Lucca – Vent’anni di attività di accoglienza senza un’ombra, poi, improvvisamente, alla tragica morte del proprietario cui succede il figlio trentenne in qualità di gestore, la burocrazia si scatena, riempiendo di richieste e controlli un’attività fino ad allora non solo molto bella e apprezzata, anche molto stimata. Succede nella campagna lucchese, negli ultimi tre anni, nei confronti di un piccolo agriturismo a conduzione famigliare, pochi posti letto, poca terra, bersagliato da continue azioni di controllo che stanno mettendo in crisi il giovanissimo (trent’anni) imprenditore che non ha voluto far morire il sogno di suo padre.
Ricapitolando, i primi controlli giungono da i NAS, per ben cinque volte in tre anni, ma non rilevano niente. Dal luglio di quest’anno iniziano vari controlli da parte di uffici dell’ASL deputati a verificare le normative in materia di sicurezza e salute pubblica.
Durante la prima ispezione, datata 14 luglio, emergono alcune incongruenze nella
documentazione esibita dal titolare, frutto “non di cattiva volontà – spiega la famiglia – quanto
piuttosto di una errata compilazione da parte dei tecnici incaricati dall’azienda e, in questa circostanza, l’attenzione si concentra tra altre verifiche, sull’acqua usata dalla struttura”. Per questo viene chiesta un’analisi aggiornata dell’acqua ivi incluse le analisi previste dai pannelli A e B, come statuito dal decreto legislativo n. 18/ 2023. Inoltre vengono richiesti documenti sulla concessione del pozzo, in uso tra le altre cose da
oltre vent’anni, e già ampiamente dichiarato dal 1994 agli organi competenti.
Uno dei punti critici della vicenda, sottolinea la famiglia, è che, pur non essendo mai stati rilevati problemi di salute per gli ospiti, i “controllori, pur potendo decidere, come di norma avviene, di chiedere al titolare di provvedere a mettersi in regola e inviare all’ASL le integrazioni a supporto della documentazione” abbiano scelto “un approccio ben diverso, procedendo a sospendere l’attività di somministrazione di colazioni già pronte”, chiedendo di adottare materiale monouso, la fornitura di acqua minerale in bottiglia e di comminare, in prima battuta, una sanzione di duemila euro, pena una ‘ventilata’ chiusura.
Gli ispettori inoltre, accusano i titolari, non si sarebbero “nemmeno premurati di consegnare il verbale redatto, che è stato inviato via mail solo nel pomeriggio del giorno successivo”, non
consentendo al gestore né di commentare per scritto i rilievi fatti né di averne almeno una foto, visto che una copia cartacea non era possibile.
Il titolare, nonostante la disponibilità mostrata a ovviare immediatamente a queste inefficienze, avendo ricevuto solo pochi giorni di tempo per sanare le pur minime carenze, si è dovuto rivolgere ad un legale per chiedere almeno una proroga , ma anche questo pare non sia bastato ad arginare i successivi controlli che si sono trasformati in una sorta di circolo vizioso: infatti, oltre alla prima multa salata, il 20 di agosto, arriva il secondo accertamento dove vengono rimarcate alcune problematiche sull’uso dell’acqua, nonostante fossero state già fatte le analisi di rito ed anche quelle rare e costosissime non previste per una struttura con pochi utenti e sottoposta al controllo dell’HCCP che, nelle 23 pagine documentali presentate, risultavano tutte conformi.
Il giovane titolare, che ha ereditato la piccola attività a seguito della tragica e inattesa morte del padre, ha cercato di rimediare provvedendo a colmare le innumerevoli richieste nel minor tempo possibile, andando anche a parlare, insieme all’avvocato, col Dirigente del servizio ASL e facendo contestualmente istanza per archiviare un provvedimento ritenuto iniquo.
Tutto questo non basta: ecco che si sono succedute altre verifiche, anche da parte di uffici ed enti diversi, recanti ulteriori accertamenti in virtù di supposte normative regionali, pare poco chiare a detta degli stessi ispettori, che, oltretutto, “non troverebbero specifica applicazione ai piccoli agriturismi”, finché, nel mese di ottobre, un’ulteriore lettera da parte dell’ASL che richiede, in 15 giorni, l’attivazione di un procedimento sulla potabilità dell’acqua. Non basta ancora: in questi giorni nuova visita ispettiva dell’ASL, per “verificare l’avvenuta messa in atto delle prescrizioni date a partire da luglio scorso”.
L’esito, come scritto finalmente nel verbale, indica che l’agriturismo ha ottemperato a tutto quanto indicato anche se pare restino aperte altre incognite procedurali.
“Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, se un giovane lavoratore deve essere spinto o costretto a chiudere la propria attività dato il carico di oneri, multe e incarichi a professionisti, che superano di gran lunga i guadagni di una stagione – è ciò che di chiedono famigliari e amici che hanno voluto rendere pubblica la vicenda – oppure se e a chi può rivolgersi per farsi tutelare rispetto a questa insistente attività di controllo che, in sostanza, può mettere a repentaglio qualsiasi prospettiva lavorativa nel futuro”.
L Italia è un paese che vuole distruggere le piccole realta del territorio a favore di chi ? Non è dato sapere ! O forse si ?
Sinceramente, questa raffica di controlli, multe e prescrizioni, appaiono più come un accanimento formale che non come una reale tutela della salute pubblica, invece di acccompagnare questo giovane in un percorso di regolarizzazione, hanno scelto la via punitiva, con sanzioni e minacce di chiusura sproporzionate.
Questo non è controllo: è un’inutile violenza, è quasi intimidazioe!
Il diritto amministrativo tutela i cittadini contro comportamenti vessatori o palesemente irragionevoli da parte della pubblica amministrazione, andrebbe quindi valutata un’azione giudiziaria nei confronti dell’ente e credo potrebbero esserci gli estremi per un ricorso o per la richiesta di risarcimento dei danni subiti.
Resta comunque l’amara sensazione che la burocrazia, nata per tutelare i diritti di tutti, invece di accompagnare i giovani che scelgono di essere imprenditori onesti, finisca per scoraggiarli.
È davvero una storia che lascia l’amaro in bocca.
Dopo vent’anni di attività corretta, costruita con sacrificio e passione, vedere un giovane costretto a difendersi da una burocrazia che sembra cieca al buon senso fa molta tristezza.
Vicende come questa fanno riflettere su quanto sia fragile la speranza dei giovani che vogliono restare sul territorio, costruire qualcosa di loro e portare avanti una tradizione. È triste pensare che il sogno di un padre rischi di spegnersi non per colpa, ma per troppa burocrazia.
Distruggere le aziende e poi lamentarsi che non c’è lavoro. Mah…
Conosco personalmente questa situazione. Credetemi da molto da pensare. Un accanimento immotivato viste anche tutte le recensioni positive e l’assenza di qualsiasi segnalazione negativa.
Che qualcuno ci abbia messo gli occhi sopra?
Sarebbe molto grave non trovate? Scoraggiare l’attività fino a che i proprietari non ne possono più.
Penso male?
Subire queste angherie da parte di enti proposti solo alla tutela dei cittadini fa male … milioni di realtà neanche sanno dell esistenza della denuncia di un pozzo … ma a loro nessuno dice niente
Conosco la vicenda da vicino ed è assurdo che un giovane imprenditore si trova davanti questi problemi. E che lo stato metta il bastone tra le ruota e chi vuole far crescere la propria attività