Dance4gardens: danza e teatro nella villa di Enrico Caruso

Lastra a Signa – Prosegue la rassegna Dance4gardens proponendo uno spettacolo inedito dove danza, musica, performance e installazione incontrano i linguaggi museali più tradizionali nell’affascinante cornice di Villa Bellosguardo a Lastra a Signa, dimora di Enrico Caruso, nel centenario della sua morte.In prima assoluta sabato 2 ottobre, con repliche domenica 3 ottobre, debutta Caruso – Museo dell’Altrove, “piu’alto e più oltre “, site specific per il Museo di Villa Caruso a Lastra a Signa, una creazione a firma di Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco (foto).

Sette danzatrici – Giulia Anastasio, Chiara Casiraghi, Ilaria Corsi, Camilla Giani, Giulia Gilera, Françoise Parlanti, Lucrezia Rosellini –  nove performer – Giovanna Daddi, Filippo Frittelli, Ian Gualdani, Dario Marconcini, Riccardo Massai, Fabio Novembrini, Massimo Paganelli, Valerio Palladino, Mosè Risaliti, oltre al tenore Angelo Fiore e al pianista Alessandro Manetti, andranno in scena nell’opera diretta dalla  coreografa Francesca Foscarini e dal drammaturgo Cosimo Lopalco.

Il “museo dell’altrove” è un metodo di popolamento artistico-performativo di spazi architettonici, urbani, paesaggistici, in chiave museale. Nasce dalla convinzione – dichiarano gli autori – che il museo contemporaneo, nella sua continua e talvolta affannosa ricerca di quell’Altro e Altrove che lo fonda e lo guida fin dai tempi del mouseíon/μουσείον greco (il sacro altrove delle Muse), nelle sue peculiarità grafiche, visuali, comunicative, educative, politiche e nella singolare relazione che stabilisce con i corpi che lo attraversano, possa ormai essere esso stesso considerato l’opera in mostra: opera totale e organica, culturalmente e politicamente rilevante, che si fa carico di affermare e diffondere linguaggi e codici propri e come tale merita di essere artisticamente rappresentata.

Applicando tale metodo in Caruso – Museo dell’Altrove, che prende forma nella dimora e nei giardini di Villa Caruso, si vogliono esplorare la straordinaria novità del canto di Enrico Caruso, la potenza commerciale delle sue primissime e a quel tempo ancora inedite incisioni discografiche, la sua ricca e tormentata personalità e biografia, il grande lascito culturale e simbolico che ha plasmato e ancora plasma l’identità del Bel Paese, e costruire un museo, intrecciato in questa occasione a quello già esistente, dove i linguaggi della danza, della performance, dell’installazione incontrano quelli più tradizionalmente museali dell’architettura, del disegno, della scultura, della fotografia, del manufatto, e dove il corpo vivente, nella sua assoluta e intrinseca irriproducibilità, diventa il complesso e difficile materiale su cui si compone l’opera-museo, in un’epoca in cui la riproducibilità tecnica sembra aver ormai oltrepassato ogni immaginabile limite.

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