Sinistra, nasce in Toscana “Scelta in Comune”

Cittadini e movimenti per un’alternativa al centrosinistra e alle destre

Firenze – Un nuovo soggetto politico? Lo dirà il tempo. Intanto, nasce ufficialmente in Toscana il coordinamento regionale “Scelta in Comune”, che si autodefinisce “un progetto collettivo che mette insieme liste di cittadinanza, esperienze civiche, movimenti sociali e forze politiche, e alternativo all’attuale assetto politico, dominato da centrodestra e centrosinistra”.

Così , dalla galassia della sinistra partecipata e movimentista, vicina alle associazioni e ai comitati, si sviluppa una forza che ha come obiettivo quello di ricucire il rapporto fra i bisogni collettivi e il potere, nel senso di dar voce e peso a quelle richieste che, secondo i fondatori, vengono sempre disattese da istituzioni lo cali che appaiono sempre più “distanti dalle persone e dai bisogni e asservite a logiche di potere e di mercato”. Punto di partenza, la cooperazione fra le tante esperienze municipali che vi aderiscono al fine di “ridare voce ai territori, per rilanciare un’idea, una politica fondata sulla partecipazione, sulla trasparenza e sull’autonomia dai grandi interessi economici, a partire dai conflitti e dalle urgenze che attraversano le nostre città”.

“Il percorso è iniziato il 7 settembre 2024 con un primo incontro pubblico a Empoli, dove diverse realtà attive in tanti comuni toscani, con esperienze sia di governo locale che di opposizione, hanno avviato un confronto aperto e costruttivo -ricorda in una nota il consigliere di Fpc Dmitrij Palagi – Oggi questo confronto e lavoro in rete si concretizza nella nascita formale di un coordinamento regionale che ha scelto un nome che ne esprime chiaramente l’orizzonte: “Scelta in Comune”.”. Un nome che “non è solo un richiamo al livello istituzionale da cui vogliamo ripartire, ma anche una pratica politica fondata sulla scelta condivisa, collettiva, radicata nei bisogni reali delle comunità, basata sul confronto e sulla partecipazione”.

Il punto, in soldoni, è il rifiuto di ‘derive maggioritarie bipartisan che costantemente provano a minare i fondamenti della nostra Costituzione” e quindi dell’idea di una politica “fatta per delega, calata dall’alto, chiusa nei palazzi. Mettiamo al centro della nostra azione la giustizia sociale e ambientale, la difesa dei beni comuni, la lotta alle disuguaglianze, il diritto al lavoro dignitoso, alla casa, alla salute, all’istruzione pubblica e alla pace”.

Sotto il profilo economico, sotto accusa il modello di sviluppo “che ha caratterizzato in tutti questi anni la Regione Toscana basato sulla speculazione e sulla privatizzazione: per questo contrastiamo con determinazione le grandi opere inutili e dannose, i progetti di militarizzazione sempre più forte del nostro territorio dalla nuova base nel parco di San Rossore al comando NATO a Firenze, che alimentano una economia di guerra che sottrae risorse vitali a scuola, lavoro, sanità, welfare, transizione ecologica”.

Un grande pilastro del progetto è la difesa della gestione pubblica dei servizi locali, “contro i processi di accentramento e privatizzazione come quello portato avanti con la Multiutility. Crediamo in una sanità davvero pubblica e universale, nel diritto all’abitare garantito, in istituzioni vicine, trasparenti e partecipate”.

Nella nota, anche la prima posizione politica del progetto “Scelta in Comune”, ovvero la partecipazione ai referendum dell’8-9 giugno, quattro quesiti sul lavoro e uno sulla cittadinanza. Lanciato dalla CGIL, ritenuto anche da una parte del PD fuori dai tempi, viene sostenuto con convinzione da Scelta in Comune.

” I cinque quesiti referendari rappresentano una battaglia importante per tutti e tutte noi: contro l’abuso dei contratti a termine, contro il lavoro precario nella pubblica amministrazione, per il reintegro nei casi di licenziamento illegittimo e per la piena responsabilità delle aziende appaltatrici in caso di infortuni sul lavoro, per l’abrogazione della norma che rende la cittadinanza italiana un diritto sempre più difficile da ottenere, soprattutto per chi nasce o cresce nel nostro Paese, negando pari dignità e inclusione a migliaia di giovani”. L’invito è alla partecipazione con il voto di cinque Sì.

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