Trump e Cuba, gli Stati Uniti rischiano una crisi di egemonia

Parla Roberto Lampa dell’Università di Macerata, esperto di America Latina
La mappa di Cuba con le città più importanti

Minacce a Cuba, sempre più intense da parte dell’amministrazione Trump. Il presidente degli Stati Uniti adombra l’attacco “definitivo” all’isola, pur non avendo ancora risolto la questione mediorientale, ovvero la guerra israelo-americana contro l’Iran, da dove giungono indicazioni contraddittorie. Ma quale potrebbe essere lo scenario più credibile, ovvero, qual è la credibilità del presidente statunitense che si è trasformato, da risolutore di conflitti come si è presentato nel corso della campagna elettorale, a un presidente “signore della guerra” ? Ci rivolgiamo al professor Roberto Lampa, docente dell’Università di Macerata dove insegna storia dell’economia politica, esperto internazionale di America Latina.

Cosa potremmo aspettarci, in un quadro in continua evoluzione, dal rafforzamento delle minacce statunitensi verso Cuba?

“Non va sottovaluta qualsiasi iniziativa che potrebbe infiammare ancora di più uno scenario già complesso, anche perché il Golfo del Messico è un passaggio obbligato per diversi traffici marittimi, ad esempio energetici. In quell’area inoltre si trovano diversi Paesi che su Cuba non hanno opinioni compatibili con quella degli Usa, Messico in primis. E’ necessario, per gli Stati Uniti, evitare una crisi alle porte dei confini patri, ma anche una crisi all’interno del NAFTA (Accordo americano per il libero scambio, North American Free Trades Agreement), accordo che vede protagonisti USA, Canada e Messico. Accordo cruciale per tutta una serie di produzioni statunitensi, per cui gli Stati Uniti non possono permettersi una crisi diplomatica con il Messico; la questione di Cuba, se si passasse ad azioni concrete di guerra, mi fa pensare che porterebbe la situazione allo stremo”.

Allora, secondo lei, come si sta dipanando il groviglio dell’America Latina?

“Torniamo a quanto si disse su queste pagine circa la questione Venezuela. In quel caso, pur avendo vista confermata l’analisi, si peccò di prudenza. Infatti, se è risultato vero che non ci fu nessuna azione imperialistica di stampo tradizionale quanto piuttosto un’ibridazione fra l’attitudine aggressiva dell’imperialismo statunitense e la fattiva collaborazione di settori del regime bolivariano (che peraltro oggi, possiamo dirlo, stanno gettando la maschera a partire da Delcy Rodriguez), possiamo senz’altro dire anche che Maduro è stato in vittima in primis di un complotto di palazzo. Del resto, è di questi giorni la revoca del permesso di residenza in Venezuela di una figura chiave, Alex Saab, colombiano di nascita, conosciuto da tutti come il tesoriere di fiducia dell’ex presidente Nicolás Maduro, estradato negli USA, testimone chiave nel processo contro l’ex presidente che gli USA stanno costruendo”.  

Scusi professore, qual è il legame fra Cuba e la vicenda venezuelana?

“E’ chiaro che c’era un disegno, e che questo disegno prevedesse fin dall’inizio colpire Cuba tramite l’interruzione dell’approvvigionamento energetico venezuelano. Anche questo punto era stato posto nell’analisi precedente. Ma giunti fin qui, sorge la domanda: c’è una Delcy Rodriguez a Cuba? E’ questa la questione. Si scopre così una debolezza di Trump. Se per rovesciare un regime gli USA a comando trumpiano devono corrompere qualcuno interno allo stesso regime, vuol dire che, dopo svariati tentativi, questa è l’unica strada che resta”.

Ma gli ultimi incontri fra esponenti trumpiani e messicani, nonostante i toni duri della presidente  Claudia Sheinbaum per quanto riguarda le operazioni statunitensi contro il narcotraffico anche in territorio messicano, non potrebbero far venire il dubbio che si cerchi una sorta di aggiustamento in vista dell’attacco USA a Cuba?

