Spreco alimentare: strategie virtuose per aiutare chi manca di cibo e l’ambiente

Dopo la Giornata dell’Onu: un terzo della produzione viene buttata

Tre miliardi di persone che non hanno da magiare e che, se non si sprecasse un’incredibile quantità di cibo, invece si nutrirebbero. In un mondo in cui si muore di fame o si cresce segnati dalla scarsità di cibo in numero assai più numeroso di quanti, sul fronte opposto,  approfittano di un’ abbondanza distratta fino a sfociare nell’obesità. Tre miliardi di persone in gioco solo per incuria.

I calcoli sono dell’ Onu che dal 2014 ha istituito a livello internazionale una giornata l’anno contro lo spreco alimentare: il 5 febbraio, giunto in questo 2024, alla sua undicesima edizione. Il temaè uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030 che si propone di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030. Secondo l’ Onu viene sprecato in casa oltre un terzo della produzione alimentare: fatto 100 lo spreco lungo tutta la filiera agroalimentare,  il 60 o il 70% del totale si butta via nelle nostre cucine e senza che che ne rendiamo neanche conto. Se ognuno di noi, neanche eliminasse, ma solo dimezzasse ciò che getta via di ancora utilizzabile a livello domestico (in Italia il gettato vale oltre 7 miliardi di euro), il beneficio, calcola l’Onu, sarebbe individuale, collettivo,  economico e anche ambientale, generandosi assai meno Co2 nel consumare  che nell’eliminare cibo in discarica. 

Per fortuna nell’ultimo periodo qualcosa sta cambiando. Secondo l’indagine dell’Osservatorio Waste watcher international 2023, effettuata su un campione rappresentativo di 7.500 persone di otto paesi, lo spreco alimentare cala drasticamente ovunque rispetto all’anno precedente . Anche gli italiani stanno facendo passi avanti e riducono lo spreco domestico a 469 grammi a testa alla settimana, con un calo del 21% rispetto al 2022. In tempi di allarme per il climate change e suspence sul futuro della terra, la diminuzione di spreco di cibo va in sintonia con la crescita di una nuova e più diffusa sensibilità ambientale. E dove non può  il rispetto per l’ambiente, può il portafoglio sgonfio, diminuendo  la spesa alimentare anche per ragioni economiche.

Circolano a questo punto strategie e consigli anti spreco, c’è molto che si può fare dicono gli esperti. Ecco i principali comandamenti: non fare la spesa alla cieca senza un programma preciso ma preparare ogni lunedì un piano pasti settimanale, comunque fare in genere meglio la lista della spesa annotando non solo cosa manca ma anche le quantità necessarie; resistere impavidi alle tentacolari offerte del momento e a qualsiasi tentazione; non solo programmare gli acquisti ma rifuggire dalla maxi spesa, che così dici ho tutto in frigo e non mi devo più dare da fare, ma acquistare frequentemente e in piccole quantità i prodotti freschi e periodicamente solo quelli a lunga scadenza; organizzare frigorifero e dispensa, ricordandosi di guardare ogni tanto le scadenze e la tenuta dei prodotti; quanto al frigo, farne ruotare il contenuto in modo da trovarsi di fronte, all’apertura, i prodotti più vicini alla scadenza; usare la fantasia in cucina, combinando gli avanzi e i prodotti meno freschi in piatti salvacibo e ricordarsi le ricette del riuso delle nonne; usare gli avanzi per il pasto successivo o congelarli per pasti futuri.

In questa lodevole crociata anti spreco, visto che gli alimentari invecchiano in casa ma anche nei negozi, si è buttata anche la grande catena delle Coop italiane tra cui Unicoop Firenze.  “Buon fine”, questo il nome del progetto anti spreco già  lanciato nel 2004,  addirittura prima della dichiarazione Onu della giornata contro lo spreco alimentare: inizialmente per ragioni di risparmio aziendale, poi per solidarietà, crescendo  sempre di più il numero dei poveri, e infine, andando il pianeta sempre più in malora,  per coscienza ambientale, fino a saldare adesso tutte e tre le istanze.

In occasione del 5 febbraio 2024 , le Coop nazionali hannon fatto sapere di avere   recuperato e donato, nel 2023, 4.480 tonnellate di derrate alimentari in grado di trasformarsi in oltre 8 milioni e 960 mila pasti, del valore di più di 28 milioni e 725 mila euro. A beneficiarne sono state 843 associazioni di volontariato in tutta Italia. Non solo in questo modo si dà da mangiare a chi ne ha bisogno e non può procurarselo, ma si giova anche all’ambiente, abbassando l’inquinamento: senza  mandare in discarica  queste oltre 4 mila tonnellate di cibo che invece di rifiuti sono diventate pasti, si è evitata l’emissione di circa 9.260 tonnellate di Co2, pari a quelle emesse da circa mille auto che percorrono 30.000 chilometri l’anno. Inoltre, nel 2023, l’altro progetto, “Mangiami subito”,  ha permesso, negli 828 punti Coop a livello nazionale, la vendita di quasi 45 milioni di euro di prodotti in scadenza. 

Siccome i prodotti non più vendibili ma ancora idonei al consumo possono essere ceduti alle associazioni di volontariato e, quindi, distribuiti a persone in difficoltà , nel 2023, 83 associazioni onlus in Toscana hanno ricevuto donazioni da parte dei 72 punti vendita Unicoop Firenze, più  10 fra piattaforme di prodotti freschi e magazzini, per un totale di 409 mila chili  e 790 mila pezzi. Il progetto Buon fine ha varie articolazioni, tutte comunque ancorate, spiegano da Unicoop,  al principio che lo si porti avanti rispettando la legge sui cibi, la sicurezza e le scadenze, per cui si possono regalare al volontariato  o vendere in negozio scontati solo  i prodotti che siano  entro la data di scadenza togliendoli dagli scaffali qualche giorno prima per donarli alle onlus oppure lasciandoceli con il 50% di sconto per i clienti e i soci, sempre tenendo conto della scadenza.

Si possono donare confezioni non in scadenza ma con il contenitore ammaccato o anche sparito se è di carta. E siccome prodotti come la schiacciata o il pane  vanno tenuti in negozio un giorno solo, la sera, quanto rimane può venire consegnato ai volontari come se si trattasse del pane di casa che si mangia anche il giorno dopo. Ogni negozio e ogni territorio ha le sue convenzioni con un tipo o un altro di associazione solidale. L’impresa, spiega ancora Unicoop, funziona attraverso una rete solidale che coinvolge i dipendenti dei punti vendita, i quali organizzano e gestiscono tutte le fasi della donazione, e i soci Coop che, a titolo volontario, si occupano delle relazioni con enti pubblici e associazioni. Assieme a questi anche le amministrazioni locali che supervisionano l’intero il processo di donazione.
Gli sconti sugli scaffali, invece, vanno sotto il progetto “Mangiami subito” (ovvero guarda la scadenza e utilizzami prima) che nel 2023, in Toscana, è  stato accolto con particolare favore da famiglie logorate dal carovita e bisognose di fare una spesa parsimoniosa, consentendo in totale un  risparmio di 4,3 milioni.

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