A Prato il 15 agosto scorso, come di consueto, sono stati diffusi dal ministro Piantedosi i dati del Viminale su “sicurezza e ordine pubblico”. Un dossier che ha fotografato i primi sette mesi dell’anno a partire dall’ordine pubblico, alla lotta alla mafia, dall’attività legata ai flussi dei migranti, alle violenze di genere. Se i reati sono in calo, sono però aumentati gli omicidi.
Restano alti i numeri dei femminicidi, con oltre il 15% per quelli compiuti da partner o ex. Dal primo gennaio al 31 luglio sono stati commessi in Italia 60 femminicidi, un calo del 1,6% rispetto allo stesso periodo dello scarso anno. Ma le vittime per mano di partner o di ex sono, però, aumentate del 15,1% (38 casi) cosi come del 20% per le donne di origine straniera uccise. Chiediamo a Valerio de Gioia, Consigliere della Corte di Appello di Roma e Consulente Commissione di inchiesta sul Femmincidio, il suo parere in proposito.
“L’aumento del 15,1% degli omicidi volontari con vittime di sesso femminile ad opera del partner o ex partner (c.d. femminicidio), attestato dal Dossier Viminale del Ministero degli Interni, pubblicato a ferragosto, rende evidente quanto sia importante lavorare ancora per contenere questo odioso fenomeno”.
“Ripongo grandi speranze nel DDL Femminicidio, che dovrebbe essere approvato a breve anche alla Camera dei Deputati, non solo perché coglie la specificità, il c.d. movente di genere, che muove l’uomo che decide di togliere la vita alla propria moglie o compagna, comminando la massima pena prevista dal nostro ordinamento (ergastolo), ma anche perché introduce una presunzione di adeguatezza delle misure cautelari custodiali (arresti domiciliari e custodia cautelare in carcere). Ciò consentirà di ridurre il ricorso alla misura cautelare del divieto di avvicinamento che, anche se abbinata allo strumento di controllo a distanza (c.d. braccialetto elettronico), nella maggior parte dei casi, non è in grado di contenere le esigenze cautelari e tutelare le donne”.
“Gli operatori dei diritto (forze dell’Ordine e Magistrati), dal canto loro, devono sempre prestare attenzione a non sottovalutare i segnali di pericolo desumibili dal racconto delle vittime che, con fiducia, scelgono di denunciare le violenze ai loro danni”.
Sulla stessa linea la nota criminologa e psicoterapeuta Virginia Ciaravolo autrice di diverse pubblicazioni sul contrasto alla violenza sulle donne: “Proviamo a decodificare questi dati. Il primo elemento da sottolineare che ad un numero più basso di denunce non significa automaticamente meno violenze; può riflettere anche la propensione a denunciare e i tempi della giustizia”. Mentre circa i dati relativi al braccialetto elettronico che il ministero ha reso noto e cioè che all’8 agosto sono attivi sul territorio 12.192 braccialetti elettronici di cui 5.929 antistalking, Ciaravolo commenta: “Tra i possibili fattori che non stanno funzionando come dovrebbero, c’è il sistema dei braccialetti elettronici antistalking. Il braccialetto,non è una “risoluzione” visto i casi di cronaca accaduti. La sua efficacia pratica è spesso frenata da ritardi tra l’ordinanza e l’installazione,falsi allarmi, batterie che richiedono ricariche frequenti, aree di geolocalizzazione non sempre precise e carichi di lavoro pesanti per le forze dell’ordine. Senza un ecosistema adeguato, lo strumento può rivelarsi troppo lento o troppo fragile proprio nei casi più pericolosi. Per funzionare davvero, i braccialetti vanno inseriti in un percorso di protezione: valutazioni del rischio aggiornate, collegamento in tempo reale con 112/113 e pattuglie, soglie di allerta personalizzate sul profilo del caso, e controlli tempestivi in caso di violazioni. Cosa che allo stato odierno non avviene”.
E’ importante ricordare, sottolinea Ciaravolo, che “la violenza non è un fulmine a ciel sereno, improvviso ed inaspettato, ma un processo: spesso comincia da controllo, svalutazioni, gelosia e isolamento. La separazione resta la fase più rischiosa. Il braccialetto elettronico può aiutare, ma da solo non basta:servono valutazioni del rischio aggiornate,interventi rapidi su ogni violazione e un monitoraggio attivo degli autori”.
Stefania Ascari,deputata e prima firmataria del Codice Rosso, ricorda, a commento del dossier, che ” i dati del Viminale ci dicono che i femminicidi in Italia sono aumentati del 15%. Significa che oggi, nel nostro Paese, una donna viene ammazzata ogni tre giorni e che in tre casi su quattro l’assassino è chi ha le chiavi di casa”.
“Sono quarant’anni che si scrivono leggi per contrastare la violenza sulle donne, spesso sull’onda dell’emergenza – continua Ascari – ma non è mai stata fatta una vera rivoluzione culturale capace di scardinare patriarcato, stereotipi e disuguaglianze di genere e di potere che ancora oggi permeano la nostra società. Da tempo ho depositato una proposta di legge per introdurre l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole in modo continuativo, ma resta ferma e inascoltata, mentre le donne continuano a morire”.
“Se non investiamo seriamente in prevenzione e cambiamento culturale, continueremo a contare vittime e a piangere tragedie che potevano e dovevano essere evitate”, conclude.
Sempre riguardo alla violenza di genere dal documento è emerso che sono aumentati in maniera esponenziale gli “ammonimenti del Questore”:70%in più, in tutto 7.571 (+70,6%), di cui 2.731 per stalking (+86,6%) e 4.840 per violenza domestica (+63,6%). L’ammonimento è il primo provvedimento emanato dalla Questura per contrastare la violenza di genere e gli altri comportamenti persecutori, come lo stalking e la violenza domestica.
La foto è di repertorio dell’associazione Senza Veli sulla Lingua