Vacanze romane con David LaChapelle

Al Palazzo delle Esposizioni fino al 13 settembre

LC-Roma1Chiamatemi all’antica, ma con l’arte contemporanea tengo sempre un atteggiamento un po’ cauto perché ho come la sensazione che mi si voglia fregare.

E poi LaChapelle, diciamocelo, fa i video, fa le foto con le super pop star, è un’icona della moda, possibile ci sia davvero qualcosa, sotto quella superficie barocca glamour?

Lo so, un po’ snob come approccio ma il mercato (della moda come quello dell’arte) non brilla per autonomia di pensiero.

LaChapelle è senza dubbio un grandissimo manipolatore di immagini, un costruttore di suggestioni che ha imposto la sua estetica, in linea con lo spirito del tempo, fatta di ambienti e personaggi lussureggianti, di colori sgargianti e di istinti.

Quel che lo rende un artista, a mio parere, è la capacità di saper creare anche storie, di sapere offrire, dietro alla fotografia, una rappresentazione dell’animo umano, dei suoi desideri e della sua natura più profonda.

Sempre riccamente e pregevolmente ricercata l’immagine, che fa man bassa del repertorio figurativo artistico classico, di pose figure e composizioni, rassicurando, se così si può dire, nell’iconografia, per poi ribaltare ingegnosamente forme e contenuti, rendendoli ironici e attuali come nelle magistrali nature morte floreali.

Lo si può accostare ad un maestro fiammingo, perché le sue grandi fotografie sono un pullulare di scene, di azioni, di dettagli da osservare al di là del primo piano dell’inquadratura.

 

“Dopo il diluvio”, la mostra romana, raccoglie le esperienze più espressamente artistiche del fotografo, all’incirca dal 2006 – anno di realizzazione della serie “Il Diluvio” che detta la svolta nella carriera pubblica di LaChapelle, con qualche eccezione precedente per dar conto comunque della produzione non strettamente legata a commissioni per la pubblicazione.

Da questo spartiacque la gran parte della produzione fotografica si caratterizzerà da una sempre più frequente eliminazione del fattore umano, per indulgere in serie concettuali, costruzioni modellistiche e simboliche sempre più complesse.

 

La serie del Diluvio risente ancora in maniera diretta della produzione precedente ed è forse questa sua transizione il suo maggior pregio e il suo maggior limite. Pregio poiché segna visibilmente il cambio di registro del fotografo, che si smarca dalla committenza per indulgere nella sua personale necessità espressiva, e difetto perché in questo linguaggio, in cui ancora prevale il tema della decadenza, della ricchezza e del lusso, della mercificazione, non esprime pienamente l’originalità espressiva meglio sbocciata nelle serie successive.

 

LC-Roma2Il linguaggio rimane, anche negli anni seguenti, quello che lo ha reso famoso: eccessivo, psichedelico, ironico. Ma si arricchisce di una vena più descrittiva, in cui si fa largo sempre di più la volontà di raccontare di esprimere storie -e non solo personaggi.

 

Da non perdere la serie di ritratti scattata al museo delle cere di Dublino.

Dopo un atto vandalico che ha distrutto la collezione esposta di copie celebri LaChapelle ha chiesto di poter entrare e il risultato è una serie di primi piani incredibili. Statue monche e figure spezzate. Teste mani e braccia in pezzi e ancora riconoscibili come una immagine dell’identità contemporanea. Qualcosa di davvero toccante.

 

Valutazione: ☺☺☺ ☺

 

Consiglio di visione: Per chi di arte contemporanea non ne capisce ma è curioso, perché LaChapelle non può non lasciare un segno con la sua fotografia fantasiosa ed eccessiva.

 

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