Firenze – Da Firenze, nel corso di The State of the Union, l’evento organizzato annualmente dall’Istituto universitario europeo, oggi nella sua tappa a Palazzo Vecchio, giungono le parole sulla guerra russo-ucraina dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Joseph Borrell. Parte dalla pace, Borrell, per mettere in chiaro che l’unico piano di pace reale è quello di Volodomyr Zelensky. con buona pace della Cina, il cui piano viene liquidato come “una serie di desideri”. Anche se, dice Borrell, è necessarrio sottolineare che Pechino “ha un ruolo importante perché può avere la maggiore influenza su Mosca, e finora ha fornito armi alla Russia”. Anche la telefonata tra Xi e Zelensky è stata una “cosa positiva”.Ma, continua Borrell, il piano di pace di Zelensky non verrà accettato dai russi.
Non solo. L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza tira anche una zappata sulle speranze di tavoli diplomatici, affermando che “purtroppo non è il momento delle sessioni diplomatiche”. E dunque, la parola resta al sostegno militare, il che significa, in buona sostanza, per l’Ue e dunque l’Italia, continuare con i rifornimenti di armi all’Ucraina di Zelensky. Perché, spiega Borrell, “Nessuno vuole le armi, sono il primo a non volerle”, ma i vertici, nazionali ed europei, “devono mandare un messaggio: non abbiamo voluto questa guerra, non la stiamo cercando ma la guerra è una realtà e la dobbiamo affrontare”.
La guerra, in un certo senso, è comunque stata la causa che ha fatto emergere l’unità dell’Occidente. “Di fronte alla guerra in Ucraina, l’Occidente translantico, ha mostrato una rimarchevole unità – ha detto Borrell – e credo che uno degli errori di Putin sia stato quello di pensare che gli europei non sarebbero stati uniti a causa della dipendenza energetica per esempio, e che l’opinione pubblica europea si sarebbe stancata del sostegno agli ucraini e che Europa e Stati Uniti si sarebbero divisi sul peso da sostenere. Non è andata così”. Tra l’altro, continua Borrell, la sopravvivenza dell’Europa è legata alla sua capacità di essere unita, ma “dovremmo abbandonare il voto all’unanimità nella politica estera”. Sull’episodio del ritorno delle tensioni fra Francia – Italia, Borrell dice: “Serve unità per le sfide comuni”.
Dalla situazione di guerra è emersa anche un’altra conseguenza, ovvero l’esigenza per l’Europa, sempre secondo le parole dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, di rafforzare la propria industria della difesa e di produzione industriale, finora “adeguata al tempo di pace, non per quello di guerra”. I 500 milioni appena stanziati per l’aumento della produzione di munizioni? “Un buon segnale, ma non una svolta”.
Il sindaco di Firenze Dario Nardella mette l’accento, in apertura della seconda giornata della conferenza, sulla questione dei populismi e della loro crescita anche in Europa. Un segnale allarmante, che marca la distanza che sembra separare “l’Europa dai cittadini”, ma anche dalla visione europea nata proprio in Italia, “la visione di Monnet, Schumann, Spinelli, De Gasperi”. Fra le cause che possono aver provocato disaffezione e lontananza fra i popoli europei e l’ideale europeo, “non solo i veti dei governi nazionali, ma anche il peso degli apparati burocratici”. Occasione per uscire dal meccanismo che sta allontanando l’Europa dalla sua visione nativa, dice il sindaco, “ascoltare le voci delle città”, auspicandone anche un coinvolgimento nelle decisioni sui temi epocali del momento, dalla transizione ecologica all’energia, alle politiche economiche. Sempre per rafforzare il ruolo delle città “roccaforti di cultura e ideali eurpei”, Nardella lancia l’idea di mettere in atto una sorta di comitato, o segretariato, “all’interno del Parlamento europeo per discutere delle politiche urbane”, un organismo specifico sulle aree metropolitane, in grado di avere fondi direttamente a disposizione delle stsse, secondo “l’esempio virtuoso del Pon metro”.
Tra i saluti iniziali portati stamattina nel Salone dei 500, anche quello del presidente regionale Eugenio Giani, poco prima dell’intervento dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell. Giani ha spiegato che “è grazie ad un’iniziativa come questa, che si rinnova ormai da 13 anni, che la Toscana diventa protagonista rispetto ai processi di integrazione e coesione e verso il consolidamento di un’identità europea. La generazione Erasmus, soprattutto in questo drammatico anno segnato dalla guerra, ha colto più di altri il senso della costruzione di questa identità che è già tra noi e con noi, perché è l’Europa a indicare le norme che ispirano il nostro vivere. Toscana regione d’Europa – ha aggiunto – fortemente integrata nel processo di inclusione e coesione, anche sul piano degli investimenti, resi possibili grazie alle risorse cheprovengono dall’Europa stessa. Come ad esempio quelle del Pnrr, che per la Toscana ammontano a 6,6 miliardi di euro e che consentiranno a oltre 6100 progetti, certificati al 31 marzo scorso, di partire entro il 2023. O quelle dei fondi strutturali europei, altri 3,3 miliardi per i prossimi 6 anni. In tutto circa 10 mld per proseguire nel processo di sviluppo e modernizzazione di servizi e infrastrutture in tutti i settori: ambiente, trasporti e mobilità sostenibile, lavoro, istruzione e sanità”.