Teatro: la confessione dolce e malinconica di Daria e Antonio

Firenze – Finzione e realtà, apparenza e autenticità dei sentimenti che vengono da concrete, a volte dolorose quanto a volte esaltanti, esperienze di vita. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, il duo che da anni primeggia sulle scene italiane e francesi, ora anche spagnole, ha presentato “Sovrimpressioni” al  Materia Prima Festival, ideato dalla Compagnia Murmuris, una performance site specific per un numero limitato di spettatori, un testo e un’interpretazione che rappresenta il culmine del loro fortunato sodalizio artistico che, dopo questo spettacolo, si interromperà.

Nelle due repliche fiorentine il portato emotivo che accompagna questa decisione ha instillato un’eccezionale intensità al loro talento artistico grazie alla scelta del tema ispirato al film Ginger e Fred di Federico Fellini. Nel capolavoro del regista riminese Pippo e Amelia, due artisti conosciuti per la loro imitazione della coppia Ginger Rogers e Fred Astaire, vengono invitati dopo molti anni dal loro ritiro a esibirsi in un programma televisivo banale e volgare.

Più che la critica alla videocrazia, quello che interessa a Daria e Antonio sono i rapporti fra i due protagonisti, rapporti che il lavoro obbliga a tenere su un registro di profonda confidenza e di reciproca tolleranza, ma anche di sottesa conflittualità. Con il passare degli anni le due vite, che si sono sopportate e amate in nome dell’arte, si sono divaricate. Gradualmente prevalgono aspirazioni e rimpianti, le paure di un presente che si consume nell’attesa di un futuro ignoto e precario, i desideri inespressi.

Antonio-Fred-Marcello ha paura di invecchiare, di non essere un “bel vecchio” ammirato per saggezza ed eleganza, ma di vivere una situazione di declino, un  semivecchio arrovellato e irrealizzato. Per questo non si arrende, continua a provare i passi di danza, misura l’abilità di fare giri e piroette, acrobazie e gesti eleganti, a dispetto della casuale goffezza dei suoi movimenti.

Daria-Ginger-Giulietta al contrario avverte il crescente rifiuto di una vita basata sulla ripetizione di prestazioni che richiedono approvazione e consenso. E’ sempre più incline a una vita ritirata in se stessa, casalinga circondata da affetti prevedibili e costanti. Basta con trine e lustrini. E tuttavia, nel declinare di una esistenza ricca di eventi e di incontri, pensa alla foto della “preghiera di Greta Garbo”, ritiratasi dalle scene a 37 anni e vissuta fino a 84: una foto con le mani giunte che paiono implorare: “Fa’ che nella mia vita succeda ancora qualcosa”. Lei chiede aiuto all’alcol, lui al fisico che ancora (per quanto tempo?) lo sostiene, danzando al suono della vecchia canzone “Changing Partners“: I’llnever change partners again, io non cambierò mai più parter.

Alla straordinaria intensità di Sovrimpressioni ha contribuito a Firenze la scelta dello spazio teatrale: la Palazzina Reale della Stazione, con il suo fastoso ambiente anni 30 e la vetrata che dà sui binari con i treni in sosta. La scena è costruita su un lungo tavolo con i due attori seduti ai capi, separati dagli specchi nei quali riflette l’attività di due abili truccatrici (Cecilia Bertozzi e Chiara Boitani).

“Ti ricordi?”, con questa domanda Daria avvia il dialogo fra i due artisti che si preparano alla performance di tip-tap, domanda che lancia subito il tema della pièce, “perché è quella che pongono abitualmente i vecchi”. “Dove va Pippo finito il film?”, si chiede verso la fine. Cosa resta di quello che in coppia abbiamo fatto, delle lacrime e dei sorrisi, di un lavoro che ha significato non solo mestiere e talento, ma anche uno sforzo a comprendersi e a trovare a tutti i costi un’intesa per noi e per il pubblico?

“Abbiamo rubato il titolo alla splendida raccolta di poesie di Andrea Zanzotto – spiegano –  e al suo bisogno di sovrapporre artificio e natura, lingua madre e neologismi, rapporto con le cose e i lampi del pensiero. Tutto questo ci riguarda nel rapporto che da tempo stiamo intessendo tra biografia e finzione, tra le figure che rincorriamo per conoscerci meglio e il presente, lo sfondo storico che preme sulle nostre scelte, le confonde, le smentisce, le conferma”.

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