Fitness: rito apotropaico e casistica antropologica

Se non vi siete mai iscritti ad una palestra, avete commesso un grosso errore. Lasciate perdere che siete magari pigri, che non vi interessa restare in forma, tonificarvi, snellirvi; molte persone nel mondo se ne fregano di tutto ciò, e campano oseremmo dire sia pur sempre discretamente, per non dire benissimo quando poi addirittura non meglio del tutto. No; quello che vi si offre, non appena varcate le forche caudine del tornello presso la reception, e di cui spesso la vetrina che dà direttamente sulla strada offre una comoda anteprima, è una esperienza antropologica degna dei migliori esploratori del secolo scorso.

Perché navigare fino alle Trobriand, alla Nuova Guinea, perché accollarsi il rischio e la fatica di un anno presso gli Esquimesi quando a cinque minuti da casa potete vedere – anzi, no, vivere! – le vestigia di una civiltà strana e bizzarra? E non dovrete neppure affaticarvi a raccogliere e classificare reperti; vi bastano due scarpette pulite, un asciugamano e profittare di uno dei tanti Open Day coi quali queste strutture attirano i potenziali abitanti. Pardon, clienti. Ma poi fa lo stesso.
E’ una società che ha i suoi feticci ed i suoi totem, ad esempio. Il primo feticcio tra tutti è l’Asciugamano; nessuno in realtà ha mai capito quale sia il suo utilizzo corretto, ma tutti ce l’hanno. Sogliono stendere questo panno di spugna madido di sudore su superfici altrimenti pulite, e quando lo ritirano le panche grondano.

Forse più che una misura igienica verso gli altri è probabile che sia una profilassi rivolta a se stessi, a questo punto. Il problema è che le palestre attirano irresistibilmente tutti Coloro che hanno Problemi di Ipersudorazione. Se osservate attentamente, vedrete che sono già sudati quando escono dalla spogliatoio, prima di qualunque esercizio. Il resto serve solo a conferire ai corpi quel caratteristico odore di zuppa di cipolle. Poi ci sono gli Urlatori, che indipendentemente dal peso che sollevano emetteranno versi degni di una jungla equatoriale. E’ una tribù spesso presente il venerdì sera, quando pompano i bicipiti per prepararli ai rituali di accoppiamento della serata. Una sottorazza di questi è detta degli Ansimanti; molto variegata quanto a struttura fisica e abitudini, questa compagine è solita sbuffare e gemere sotto il peso di carichi che possono andare dai 300 chili ai 300 grammi, con la stessa esatta intensità.

Si pensa che in realtà di tratti di un vero e proprio linguaggio col quale conversano mentre si allenano. E, a proposito di ciò: tutte queste persone in realtà non si allenano affatto. Il loro scopo non è migliorare la salute o prepararsi in vista di qualcosa, ma bensì far parte di un complesso ecosistema di dinamiche sociali dalle quali si può entrare single ed uscire divorziato con due figli a carico entro tempi brevissimi, il tutto consumato tra i tapis roulant e la leg press. Prova ne sia il fatto che la maggior parte degli astanti in realtà non solleva proprio nulla, ma invece passa il suo tempo a conversare e studiare le disponibilità altrui all’accoppiamento.

Ma la tribù più elusiva e misteriosa di tutte è quella dei Corridori, che o su nastro, a piedi, o su biciclette lanciate verso il nulla corrono per periodi anche lunghissimi, freneticamente, verso un punto ideale che non raggiungeranno mai. Perché lo fanno? Nessuno lo sa. Non certo per bruciare calorie, perché dopo aver raggiunto un certo stadio il fisico non brucia più niente, e si dimagrisce tanto quanto a togliersi uno dei tre cannellini che si fanno al bar ogni giorno. Probabilmente è in atto una qualche sconosciuta ricerca mistica, il cui tratto essenziale e riconoscibile in tutte le culture è la ripetizione ossessiva di rituali altrimenti privi di senso, tutti uniti da una stessa liturgia. Perché non fanno semplicemente le scale di casa, altrimenti? Perché non sollevano grossi carichi in dieci minuti e poi vanno a far sesso altrove, invece di sollevare pesi inesistenti per un’ora e mezzo al giorno? E’un rito, ecco tutto. Del resto, se avessero chiamato l’aerobica “saltare su e giù” nessuno avrebbe mai pagato gli istruttori 10 dollari l’ora per starli a guardare urlacchiando.

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