USA-Iran e energia: quanto costa il conflitto all’Italia

Lo studio della Cgia di Mestre stima un aggravio di quasi 29 miliardi
Lo stretto di Hormuz da immagini satellitari (By Jacques Descloitres, MODIS Land Rapid Response Team, NASA/GSFC – Cropped from: http://visibleearth.nasa.gov/view_rec.php?id=2363, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29529)

Se a qualcuno venisse in mente di quantificare in termini di spesa i danni che provengono e proverranno alle imprese e famiglie italiane dalla guerra di Trump e Netanhyau contro l’Iran, si può utilizzar la ricerca compiuta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che puntuale come suo solito, con una nota del 25 luglio scorso ,traduce in cifre ciò che ricade sul nostro tessuto economico e sociale. A cinque mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo Persico , i ricercatori della CGIA stimano che nel 2026 le famiglie e le imprese italiane dovranno sostenere quasi 29 miliardi di euro di costi aggiuntivi per elettricità, gas e carburanti . Un risultato, puntualizzano gli analisti, cui si giunge tenendo per ferma l’ipotesi  che i prezzi applicati in questo momento rimangano invariati sino alla fine di quest’anno. Rebus sic stantibus dunque, il rincaro maggiore riguarderà benzina e diesel, con una spesa extra di 13,6 miliardi di euro (+20,4% rispetto al 2025), seguiti dall’energia elettrica con +10,2 miliardi (+12,9%) e dal gas con +5 miliardi (+14,6%). Un panorama che è particolarmente allarmante per le famiglie economicamente più fragili, ma anche per le aziende di trasporto di persone e merci ma anche, va da sé,  sulle imprese a elevato consumo di energia.

La ricaduta della guerra avrà impatti diversi sul territorio nazionale: particolarmente colpite, spiegano dalla Cgia, sono le aree più sviluppate a livello economico produttivo. Così, l’impatto sarà più doloroso per la Lombardia, che paga il prezzo più alto, dal momento  gli aumenti energetici graveranno sulla regione per 5,4 miliardi di euro, con un incremento del 15,1% rispetto al 2025. Al secondo posto, come si legge nella nota, si trova l’Emilia-Romagna, gravata da un peso  di +3 miliardi di euro (+16,1%), seguita dal Veneto, con un costo di 2,9 miliardi (+15,8%).

La voce che terrorizza di più cittadini e imprese è quella che riguarda i carburanti. “Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel in modalità self service attestatisi, nell’ultima settimana, rispettivamente a 1,91 e 2,04 euro al litro, con un rincaro, rispetto al periodo a ridosso dell’inizio delle ostilità, del +14,4% per il primo e del +18,5% per il secondo”, l’Ufficio studi della CGIA prevede, per il 2026, “un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4%”. Nel caso dei rincari dei carburanti, sarà il Meridione a farne in particolare le spese secondo lo studio dei ricercatori, che prevedono  gli aumenti più pesanti in termini percentuali in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6% (+118 milioni di euro), in  Campania e in Puglia, che potrebbero mostrare un incremento del 21,3%, per un impatto economico che nel primo caso è stimato in circa 1 miliardo di euro, nel secondo in 837 milioni.

E le bollette della luce? L’altra voce che non fa dormire cittadini e imprese nazionali vede anch’essa un andamento non molto allegro, dal momento che l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, ipotizza un aggravio di 10,2 miliardi di euro rispetto al 2025.  Rispetto all’ultima settimana di febbraio, il costo dell’energia elettrica ha subito una crescita di prezzo del 51,2%, ovvero si è passati da 106,7 euro al MWh a 161,2. “Per l’anno in corso, pertanto, gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9%). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe investire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco più di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni di euro”.

Last but not least, il gas. Per questa voce la previsione è di  un extra costo da 5 miliardi. Come mai? “Dalle bollette del gas è previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6% rispetto al 2025) – spiegano i ricercatori veneti – poiché il prezzo al MWh negli ultimi 5 mesi è schizzato all’insù addirittura del 71,6 %, passando da 32,4 euro al MWh di fine febbraio agli attuali 57 euro. Analizzando il trend in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni”.

Le contromisure governative messe in atto finora non sono state molto efficaci: al via dell’attacco Usa contro l’Iran, il Governo Meloni ha stanziato 7 miliardi di euro a sostegno di famiglie e imprese, suddivisi in 5 per alleggerire i rincari di luce e gas e 2 per tagliare le accise su benzina e diesel. Sebbene si tratti di una cifra che i ricercatori definiscono “non trascurabile”, tuttavia, dicono gli studiosi, “servirebbe a  “sterilizzare” solo un quarto dei 29 miliardi di aggravio stimato complessivamente”.

“Proprio per questo, il Governo sembra pronto a investire altri 7 miliardi entro il prossimo autunno contro il caro energia, ancora prima dell’approvazione della Legge di bilancio 2027. Un’operazione possibile solo se il Consiglio Europeo concederà una clausola di salvaguardia, per sforare temporaneamente il rapporto deficit/Pil senza incorrere in procedure di infrazione”.

Così, sotto l lente dell’Ufficio Studi finisce anche la UE. Il confronto è con ciò che si decise in sede europea all’indomani dell’invasione russa del territorio ucraino, quando, fra il 2022 e il 2023, Bruxelles autorizzò anche l’Italia a  ridurre l’Iva sulle bollette, introdusse un tetto al prezzo del gas per contenerne la volatilità e consentì l’applicazione di un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia, che, nonostante il conflitto o forse grazie ad esso, registrarono utili eccezionali.

Inoltre, resta su tavolo, come ricorda la Cgia veneta, “una misura molto discussa, ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra il prezzo del gas e quello dell’energia elettrica, considerato sempre più necessario per rendere il mercato meno vulnerabile a shock di questa portata” Tutto resta quindi in mano all’Unione Europea. Intanto, giunge l’ultimo dato Istat sulle retribuzioni contrattuali orarie del secondo trimestre dell’anno, da cui emerge che le retribuzioni crescono meno dei prezzi: 2,5% le prime contro il +3% dei secondi. Unita alla stangata su carburanti, acqua e gas , un’altra pessima notizia.

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