“Più che “la fine di Cuba”,  forse l’oggetto potrebbe essere il venir meno di un appoggio chiave che, più che sull’energia, in cui il Messico è stato oltremodo prudente, è incentrato su alimenti e medicinali. Ma ritengo che il Messico abbia inalberato una bandiera che significa: “fino a qua  e non oltre”, ovvero “siamo disposti ad accettare l’escalation delle tensioni di fronte a casa nostra solo fino a questo livello. Del resto, non possiamo dimenticare il rapporto anche storico che lega il Messico a Cuba. Se spostiamo la questione sul piano militare, è necessario tenere conto di un punto ancora non ben chiaro”.

Cosa intende?

“Non sono un esperto, ma mi sembra che la figura che ha collezionato l’esercito statunitense in Iran non sia delle migliori. Lasciamo perdere il conto di chi ne ha prese o date di più. Piuttosto, è un punto interessante il fatto che, come molti esperti avvallano, gli statunitensi si sarebbero finiti le munizioni. Lucio Caracciolo parla esplicitamente, senza essere smentito, di “ammutinamento” della principale portaerei statunitense. Se questo è l’esercito americano, al netto delle armi temibili che ha, un’invasione di Cuba non la vedrei, in questa fase, come una passeggiata di salute. Se restiamo alle questioni strettamente militari, gli stessi ostaggi presunti piloti di aereo liberati in Iran, chi sono? Sono passati mesi e ancora non lo sappiamo. Gli analisti militari ancora una volta sono concordi nel dire che non sono mai esistiti, e quel giorno, invece, è stato fatto un tentativo di operazione via terra, dal momento che accanto c’è la città iraniana che ospita la struttura per l’arricchimento dell’uranio, e l’operazione sia fallita. Tirando le fila, visti i precedenti, dubito che l’amministrazione statunitense voglia aprire ancora un altro fronte, senza aver prima chiuso quello mediorientale.  Anche perché correrebbe il rischio di incappare in una crisi di egemonia”.

In che senso?

“Se dovunque mi muovo minaccio di fare fuoco e fiamme, poi vado alla negoziazione portando a casa un minimo vantaggio (calcisticamente parlando, dei pareggi), a un certo punto non faccio più paura a nessuno. Non credo che una grande potenza, tanto più una grande potenza come gli USA, possa permetterselo”.

In ogni caso, è notizia di questi giorni l’incriminazione di Raùl Castro da parte degli Stati Uniti, prendendo spunto dall’abbattimento da parte cubana di due aerei in cui morirono tre piloti statunitensi. In seguito, l’arrivo della portaerei americana Nimitz. Cosa ne pensa?

“Oramai, mi sembra chiaro che gli USA stiano provando a replicare il canovaccio messo in atto, con successo, in Venezuela. Quello che sembrerebbe più dubbio, proprio per la forte chiusura di Cuba a differenza del Venezuela, dove in definitiva al di là della retorica, le compagnie straniere facevano affari anche sotto l’amministrazione Biden rendendo più facile infiltrare i gangli dell’amministrazione, è quanto gli statunitensi siano appunto riusciti a “lavorare” in un contesto come Cuba, ovvero un contesto di conflitto palese con gli Stati Uniti da oltre sessant’anni. E’ chiaro a questo punto che affamare il Paese e metterlo in enormi difficoltà era il preambolo ad un’azione di questo tipo. Rimango però dubbioso sul successo di questo tentativo , per un motivo anche algebrico: chi voleva e doveva lasciare Cuba, visto la politica di passaporto facile in atto fino alla presidenza Obama, lo ha già fatto. Quindi non so quanti oppositori al sistema cubano siano rimasti sull’isola”.

foto: Di Kelisi da en.wikipedia.org, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10105115

Total
0
Condivisioni
Prec.
Lavoratori domestici, nel 2029 ne serviranno 2,2 milioni

Lavoratori domestici, nel 2029 ne serviranno 2,2 milioni

L'Italia invecchia, il fabbisogno deriva dalla struttura demografica nazionale

Succ.
Legambiente, ritorno alle Apuane

Legambiente, ritorno alle Apuane

In un convegno il punto a10 anni dagli Stati Generali di Pietrasanta

You May Also Like
Total
0
Condividi