essere chiaro che l’abolizione della carne di maiale dalla pastasciutta antifascista in ossequio ai dettami dell’Islam è solo un primo passo. Ma nella Reggio antifascista e di sinistra è un passo simbolicamente importantissimo, come quello di Armstrong sulla Luna. Come è noto ci sono numerosi aspetti dello stile di vita occidentale che danno molto fastidio ai musulmani. Il più eclatante è la libertà di cui godono le donne. Pare infatti che moIti islamici, quando vedono un bel culo di donna o due belle gambe, perdano il lume della ragione, si turbino e quindi non riescano più a pregare Allah con il dovuto fervore. Dunque si preparino le figlie e le nipoti delle strepitose rezdore che mandano avanti le Feste de l’unità e spesso anche le pastasciutte antifasciste. La prossima volta, come diceva Brecht, toccherá a loro, alle loro minigonne, alle loro scollature, alla possibilità di uscire la sera con chi gli pare vestite e pettinate come gli pare, eccetera. Ma non disperino: nei paesi musulmani meno integralisti sono ammessi hijab di varie fogge, perciò il colore del loro copricapo, ovviamente insieme al loro papà o al loro marito, potranno sceglierselo in un’ampia gamma di varietà e sfumature.

Comunicato pastasciutta antifascista senza carne di maiale

Comunque il fatto è storico: per la prima volta a Reggio Emilia, capitale indiscussa dell’antifascismo per via della vicenda dei fratelli Cervi, un’iniziativa, promossa da associazioni ed enti politicamente molto vicine alle amministrazioni locali e con la collaborazione del Comune di Reggio, certifica che l’antifascismo non è più il valore supremo e più sacro. C’è qualcosa di ancor più sacro e superiore. E questo qualcosa è l’Islam. Addirittura la pastasciutta di Piazza Prampolini per celebrare la caduta di Mussolini è diventata alle 15 del pomeriggio, anche a causa di un post facebook del sindaco Massari e senza che di ciò vi fosse la minima indicazione sul volantino dell’iniziativa stessa, una manifestazione a favore della “Resistenza palestinese”. Potenza dell’Islam! Inshallah…

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  1. La pastasciutta offerta dalla famiglia Cervi il 27 luglio 43 erano di tagliatelle fatte in casa, con burro e un po’ di formaggio grattugiato.

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