Prato – E’ la marcia della pace a Figline, prevista per mercoledì 6 settembre a Prato, il momento conclusivo di una serie di manifestazioni nell’ambito delle iniziative “Aspettando il 6 settembre” organizzate dal Comune di Prato in collaborazione con la fondazione Museo della Deportazione e della Resistenza, dall’Anpi pratese e dall’Aned, per festeggiare il 73° anniversario della liberazione di Prato dall’occupazione nazifascista, avvenuta il 6 settembre del ’44.
La commozione ha caratterizzato il pomeriggio nel Salone del Palazzo Comunale, quando alla presenza del Sindaco Matteo Biffoni, alla Vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni, con il Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, la Direttrice della Fondazione Museo della Deportazione e Resistenza Camilla Brunelli, lo storico Nicola Labanca e il partigiano Marcello Martini, è stato presentato il libro Una famiglia in lotta. I Martini tra fine Ottocento, Grande Guerra, Resistenza e Deportazione(Edizioni dell’Assemblea, Consiglio Regionale della Toscana, Firenze 2017) di Laura Antonelli e Andrea Giaconi.
Una storia pratese simbolo della lotta partigiana in Italia per non dimenticare che, durante il secondo conflitto mondiale furono decine di migliaia i partigiani che parteciparono attivamente, anche a costo della vita, alla guerra di liberazione dell’Italia dal fascismo e dall’occupante nazista.
Una guerra che vide cadere in combattimento o come vittime di stragi e rappresaglie,tantissimi uomini e donne,senza contare i mutilati, i feriti, i torturati, gli arrestati, i deportati nei campi di concentramento.
E oggi nonostante siano passati più di settant’anni è ancora importante ricordare questa drammatica pagina del nostro recente passato perché “il momento che stiamo vivendo è particolarmente complicato”, così in apertura il Sindaco, “anche per quello che sta accadendo in zone vicino a noi e che deve farci riflettere”.
“Oggi il fatto che ci sia una forza politica che si ispiri ai valori del fascismo del nazismo e si permetta di andare a sindacare sull’attività del parroco di Pistoia, addirittura di recarsi durante la celebrazione della messa, è una rottura degli argini culturali. Difendo e capisco la libertà di parola, ma ben vengano queste iniziative, in occasione della Festa di Liberazione, come la presentazione del bel libro sulla famiglia Martini, perché oggi più che mai nessuno di noi sia disponibile a fare un passo indietro sulla memoria, non solo per raccontarla, ma per metterla a disposizione delle generazioni successive”.
“Ricordo”,- così conclude il sindaco Biffoni-“che c’è un limite che non va oltrepassato:quello di un periodo storico che è stato la piu grande sciagura per il nostro paese.”. Bombardamenti,fame,sopraffazioni,carcere e deportazione come quella vissuta dalla famiglia Martini e da Marcello internato a soli quattordici anni a Mauthausen,il più grande campo di concentramento che i nazisti fecero costruire in Austria.
Dalle pagine del libro non traspare dai protagonisti nè odio,nè violenza, nè sete di vendetta, nè rancore, quanto il desiderio di trasmettere i valori della pace, quelli morali della famiglia e sopratutto l’amore perché la tragedia della guerra, che ha sconvolto la vita di tante persone, non accada mai più, ma anzi sia da monito e insegnamento: “Mathausen è l inferno. Accanto a Belzebù c’è il nazismo e l’ignoranza”. Con queste parole accompagnate da un lungo applauso, il partigiano Marcello Martini, visibilmente emozionato, ha salutato il pubblico in sala.
Foto: Marcello Martini
