
“Datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità, e io sarò comunque perdente”. E’ questa la citazione di Aldo Moro da cui è tratto il titolo del libro (“Un attimo di verità”, appunto) presentato nell’Aula Magna dell’Università di Modena e Reggio dal suo autore, il direttore dell’”Espresso” Marco Damilano, in occasione del seminario promosso dalla CISL di Reggio Emilia dedicato alla figura di Aldo Moro.
Una citazione quanto mai evocativa, che segnala la straordinaria attualità del pensiero di Aldo Moro e anche la sua straordinaria lontananza dai nuovi leader che guidano oggi le danze della politica italiana, abituati a sconfessare nel tempo di un battito di ciglia il tweet o il post di poche ore prima e a sparare a raffica parole a effetto da campagna elettorale permanente al solo ed esclusivo scopo di raccattare qualche consenso in più.
Drammatica la rievocazione dei giorni terribili del rapimento e dell’omicidio dello statista democristiano operata da Giuseppe Fioroni, già presidente della Commissione di inchiesta sul sequestro Moro, che ha evidenziato il provato coinvolgimento nel gruppo di fuoco di via Fani di almeno due terroristi della Rote Armee Fraktion (la precisione con la quale furono freddati l’autista e l’altra persona seduta accanto a Moro nell’auto in movimento, senza ferire il presidente della DC, testimoniano l’addestramento militare dei killer) e la presenza sul fondale dell’intera vicenda dei servizi segreti di numerosi Paesi, alleati e non.
Pierluigi Castagnetti ha tratteggiato a grandi linee la vicenda politica complessiva di Aldo Moro, giovane Costituente, europeista convinto, poi promotore, tra la fine degli anni ’50 e gli inizi degli anni ’60, dell’apertura delle porte del governo al Partito Socialista, vicenda che costò a Moro l’ostracismo feroce del Cardinale Siri e della CEI, fino all’esperienza del compromesso storico con i Comunisti di Enrico Berlinguer, osteggiata dagli Stati Uniti d’America e da gran parte delle cancellerie dei Paesi aderenti alla NATO.
Aula Magna gremitissima, quella che ha accolto i relatori, anche se tra il pubblico erano nettamente predominanti gli esponenti del cattolicesimo democratico cittadino. Pochi i presenti riconducibili alla storia della sinistra storica reggiana, quasi come se la figura di Aldo Moro, che è un gigante, un vero padre della Patria, ancora non facesse parte del Pantheon della sinistra e di tutte le forze dell’arco democratico e costituzionale, ma solo dei cattolici che si richiamano al dossettismo e al popolarismo. D’altro canto, all’epoca una parte non marginale della sinistra extraparlamentare italiana fece proprio l’assai infelice slogan “Né con lo Stato né con le BR”, un’ambiguità che pesa come un macigno sulla coscienza di un pezzo dell’estrema sinistra. Leghisti e grillini non pervenuti, se nell’Aula Magna dell’Università c’erano (ci piacerebbe essere smentiti) erano molto ben mimetizzati.
La morte violenta di Aldo Moro fu senza dubbio uno spartiacque nella storia della Repubblica Italiana, un punto di non ritorno. Ma le istituzioni democratiche riuscirono a resistere, e i partiti nati con la fine della Seconda Guerra Mondiale e con l’Assemblea Costituente seppero difenderle, in quegli anni terribili, respingendo le pulsioni autoritarie e la tentazione di fare ricorso a leggi speciali restrittive delle libertà fondamentali. La copertina del nuovo numero dell’”Espresso”, presentata proprio all’Aula Magna da Marco Damilano, col titolo “Partigiani”, è servita a ricordare che la democrazia e la libertà possono essere molto fragili e non sono date per sempre.