Firenze – Sede Rai a Firenze, la sorte sembra decisa. E la sorte è quella che la accomuna a tanti pezzi di patrimonio pubblico: la vendita. Un meccanismo che riguarda tutto il patrimonio immobiliare della Rai, che verrà investito da un’ondata di vendite, ristrutturazioni nonché bonifiche e messe in scurezza dello storico centro di via Mazzini, a Roma, ma anche di Milano, e di buona parte delle sedi regionali. E’ in questo ambito che cade la vendita della sede fiorentina. Per capire la situazione è necessario partire dall’incontro che si è tenuto il giorno 2 febbraio sullo stato di avanzamento del Piano Immobiliare RAI, fra una delegazione aziendale, guidata dal Direttore Generale, e tutte le OO.SS. con le rispettive delegazioni, nel corso del quale l’Azienda ha riconfermato la volontà di proseguire nell’applicazione integrale del Piano Industriale, basato sui due piastri del Piano Immobiliare e del Piano Industriale e produttivo, con l’obiettivo di assicurare sostenibilità, efficienza, e la definitiva transizione di RAI verso una moderna Media Company.
In tutto questo, la sede fiorentina, con le altre sedi per cui è stata prevista la vendita (Venezia e Genova), sembra giocare un ruolo di mera commercializzazione, per ricavarne i denari per procedere nella ristrutturazione, vendite e costruzione dei nuclei storici di Roma e Milano. Nello specifico per Firenze , l’Azienda ha confermato di aver individuato, con l’ausilio delle istituzioni locali, una sede nei pressi dell’Aeroporto cittadino: sta ora valutando la fattibilità tecnica dell’operazione con RAIWAY, in considerazione dei rischi di sovrapposizione fra il segnale radiotelevisivo e quello aereo.
Se questo è il verdetto, che segue un piano peraltro contestato dall’SLC-CGIL, c’è ancora tuttavia molto da dire, come dimostra la posizione riassunta in una nota del CdR della TGR Toscana (subito appoggiato da una nota dell’AST) che esprime forti perplessità sulla decisione. “Pur comprendendo l’esigenza di razionalizzare gli spazi e ridurre i costi di gestione e manutenzione – si legge nella nota – ci domandiamo perché non sia stata considerata l’ipotesi di una ristrutturazione parziale dello stabile attuale, che consentirebbe di locare a terzi le porzioni eccedenti. Risulta inoltre incomprensibile la strategia d’investimento: l’azienda ha recentemente impegnato ingenti risorse per dotare la sede di una regia TV di ultima generazione e, a breve, verranno inaugurate le nuove regie radiofoniche. I pochi anni di utilizzo previsti non appaiono minimamente sufficienti ad ammortizzare gli investimenti sostenuti”.
Infine, il CdR ricorda che “l’attuale sede rappresenta un patrimonio di inestimabile valore storico per la radiofonia italiana e per l’architettura del Novecento, portando la firma dell’architetto Italo Gamberini. Non è un caso che, durante le recenti “Giornate FAI d’Autunno”, la sede abbia registrato centinaia di visitatori. È amaro constatare come l’azienda intenda disfarsi di un immobile che ha segnato la storia della Rai — si pensi alla prestigiosa tradizione dei radiodrammi — trattandolo come un semplice cespite immobiliare piuttosto che come un presidio culturale”.
Ma la questione cala anche in un clima che in questo momento, a Firenze, non è decisamente favorevole. “Si profila l’ennesima speculazione che va assolutamente boccata – si legge in un brevissimo comunicato dell‘Associazione Salviamo Firenze, che riunisce centinaia di cittadini contro le operazioni di alienazione e sfruttamento immobiliare che stanno desertificando la città – l’aggravante è che questa operazione sta procedendo con la collaborazione delle istituzioni locali”. Il riferimento è alle parole con cui l’azienda ha comunicato al sindacato che la sede in cui trasferire il personale e le attrezzature della Rai fiorentina è reperito con la collaborazione delle istituzioni locali.
Anche la presa di posizione dell’Associazione Stampa Toscana in favore del CdR RAI tocca il punto: “La sede Rai della Toscana rappresenta un punto fermo per l’informazione del servizio pubblico, ma anche un riferimento ben riconoscibile per i cittadini toscani. Trasferirla in altro luogo, come viene affermato, nella zona dell’aeroporto di Peretola, rappresenterebbe un problema anche per il lavoro dei cronisti e, probabilmente, uno spreco di risorse – si legge – Apprezzabile, invece, il suggerimento del Cdr di destinare a una locazione appropriata gli spazi ritenuti eccedenti. Che potrebbero ospitare, per esempio, e naturalmente a prezzi convenuti, organismi di categoria e altre strutture che hanno a che fare con il mondo dell’informazione della comunicazione e della formazione. Evitando che una sede così di pregio possa diventare l’ennesima speculazione immobiliare a Firenze”.