Basta poco per sfatare false dicerie ed avere conferma di quanto il nostro paese sia apprezzato dai turisti stranieri , molti dei quali si dichiarano innamorati dell’Italia e affascinati dalla nostra lingua. A dispetto di tutto ciò che i media e la stampa ci raccontano del quotidiano teatrino della politica, che sembra avere la meglio sull’immagine del nostro paese all’estero. Pochi addetti all’informazione che siano motivati a parlare d’altro: tutto si concentra sul chiacchiericcio che da anni ci intrattiene, la voce dei soliti protagonisti della scena pubblica che sembrano aver perso ogni contatto con il mondo esterno. Poche le denunce o gli apprezzamenti sul Bel Paese, che a volte mostra veramente di essere tale e altre volte deturpa la sua immagine migliore.
Per conoscere la realtà quindi basta spegnere la tivù, viaggiare, incontrare gente e osservare. Allora si scopre per esempio che ci sono luoghi nel sud della nostra penisola dove mai penseremmo che la raccolta dei rifiuti porta a porta funziona meglio che in un centro di eccellenza del nord Italia. Paesi dove anche se mancano negozi di grandi firme i servizi funzionano e la qualità della vita è ottima. Centri dove la rete wifi non sarà perfetta ma la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico non rappresentano un problema. Comuni nei quali l’amministrazione è guidata da liste civiche attente alla vivibilità e ai bisogni dei cittadini, e dove la solidarietà reciproca colma eventuali carenze di servizi. Questo è quello che ho conosciuto dell’incantevole e accogliente Procida.
Nulla a che vedere con la vicina realtà di Napoli, una città che mi affascina più di altre e a dispetto dei pericoli mi costringe ogni volta a fare tappa. Una città fatta di contrasti, tra lo splendore dei palazzi e la povertà dei vicoli. Un luogo dove la bellezza lascia il segno nonostante il degrado urbano abbia raggiunto livelli intollerabili. Napoli è forse l’unica città europea dove il forte radicamento del popolo fedele alla propria tradizione ha impedito l’attecchirsi di quel crogiolo oramai diffuso in ogni grande città. La capitale partenopea per eccellenza è sicuramente una roccaforte inespugnabile. Questo non mi impedisce di denunciare- rispetto all’ultima volta che vidi la città- una situazione di degrado imbarazzante. Le forze dell’ordine sono presenti ma sembrano essere rassegnate allo stato delle cose. Non vorrei mai che Napoli assomigliasse a un’ordinata località dell’Alto Adige, ma non è tollerabile il deturpamento provocato dai graffitari ai monumenti del centro storico. Il problema italiano in merito ai beni culturali non è solo Pompei. Il cuore di Napoli dal 1995 è Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Un centro da tutelare, conservare e valorizzare, cita la motivazione evidentemente disattesa.
Un esempio eclatante di sfregio al patrimonio artistico monumentale è quello del monastero di Santa Chiara, nota non tanto per la canzone: Spaccanapoli è il decumano più famoso d’Europa. Il meraviglioso chiostro settecentesco maiolicato del complesso è in custodia ai frati minori francescani, che coadiuvati da giovani si occupano egregiamente della gestione di un luogo di intatta bellezza. La basilica invece, di competenza del Comune, è lasciata nella parte esterna in assoluto abbondono, è meta di bivacco e ritrovo di graffitari che danno sfogo alle loro patetiche fantasie. Considerando che è luogo di culto e parrocchia, mi chiedo come i due parroci , oltre a un guardiano, un vicario e ben tre penitenzieri, possano tollerare un simile oltraggio. Ma la colpa più grave è certamente da imputare ai sindaci responsabili dell’ordine pubblico e del decoro che hanno poltrito nella convinzione che tanto Napoli è ingestibile. Di fianco al portale d’ingresso di Santa Chiara dal quale sono stati persino asportati i chiodi, non fa certo onore leggere che il monumento è sotto la tutela del Ministero dell’Interno e Patrimonio del Fondo Edifici di Culto.
Le responsabilità quindi sono molte e le istituzioni mostrano tutta la loro inadeguatezza. Il degrado di certi luoghi simbolo è lo specchio del fallimento di chi non ha più né autorità e tanto meno autorevolezza . Non si può restare indifferenti ad oltranza, bisogna denunciare ciò che segna il limite tra lecito e illecito. Valga in questo caso lo slogan di chi non ha metodi civili per esprimere il proprio pensiero “Il futuro non è scritto”. Ma viviamo, da troppi anni, una situazione politica di instabilità e le responsabilità non sono mai imputabili. A noi comunque il diritto di denunciare e d’indignarci.
Daniela Anna Simonazzi