Articolo del Professor Mario Bencivenni
Firenze – I pini domestici sono, per l’intero Paese, un bene culturale, ambientale e paesaggistico identitario.
Come intellettuale, studioso e cittadino italiano, torno a occuparmi della vergognosa mattanza nei confronti dei pini domestici che da tempo, e con rare eccezioni, viene effettuata in molte città italiane . Richiamo qui solo alcuni episodi di una lista molto più vasta: Firenze un filare di 52 pini abbattuto nell’aiuola spartitraffico di Viale Redi con discutibili motivazioni; Carrara, Salita di San Ceccardo 44 pini abbattuti e 10 in attesa di abbattimento; Imola, via Montanara , si abbattono 27 pini perché non compatibili con un progetto di riqualificazione della strada; Ravenna, Lido di Savio 42 pini; e proprio di questi giorni è l’abbattimento del filare di Pini di lato al mausoleo di Galla Placidia con loro sostituzione con ombrellone.
La cosa grave è che questa mattanza sta però assumendo i connotati di uno “speciecidio” .
Solo quattro mesi fa avevo denunciato l’annuncio della Giunta Capitolina di abbattere i 51.000 pini di Roma e la loro sostituzione con altre specie di alberature come rappresaglia nei confronti di qualche esemplare caduto nel corso di intensi temporali, una rappresaglia ingiustificabile e spropositata rispetto anche a quelle perpetrate dai nazi-fascisti contro la nostra Resistenza. Ed ecco che le cronache di questi giorni, dominate dagli elenchi sempre più lunghi delle città con temperature record che descrivono l’Italia come una vasta rete di isole di calore a scala urbana, riportano anche la notizia che il Comune di Scandicci ( Firenze), ha votato un ordine del giorno che autorizza in via preventiva la completa sostituzione di tutti gli oltre 1.300 pini presenti sul territorio comunale e la loro sostituzione con altre piante di alto fusto. Tutto perché negli ultimi due anni per motivi precauzionali si sono abbattuti circa 60 esemplari della specie. Tralasciando il fatto che non si dia spiegazione dei motivi precauzionali (senescenza, cattive condizioni causate da interventi in prossimità delle piante o mancata manutenzione ordinaria) la percentuale dei casi è solo del 4,6% del totale dei Pini presenti sul territorio comunale. Pertanto è agghiacciante che tutto questo porti a programmare e a giustificare la eliminazione di un patrimonio di alberature di questa consistenza.
Così per prevenire il rischio di danni alle persone e alle cose si programma l’eliminazione di tutti i Pini e la loro sostituzione con altre specie. Il provvedimento adottato documenta una ignoranza profonda anche delle più elementari nozioni di arboricultura in contesto urbano, cioè in materia di arte dei giardini e di orticultura. Un atto da additare come estremamente pericoloso perché eticamente è inaccettabile che un consiglio comunale democratico possa ispirare e autorizzare la strage di un’intera specie di alberature che formano un insieme di esseri vegetali viventi costituenti un bene comune di primaria importanza per la vivibilità dei suoi abitanti, umani, animali, vegetali. Fra le tante oscenità di questa deliberazione è che l’autorizzazione ad abbattere 1.300 alberature adulte non è corredata da nessuna valutazione di impatto ambientale dove sia calcolata la stima dei valori ornamentali ed ecosistemici che si perdono con le sostituzioni. Ed è altrettanto inaccettabile che un Consiglio comunale possa ignorare il valore dei pini domestici come beni culturali, paesaggistici e ambientali da sempre riconosciuto.
Come sembra lontano, ma forse proprio per questo da ricordare ai nostri smemorati amministratori, l’anno 1968 quando il Pino domestico venne eletto ”albero rappresentativo e simbolico del paesaggio italico” e un illustre botanico dell’Università di Roma ne evidenziò così i suoi pregi “singolare bellezza , estrosa eleganza e compostezza di linee”. A questa ignoranza se ne aggiunge un’altra, che accomuna ai pini anche le altre alberature del verde urbano: per sostituire i benefici ornamentali ed ecosistemici di una pianta adulta che si abbatte si dovrebbero piantare almeno 2000 (duemila ) piante giovani perché una regola elementare di arboricultura stabilisce che mettere a dimora una pianta adulta è contro natura.
Per tutti questi motivi credo che sia opportuno riaffermare con forza che i Pini in contesto urbano costituiscono un grande beneficio, mentre un serio pericolo è rappresentato piuttosto dagli amministratori comunali e dai loro interessati consulenti scientifici che gestiscono così il verde urbano.