La chiamano già Palude Vittoria in onore della famose cascate africane situate lungo il corso dello Zambesi. Forse esagerano perché si tratta più di un enorme acquitrino, che sta lì da settimane. Nel cuore del cantiere del costruendo parcheggio sotterraneo.
Nato tra mille polemiche (di costo, di modalità, di inchieste a latere, di strategia e di logica ecc.), il fuoco delle critiche si è alimentato in questi ultimi giorni per i ritrovamenti di alcuni mosaici romani di un’antica Domus (in realtà di scarsa importanza dicono gli esperti della Sovrintendenza e dell’Ufficio diocesano Beni ecclesiastici) e appunto per questa enorme piscina non autorizzata e non balneabile a cielo aperto scaturita a mo’ di fontanazzo e lì rimasta tra la felicità di zanzare tigre e altre specie larvali.

Oggetto di una commissione consiliare che avrebbe dovuto far luce sulla possibile risoluzione dei problemi e della loro tempistica, in realtà la seduta non ha avuto l’effetto desiderato dalle opposizioni. la raffica di domande dei consiglieri d’opposizione (assenti l’assessore Mirko Tutino, decisamente più impegnato con la ripubblicizzazione dell’acqua e il dirigente Massimo Magnani) sono rimaste inevase. Non fosse per una battuta del capogruppo Pd Andrea Capelli che ha cercato di buttarla in ridere: “avremmo dovuto coprire tutto con un tendone e toglierlo ad opera finita”.
Fatto sta che la vasca d’acqua sotterranea è piena per oltre un metro e il cantiere, già in ritardo di mesi, prosegue a rilento perché comunque ci sono reperti storico-archeologici da salvaguardare per quel che è possibile. Ritardi che potrebbero avere ripercussioni sul project financing, il cui concessionario è Reggio Emilia Parcheggi, ossia la Final di Filippo Lodetti Alliata, esponendo il Comune di Reggio a dei contenziosi.